ANCORA UNA PICCOLA LUCE
≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
lunedì 26 gennaio 2026
CAINO E ABELE (Margherita Guidacci)
Dedicata a tutte le vittime di ogni tempo nel mondo
Per colpa tua la terra sarà maledetta, per colpa tua i fiumi
si inaridiranno, sarà corrotta ogni zolla
ed i campi di grano diventeranno campi di ossa.
Come la notte, su cui modelli i tuoi passi furtivi,
tu cammini nel mondo, ma il tuo marchio è di fuoco
e la tenebra non può cancellarlo.
Contro di te grida il sangue di Abele, il sangue di tutti gli uccisi.
- Margherita Guidacci
lunedì 19 gennaio 2026
CALICANTUS
Lode a te
calicantus
figlio del nuovo sole
che profumi l’aria
vagheggiando il risveglio
di una gioia
nel lungo inverno
assopita
lunedì 12 gennaio 2026
LA REGINA DELLE NEVI
La regina delle nevi stava sonnecchiando nella sua candida stanza da letto quando fu svegliata all’improvviso da un rumore che non aveva mai sentito e che era molto sgradevole.
Si alzò dal suo letto di morbida
neve e si affacciò alla finestra che dava sul mondo là fuori.
Il suo castello si ergeva
splendido sulla vetta più alta delle montagne immacolate e da lì,
scendendo con lo sguardo lungo boschi, prati e abissi vari, poteva osservare
quanto succedeva nel suo regno.
Indossò il suo soffice
mantello e uscì sulla terrazza per vedere meglio.
Il rumore antipatico non
c’era più e là sotto sembrava tutto tranquillo pertanto si girò per tornare
nella sua stanza. Era ancora notte e i
villaggi erano avvolti nel sonno. All’improvviso però il rumore si rifece sentire
ed ella tornò sui suoi passi guardando con attenzione verso la valle. Si
accorse che le finestre si stavano illuminando e in mezzo ad un villaggio si
stava alzando un’orribile nuvola di fumo nero. La nuvola si espandeva
velocemente e in essa apparve un’orribile visione: il re del male stava
sovrastando il villaggio e il suo sguardo era rivolto verso l’altissimo
castello della regina delle nevi. Subito ella avvertì le sue ancelle e i suoi
fedeli sorveglianti che si prepararono per difenderla da un eventuale pericolo.
Ma quello che più la
preoccupava era la situazione degli abitanti del suo regno e cioè fate,
gnomi, folletti e qualche umano.
Il re del male, avvolto
nel suo nero mantello, iniziò l’ascesa verso il castello immacolato con evidenti intenzioni poco benevole. Egli era invidioso perché nel regno
della regina delle nevi regnava pace, gioia e serenità in quanto ella amava il
suo popolo ed era attenta affinché la loro vita scorresse in armonia.
Mentre il mostro saliva,
le guardie della regina iniziarono a far sciogliere la neve dalle montagne più
vicine e una moltitudine di valanghe si abbatté su quell'essere orribile che però
resistette e continuò la salita verso il castello.
Le guardie allora
iniziarono a suonare i loro corni e così tutti i villaggi vicini e lontani
furono svegliati dal suono che significava un pericolo imminente.
Quella creatura spaventosa continuava intanto ad inerpicarsi usando le sue manacce dalle dita con unghie
affilatissime che artigliavano le pareti ghiacciate durante il suo assalto.
Nella valle ormai tutti
si erano destati e si riversavano per le strade impauriti.
Ma ecco che nel suo
arrampicarsi il mostro cattivo cercò di ficcare le sue unghie taglienti su una
roccia senza però riuscire a scalfirla. Scivolò così rovinosamente vicino ad
una grotta dalla quale, all’improvviso, uscì un’enorme creatura con gli occhi ancora
assonnati, ma curiosa di sapere chi attentava alla sua abitazione. Era il
grande orso bianco custode dei territori della regina delle nevi.
Rendendosi conto
immediatamente del pericolo che incombeva sulla sua protetta, il mastodontico
orso spalancò le fauci emettendo un forte grido. Un vento fortissimo unito ad
una tempesta di ghiaccio si levò immediatamente facendo indietreggiare il re
del male che cadde in un vicino dirupo. La tempesta di neve e ghiaccio
imperversava finché l’orribile mostro ne fu completamente sommerso.
L’orso bianco rientrò
nella sua grotta soddisfatto di quanto aveva fatto per la sua regina.
Mentre la quiete si stava
lentamente diffondendo, le fatine volarono vicino alla grotta dell’orso bianco
per osservare quanto accaduto. La tempesta che aveva sommerso il cattivo re aveva
formato un cumulo di neve e ghiaccio. Dopo essersi consultate vicendevolmente
le fatine fecero roteare le loro bacchette magiche e trasformarono quella massa
in una roccia inamovibile.
Quella sera la regina
invitò tutti gli abitanti del regno, compreso l'orso bianco, nella sua
bellissima e magnifica reggia dove diede una grande festa al fine di mostrare
loro riconoscenza per l’aiuto ricevuto e la pace ritrovata.
La regina delle nevi era
davvero felice per l’esito positivo di ciò che l’aveva tanto spaventata e, nei
giorni successivi, riprese a ricamare i suoi magnifici fiocchi di neve.
G.G.
martedì 6 gennaio 2026
IL CROCIFISSO
Oltre 30 anni fa Natalia Ginzburg, ebrea atea, scrisse per L’Unità un articolo sul crocefisso che merita, oggi, di essere riletto.
“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.
Tace.
È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo.
Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte.
Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini. Gesù Cristo ha portato la croce.
A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una
grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo
cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce
nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo
essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro
pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole
già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della
rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della
storia del mondo”.
Pubblicato su L’Unità
del 22 marzo 1988
(From X)
giovedì 1 gennaio 2026
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