≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
martedì 30 dicembre 2025
martedì 23 dicembre 2025
NATALE ASSIEME
Tutti voi che mancate
allo scorrere della vita
ecco che ritornate
per rivivere ancora
nelle stanze vestite a festa
indissolubili momenti
nel giorno più amato
del Tempo
il Natale
Giovanna Giordani
lunedì 22 dicembre 2025
Pensieri di fine anno, di Renzo Montagnoli
Pensieri di fine
anno
Siamo quasi alla fine dell'anno e, almeno per me, è
tempo di riflessioni, non tanto su ciò che è stato, ma su quello che è (il che
non implica che sia diverso da ieri o da domani). Non intendo fermare il tempo,
voglio solo esprimere alcuni pensieri che ritengo utili senz'altro per me e
forse per qualcun altro.
Il Natale si sta approssimando e ricordo che una
volta, quando ero bambino, e pertanto parecchi anni fa, la maestra diceva che
per festeggiare la ricorrenza della nascita di Gesù dovevamo essere più buoni.
Non era una raccomandazione sbagliata, quello che era errato era il
destinatario, perché un bambino, nella sua innocenza, per essere definito
cattivo dovrebbe nascere con qualche anomalia. La bontà, invece, dovrebbe
essere richiesta ad alta voce a molti adulti, gente che si comporta veramente
male, rubando, uccidendo, vessando, compiendo stragi. Da che mondo è mondo la
guerra è sempre esistita e ha sempre rappresentato un mezzo, il più consueto, o
per riaffermare la propria potenza, o per accrescerla. Se è in buona parte vero
che l'Europa aveva conosciuto dal 1945 il più lungo periodo pace della sua
tormentata storia, è altrettanto vero che non è mancato giorno in cui qualche
paese di altri continenti fosse in guerra. Questa abitudine a una vita di non
guerra ha reso più sentito il conflitto fra Russia e Ucraina iniziato il 24
febbraio 2022 e purtroppo ancora in corso, con tutto il suo corollario di
morti, di feriti, di distruzioni. Personalmente se ritengo che l'Ucraina invasa
abbia bisogno del nostro sostegno, non posso che addolorarmi – e non sono parole
di circostanza – per i caduti di entrambe le parti e per le sofferenze
quotidiane dei bombardamenti russi sulle città ucraine. Se da vivi sono diversi
i soldati russi da quelli ucraini, da morti sono uguali, sono vittime con tutte
le conseguenze di dolore dei loro congiunti e in questo senso credo che, al di
là delle ragioni, si debba avere compassione nei confronti di chi combattendo è
caduto, oppure di chi da comune cittadino ha perso la vita in un bombardamento.
Questo atteggiamento dovrebbe essere innato, ma invece non lo è. Occorre andare
sui blog di facebook per capire quanta gente abbia sullo stomaco pelo e
contropelo, quanta gente gioisca per la morte degli altri, quanti di noi non
siano esseri umani, ma bestie, alimentati in questo furore ossessivo da notizie
spesso fasulle create appositamente per esacerbare gli animi da opinionisti o
giornalisti disposti a sostenere per motivi ideologici gli invasori, oppure per
supportarli dietro congruo compenso. Si tratta della famosa guerra ibrida di
cui tanto si parla e che serve a disorientare un popolo per renderlo
inconsapevolmente complice. Peraltro, il problema è insito nella democrazia,
perché laddove vige una dittatura il controllo sulle opinioni è totale e
pressoché niente riesce a passare al vaglio della censura. La democrazia invece
è per la libertà di pensiero, così che anche chi aizza la gente può permettersi
di farlo, e guai a minacciare restrizioni, perché tanti insorgono, dimenticando
che nella dittatura manco avrebbero potuto alzar la testa. E' necessario
intervenire alla svelta per limitare questi comportamenti, perché la libertà è
sacra, ma, come si suol dire, la mia finisce dove comincia la tua e tu non devi
fomentare discordia.
Passo ad altro argomento.
La situazione economica, così dichiarata florida
dall'attuale governo, in realtà è pessima. I redditi fissi sono fermi da anni,
erosi da una patrimoniale iniqua, l'inflazione. I numeri dei poveri è in
aumento, l'incremento produttivo è irrisorio, la tassazione, nonostante tutti i
proclami, è in aumento, come anche l'evasione. Se il sud continua a essere
arretrato, il nord piano piano sta facendo la stessa fine. L'assistenza
sanitaria è un altro enorme problema, con poco personale e pagato non il
giusto, con i pazienti che necessitando di esami e visite specialistiche vedono
fissati appuntamenti da lì a più di un anno, con la sanità privata privilegiata
rispetto a quella pubblica. Avevo sperato, nonostante tutto, che il governo
Meloni avrebbe fatto qualcosa e invece ha fatto ancor meno degli altri governi
che lo hanno preceduto. È evidente che di questo passo a breve passeremo da
potenza economica a impotenza economica.
Da ultimo, il Natale in origine era una festa
religiosa, poi piano piano si è trasformato nel Festival del consumismo, con i
tipici prodotti natalizi già in offerta nei negozi a partire dagli inizi di
novembre e in alcuni casi a metà ottobre. E così si moltiplicheranno gli
sprechi, mentre nei paesi dove c'è gente che sopravvive a stento non resterà,
come sempre, che la fede, la speranza di una giustizia divina che l'uomo
moderno, tecnicizzato, ipernutrito e consumatore irregimentato offende ogni
giorno.
di Renzo Montagnoli
sabato 20 dicembre 2025
FANTASIA
Vola vola fantasia
prendimi per mano
e andiamo via
nel mondo dell’armonia
Via da questo pianeta
invaso da uomini-mostri
ipocriti e senza cuore
Voliamo via fantasia
nel mondo mite
della bellezza
e così sia
G.G.
martedì 16 dicembre 2025
STELLA CADENTE
Stella cadente
ignoto è il tuo approdo
ma nella tua corsa li vedi
gli umani desideri
affidati alla tua scia luminosa?
Non lasciare che svaniscano
nell’oscurità del cielo
e portali con te
al riparo nei tuoi bagliori
affinché non si offuschi
lo splendore
della speranza
G.G.
sabato 13 dicembre 2025
CHI OSA SFIDARE? ( Erik Kästner )
A tutti i "piccoli fiori"
CHI OSA SFIDARE
IL RIMBOMBARE DEL TRENO?
I PICCOLI FIORI
CRESCIUTI FRA LE ROTAIE
- Erik Kästner
-
domenica 7 dicembre 2025
sabato 29 novembre 2025
lunedì 24 novembre 2025
UCRAINA e altro
"Io non sono pacifista, io sono contro la guerra" . Gino Strada, fondatore di Emergency.
Perché la guerra?
Diventeremo prima o poi tutti
un po’ di terra
Perché la guerra?
I potenti spargano sulla terra
semi di giustizia e fratellanza
e non di guerra
Tutti diventeremo terra
anche coloro
che si credono i padroni del mondo
anche gli imperatori
È inutile la guerra
Sull’uomo vincerà sempre
e solo
la terra.
G.G.
domenica 23 novembre 2025
L'ASPETTAVA
L’aspettava. Inconsciamente. La sua comparsa, lo sapeva da
sempre, era come un balsamo. Un balsamo gratuito e ineguagliabile, per le
ferite dell’anima.
La vita, si sa, è sempre un’attesa. L’attesa di cosa? Della
felicità, naturalmente.
Mentre camminava, si alzò un forte vento che le schiaffeggiò
il viso. Si riparò avvolgendo la sciarpa fino a coprire ben bene anche il capo.
- Come una Madonna - disse sorridendo fra sé. Poi continuò, accelerando il
passo.
Quante volte aveva compiuto quel gesto nella sua vita.
Proteggersi dal vento che le schiaffeggiava il viso. E com’era riconoscente
allo stesso quando smetteva il suo turbinare lasciandola continuare il suo
cammino senza ostacoli tangibili. Così continuava speranzosa la sua vita. Sì,
perché lei era un’ottimista. E si ripeteva sempre che la vita è un bel mistero
che vale la pena di vivere, nonostante tutto.
Il Natale era alle porte con tutto il suo carico di sacro e
profano e le giornate ne erano ineluttabilmente impregnate.
L’aspettava. Sarebbe giunta come una musica dalle note
carezzevoli che dolcemente avrebbero invaso la mente raggiungendo velocemente
il cuore, sempre assetato di bellezza. Il Natale era il periodo preferito per
il suo arrivo.
Il vento si stava allontanando e lei sollevò il viso verso
il cielo. Proprio in quel momento sentì che si stava avvicinando, ne intuì il
passo leggero, e intravide la trasparenza del suo mantello. Quanta gioia!
Assaporò i suoi baci delicati sul viso e si fermò in un muto ringraziamento per
i suoi abbracci leggeri. Giunse davanti alla porta di casa, ma la nuova
arrivata non volle entrare. - Non andrò lontano – sussurrò – se entrassi
morirei, il mio posto è all’aperto, qui fuori, dove i nostri occhi s’incontreranno
e parleranno per noi -.
Era dunque lì, vicina, sempre fedele e splendida. Si
scambiarono sguardi colmi di complicità.
Le separava un vetro sottile, ma nulla ostacolava il loro
felice muto dialogare. A lei poteva aprire il cuore, si sentiva compresa.
L’ascoltò, lasciando che calamitasse il suo sguardo rapito, come in un’estasi.
Tutto questo avrebbe avuto breve durata, lo sapeva. Ma nessuno, ne era sicura,
avrebbe saputo donarle quei momenti idilliaci, unici, carichi di lieto
turbamento e di magia dove passato e presente si eclissavano in favore del
misterioso fascino carico di pace che giungeva da chissà quali lontananze, portato con ineguagliabile leggerezza da quella meravigliosa... neve.
venerdì 21 novembre 2025
PICCOLA FIABA NEL BOSCO D’INVERNO
Quella notte la quiete nel bosco era grande più che mai. La neve copriva tutto con il suo manto luccicante ai raggi della luna. Dai comignoli delle casette degli elfi e delle fate uscivano sottili fili di fumo e le piccole finestre luminose punteggiavano il paesaggio come minuscole lampade.
All’improvviso però l’incanto venne
interrotto da un piagnucolio proveniente dai confini del bosco.
Il primo ad uscire di casa fu elfo
Giacomino (detto anche orecchiofino, proprio perché sentiva i rumori più
lontani). Cercò di capire da dove provenisse quello strano lamento e
s’incamminò per il sentiero a lui noto. Man mano che Giacomino procedeva il pianto
si faceva più forte e così Giacomino cominciò a correre verso quella voce per
capire di chi potesse essere.
Fu così che a un certo punto, sotto un
abete bianco, vide una sagoma raggomitolata su sé stessa. L’elfo si avvicinò e
poté constatare che si trattava di un piccolo bimbo che tremava di freddo e di
paura. Immediatamente Giacomino se lo prese fra le braccia e s’incamminò in
fretta verso la sua capannina. In poco tempo la raggiunse e, accolto dalle
premure della sua compagna Felicita, una fata assai carina, portò subito il
piccolo in un lettino che tenevano sempre a disposizione per eventuali ospiti.
Gli chiesero qual era il suo nome e il
bimbo rispose che si chiamava Amin e che si era perso mentre fuggiva con la
mamma da uomini che volevano fare loro del male.
-
Allora
bisognerà andare in cerca della tua mamma – disse Felicita, - vero Giacomino? –
L’elfo Giacomino non se lo fece ripetere
due volte e cominciò a radunare altri elfi suoi amici invitandoli ad andare con
lui a cercare la mamma di Amin.
Tutti acconsentirono subito (loro hanno un
animo buono e generoso) e tornarono nelle loro casette per equipaggiarsi per
bene contro il freddo pungente.
Erano proprio in tanti, e camminavano in
file ordinate lungo i sentieri che conducevano fuori dal bosco.
Giunti sulla strada asfaltata videro in
lontananza delle nubi salire dalla terra assieme a dei bagliori e tuoni poco
rassicuranti.
Si fermarono e si consultarono sul da
farsi. Mentre ognuno suggeriva i propri consigli videro giungere nella loro
direzione una donna che sembrava fuggire disperata da quel luogo così cupo.
Man mano che ella si avvicinava quegli
abitanti del bosco la udirono invocare a gran voce il nome di Amin.
-
È
la sua mamma – disse Giacomino - dobbiamo condurla dal suo bambino.
Tutti gli elfi si avvicinarono dunque alla
donna e la invitarono a seguirli dopo averle raccontato del ritrovamento del
bambino. Lei accolse subito il loro invito e li seguì colma di speranza.
Quando il piccolo Amin vide la sua mamma
entrare nella casetta di Giacomino le corse incontro e, abbracciatala,
cominciarono ambedue a piangere di gioia .
Fata Felicita iniziò a cucinare dei
manicaretti che solo lei sapeva fare e così tutti furono rifocillati e
riscaldati nell’accogliente capanna. Fuori la neve iniziò a scendere con la sua
consueta grazia, accompagnata dal suono dolce di una musica lontana.
Il bosco ritrovò così la sua quiete
assieme ai suoi fantastici abitanti felici di aver dato riparo a chi ne aveva
avuto bisogno.
Ma proprio quella sera gli elfi dovevano
andare ad un raduno molto importante dal loro amico Babbo Natale poiché, come
tutti gli anni, lo aiutavano a preparare i doni da consegnare ai bambini nel
mondo. Gli raccontarono così del piccolo Amin e Babbo Natale li lodò per la
loro buona azione. Subito il nonno più famoso del mondo preparò un bellissimo
regalo per Amin e tutti assieme si recarono alla capanna di Giacomino. A questo
punto è inutile dire che quella notte sopra la capanna di Giacomino e Felicita
brillava la stella della felicità.
Giovanna Giordani
venerdì 7 novembre 2025
IL MALE (Arthur Rimbaud)
Poesia sempre attuale...PURTROPPO!
IL MALE
(Le mal)
Mentre gli scaracchi rossi della mitraglia
sibilano tutto il giorno nell’infinito del cielo blu;
quando scarlatti o verdi, accanto al Re che l’irride,
i battaglioni crollano in massa sotto il fuoco;
mentre una follia spaventosa, maciulla
e fa di centomila uomini una catasta fumante;
- Poveri morti! In estate, nell’erba, nella tua gioia,
natura! tu che santa creasti questi uomini!… -
- C’è un Dio, che ride ai corporali damascati
degli altari, all’incenso, ai grandi calici d’oro;
che nel cullare degli osanna s’addormenta,
e si risveglia, quando le madri, raccolte
nell’angoscia, e gementi sotto le vecchie cuffie nere,
gli offrono un soldone legato nei loro fazzoletti!
- Arthur Rimbaud -
domenica 2 novembre 2025
TORNA NOVEMBRE
Un sole dolce
accarezza gli alberi seminudi
e colora le foglie
volteggianti
all’estro del vento
Dall’onda del tempo
sopraggiunge un silenzio
di nebbia
avvolgente di pace
Nella bruma
tremano lumini
a ricordare la luce
Giovanna Giordani
giovedì 16 ottobre 2025
OTTOBRE ANCORA
Ottobre
c’incantano i tuoi colori
d’ambra e rubini
splendenti al sole
come gioielli.
Così la tua mite bellezza
addolcisce la malinconia
della danza arrendevole
delle foglie
sazie di aver vissuto
in pienezza
la vita.
G.G.
sabato 11 ottobre 2025
IL FUMO
Dalla finestra aperta sulla via
accanto alla mia malinconia
notai il fumo che usciva dal camino
di una casetta proprio lì vicino
ondeggiando vaporoso con malìa
rapì quel fumo la tristezza mia
e nel cuore nasceva pian pianino
l'estasi come quella di un bambino
Una pace mi prese nel mirare
il librarsi nell'aria di quel velo
fuggito dal camin del focolare
E mentr'esso svaniva su nel cielo
lo inseguivo smettendo di pensare
come all'azzurro guarda l'asfodelo
G.G.
mercoledì 24 settembre 2025
SETTEMBRE (Maria Carmen Lama)
Qui fioriscono ancora le rose di montagna
in questi
giorni velati di languore
quando senti la
dolcezza delle sere
avvolgerti in
un silenzio pallido
e neppure ti
accorgi come splende
il sole dell'anima
- e non avverti
il riverbero
azzurro dei tuoi stessi pensieri
Ma tutto si
racchiude come in bozzolo
tutto non trova
spazio per espandersi
e resti in
abbandono come in sogno
volgi attorno
gli sguardi rivolgi l'attenzione
alle minute
cose ai minimi dettagli
e cogli
solamente lunghe attese
non sai di che
- di chi - cogli un'assenza
Del tuo severo
vivere ormai hai perso il senso
non altro c'è
che il sapore dolceamaro
di nostalgie e
di malinconie
lungo gli
argini oscuri del silenzio
Perse le tue
certezze non comprendi
non sai più
interpretare
il volo sbieco
stento di due aironi
il peso che
toglie loro agilità
Spento il
vigore antico risale in primo piano
emerge in
chiaroscuro - si svela - si ri_vela
la spossatezza
endemica dell'anima
e non sai dove
e quando
né come né
perché
siano caduti
tutti i sogni arguti -
- Maria Carmen Lama -
Moggio in
Valsassina, 7 settembre 2025
giovedì 18 settembre 2025
- Caffè del progresso - Trilussa (Carlo Alberto Salustri)
Probabilmente in certi "luoghi" del mondo esiste ancora
Er Caffè del Progresso
è una bottega bassa, così scura
ch'ogni avventore è l'ombra de se stesso.
Nessuno fiata. Tutti hanno paura
de di' un pensiero che nun è permesso.
Perfino la specchiera,
tutt'ammuffìta da l'ummidità,
è diventata nera
e nun rispecchia più la verità.
Io stesso, quanno provo
de guardamme ner vetro,
me cerco e nun me trovo...
Com'è amaro l'espresso
ar Caffè der Progresso!
sabato 6 settembre 2025
sabato 16 agosto 2025
PER TUTTI COLORO CHE HANNO DATO LA VITA PER LA LIBERTÀ
When you go home, tell them of us, and say: For your
tomorrows, these gave their today. They shall not grow old, as we that are left
grow old. Age shall not weary them, nor the years condemn. At the going down of
the sun, and in the morning We will remember them. Slava heroyam!
Lingua
originale: inglese. Traduzione :
Quando torni
a casa, racconta loro di noi e di': Per i tuoi domani, questi hanno dato il
loro oggi. Non invecchieranno come invecchieremo noi che siamo rimasti. L'età
non li stancherà, né gli anni li condanneranno. Al tramonto del sole e al
mattino Li ricorderemo.
Gloria agli eroi!
Mark
Dickinson from X
sabato 9 agosto 2025
PREGHIERA SOTTO LE MACERIE (Fiorella Giovannelli)
In questo tempo difficile in cui la crudeltà della guerra porta immane dolore all'umanità, propongo questa significativa e sofferta poesia della poetessa Fiorella Giovannelli
Non chiedo miracoli,
Signore
del cielo vuoto
Non
voglio angeli armati
Né paradisi
promessi ai vili.
Ti
parlo da qui,
tra
polvere e vetri spezzati, con il cuore
in
frantumi e il corpo che stringe ciò che
resta
di mio figlio.
Guarda,
se osi, il giocattolo bruciato
ancora nella
sua mano.
Guarda
la mia casa,
non è
più una casa:
è una
bocca spalancata
che
urla senza suono.
Chi ha
il diritto di vivere?
Chi ha
deciso che i miei occhi
valevano
meno di altri?
Dov’è
il mondo che predica pace
e vende
armi nel silenzio?
Io non
perdono
Non ancora
Ma
prego.
Prego
per i miei morti,
per i
tuoi,
per chi
ha smesso di sentirsi
umano.
Prego
perché un giorno
nessuna
madre debba più
riconoscere
suo figlio
dai frammenti.
Non ho
altro che questa voce
una coperta
di polvere e la voce,
se la
ascolti è
Dio che
piange con me.
Fiorella
Giovannelli
giovedì 7 agosto 2025
NONNA, COME SI AFFRONTA IL DOLORE?
— Nonna, come si affronta il dolore? — Con le mani, mia
cara. Se lo fai con la mente, il dolore invece di attenuarsi, si indurisce
ancora di più... — Con le mani, nonna? — Sì... Le nostre mani sono le antenne
della nostra anima. Se le fai muovere... Cucendo, Cucinando, Dipigendo,
Tessendo, Toccando, O affondandole nella terra, mandano segnali d'amore alla
parte più profonda di te... E la tua anima si calma, Perché le stai prestando
attenzione... Così non ha più bisogno di inviarti dolore per farsi notare.
Muovi le tue mani, mia cara. Inizia a creare con loro, e Tutto dentro di te si
muoverà... Il dolore non sparirà, Ma si trasformerà nella tua più grande opera
d'arte... E non farà più male! Perché avrai imparato a ricamare la sua essenza...
–
Elena Barnabe' tratto
dal libro "Nonna"
mercoledì 6 agosto 2025
MUSICA ANCORA
Fata incantatrice
vestita di note
scivoli flessuosa
negli abissi
dell’anima
sollevandola dal peso
dell’essere
risvegliandone
la bellezza
addormentata
nei sogni
nascosti
G.G.
mercoledì 30 luglio 2025
Dal blog di PIERA MARIA CHESSA (I MULINI A VENTO)
Due bellissime poesie
Mi piacciono
le persone inattuali,
quelle capitate qui per caso,
quelle che non hanno paura
di parlare di Dio
e della morte,
che hanno
tristezze improvvise
ma sanno prendere
la gioia
da momenti qualsiasi.
Mi piacciono le persone
che hanno lotte antiche
negli occhi
e la pelle asciutta
e il cuore caldo
come panni al sole.
***
I gatti non sono
mai adirati,
restano miti,
badano alla loro vita
senza pretendere nulla
più di quel che hanno.
C’è amore
nella loro lontananza:
il loro silenzio
è una forma perfetta
di eleganza.
Franco Arminio
domenica 27 luglio 2025
MATTINO ESTIVO
canta la sua gioia
e i monti
sorridono
alle carezze amorevoli
del sole
Una girandola di colori
illumina
l’attimo fuggente
G.G.
mercoledì 23 luglio 2025
martedì 22 luglio 2025
giovedì 3 luglio 2025
IN QUESTO TEMPO (2025)
In questo tempo
la bontà e l’umanità
sono avvolte
da una fitta nebbia nera
Graffi violenti
lacerano anime e corpi
In questo tempo
la gioia si aggrappa
dove può
sugli alberi che ancora rifioriscono
e sugli arcobaleni incantatori
Accoglie lacrime dal cielo
spettatore maestoso
conservando cesti di speranza
In questo tempo
la gioia
è fuggitiva
perché il male la insegue
per farne briciole
carbonizzate
G.G.
martedì 17 giugno 2025
ACCOGLIENTE TERRA
L’albero del male
mostra le sue radici tentacolari
che nessuno riesce ad eliminare
ottenebrando la bellezza
della Terra.
Terra,
che, ignara, custodirà
fra le sue materne braccia
indiscriminatamente
le persone che hanno scelto il bene
lasciando al futuro ricordi sublimi
e le persone che hanno scelto il male
lasciando al futuro ricordi maleodoranti.
G.G.
domenica 15 giugno 2025
sabato 14 giugno 2025
IL PROFUMO DEI RICORDI (Lidia Mandracchia)
Oggi propongo questa bellissima poesia sul ricordo
Tu non sai il profumo dei ricordi
quando briciole di stelle
scompigliano l’ultimo azzurro
a svelare quell’antico calore
nel chiaroscuro della memoria
Quasi un esile abbaglio
che s’adagia sul cuore
a cercare carezze
nell’eco d’un fiore
che sempre raccolgo
tra sogni gremiti di cielo
- - Lidia Mandracchia -
venerdì 6 giugno 2025
PIANGO
Piango
per i soldati mandati
ad aggredire i propri simili
Piango
per le loro madri
mogli e figli
Piango
per il male
che sta invadendo il mondo
spargendo il suo veleno
su persone innocenti
e bambini!!!!!
Piango
tanto
assieme
lo so
a tutte le persone
buone
che sperano nel vero bene
della pace.
G.G.
martedì 3 giugno 2025
UNA SCALA DI CRISTALLO (LANGSTON HUGHES)
LA MADRE AL FIGLIO
Bene, figliolo, te lo dirò:
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
ed assi sconnesse,
e tratti senza tappeti sul pavimento
nudi.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire
e raggiunsi i pianerottoli,
e voltai angoli
e qualche volta camminai nel buio
dove non era spiraglio di luce.
Così, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi ardua l'ascesa.
Non cadere ora
perché io vado avanti, amor mio,
continuo a salire
e la vita per me non è stata una scala di cristallo.
(da The Collected Poems of Langston Hughes, 1994)
giovedì 29 maggio 2025
ANCHE TU AVEVI UN SOGNO
(Alla giornalista russa Anna Politkovskaja assassinata a Mosca nel 2006)
Anche tu avevi un sogno
Sognavi un popolo libero
dalle menzogne del potere
E volevi gridarlo al mondo
il tuo sogno
di verità e giustizia
Ma fosti colpita a morte
sulla porta di casa
perché il tuo grande sogno sublime
intralciava il cammino del male
che tu volevi sconfiggere
con coraggiose denunce
Anche tu avevi un sogno
un sogno meraviglioso
stroncato da un potere
che si crede forte e coraggioso
ed è solo un vile assassino
Ma ancora il tuo sogno rimane
nella tua parola
che continuerà a dissetare
gli esseri ostinati
cercatori di verità e giustizia
senza paura di essere silenziati
G,G,
domenica 25 maggio 2025
AMO (Piera Maria Chessa)
Bella e condivisibile poesia
Amo la montagna
aspra e spigolosa
amo la collina
dolce e confortante
amo la pianura
così verde e lineare
e amo il mare
tumultuoso, impetuoso
come alcuni momenti
della mia vita.
Amo te, o natura
nella tua complessità
e molteplicità
in tutte le tue forme
e le tue possibilità.
Tu, così semplice
e così complessa
come il mio animo
la parte più intima
del mio essere.
- Piera Maria Chessa -
giovedì 22 maggio 2025
UN PO' D'AMORE (Renzo Montagnoli)
Nelle guerre (vergogna dell'umanità) non vengono risparmiati neanche i bambini
Come potrò vedere il cielo
se è oscurato
dagli aerei
che sganciano
le bombe?
Come potrò
respirare
se il fumo
degli incendi
soffoca la mia
vita?
Come potrò
ancora essere qua
se non ci sono
più mamma e papà
divorati dal
mostro della guerra?
Non siamo più
bambini
in un mondo che
non ci vuole
fra gente che
non ci dà amore.
Brancoliamo nel
buio delle tenebre,
feriti nel
cuore e nel corpo,
vittime anche
noi della ferocia.
Se solo il
cielo scendesse sulla terra,
se solo una
mano dall'alto si chinasse
ad
accarezzarci, a toglierci questa polvere
fatta d'odio e
di terrore, vedremmo una luce
nelle tenebre,
non saremmo più soli.
Dio, se ci sei,
ascolta la nostra preghiera
che chiede solo
un sentimento
che sembra da
tempo dimenticato,
chiede, invoca urlando un po' d'amore.
- Renzo Montagnoli -
Da La pietà
martedì 20 maggio 2025
C’È UN VENTO ARRABBIATO
C’è un vento arrabbiato oggi
che sbeffeggia senza pietà
i miei teneri fiori nei vasi
Li guardo con compassione
piegarsi e storcersi sotto
il suo impeto furioso.
Quanto desidero che se ne vada
in fretta
il mascalzone
lasciando il posto
alla mitezza della brezza
e alle carezze del sole
G.G.
domenica 11 maggio 2025
MADRE
Madre
grazie della vita
con le sue gioie
con i suoi dolori
Grazie della vita
che mi ha indicato il sentiero
verso il paese incantato
e fecondo
della poesia
G.G.
mercoledì 7 maggio 2025
MEMORIA
Oggi una bellissima poesia del bravo poeta GAVINO PUGGIONI
Memoria
di Gavino Puggioni
Non dimenticare
tuo padre e tua madre
Non abbandonare
il ricordo di quando
eri bambino,
di quando piangevi,
di quando ti sbattevi
per un giocattolo
mai avuto.
Non dimenticare
dove sei nato,
dove sei cresciuto,
dove ti sei tagliato un dito,
dove giocavi
a dispetto di altri che non potevano.
Non dimenticare
Ricordati di ricordare
Non dimenticare, amico o fratello,
quei luoghi dell'infanzia,
perchè sono quelli
che ti faranno più bello
il futuro.
Da L'arcobaleno in giardino (Magnum, 2004)
giovedì 1 maggio 2025
IL TEMPO BELLO È LONTANO
Il tempo bello è lontano
Il bel tempo delle speranze
degli affetti scontati
il bel tempo se n’è andato
verso la fine del suo cammino
Incombono giorni nuovi
a scompigliare i pensieri
mentre la pelle annuncia
il suo declino
Il tempo bello è lontano
in fondo all’anima
barbagli di gioie
e d’ illusioni perdute
ma riappare
ad invaghire il cuore
un nuovo mattino
G.G.
lunedì 28 aprile 2025
domenica 27 aprile 2025
PENSIERI DI UN SOLDATO QUALUNQUE
Che diritto ha un uomo
di mandarmi a uccidere e a morire?
Ed io perché devo ubbidire?
Lui al sicuro nel suo fortino
io nella trincea supino
sospeso tra la vita e la morte
non è una buona sorte
Che diritto ha un uomo
di mandarmi a uccidere e a morire?
- Giovanna Giordani -
venerdì 25 aprile 2025
Signore Delle Cime con Silenzio - Coro Alpini
mercoledì 23 aprile 2025
La Lettera ai poeti di Papa Francesco
Cari poeti, so che avete fame di significato, e per questo riflettete anche su come la fede interroga la vita. Questo “significato” non è riducibile a un concetto, no. È un significato totale che prende poesia, simbolo, sentimenti. Il vero significato non è quello del dizionario: quello è il significato della parola, e la parola è uno strumento di tutto quello che è dentro di noi. Ho amato molti poeti e scrittori nella mia vita, tra i quali ricordo soprattutto Dante, Dostoevskij e altri ancora. Devo anche ringraziare i miei studenti del Colegio de la Inmaculada Concepción di Santa Fe, con i quali ho condiviso le mie letture quando ero giovane e insegnavo letteratura. Le parole degli scrittori mi hanno aiutato a capire me stesso, il mondo, il mio popolo; ma anche ad approfondire il cuore umano, la mia personale vita di fede, e perfino il mio compito pastorale, anche ora in questo ministero. Dunque, la parola letteraria è come una spina nel cuore che muove alla contemplazione e ti mette in cammino. La poesia è aperta, ti butta da un’altra parte.
Alla luce
di questa esperienza personale, oggi vorrei condividere con voi alcune
considerazioni sull’importanza del vostro servizio.
La prima
vorrei esprimerla così: voi siete occhi che guardano e che sognano. Non
soltanto guardano, ma anche sognano. Una persona che ha perso la capacità
di sognare manca di poesia, e la vita senza poesia non funziona. Noi
esseri umani aneliamo a un mondo nuovo che probabilmente non vedremo appieno
con i nostri occhi, eppure lo desideriamo, lo cerchiamo, lo sogniamo. Uno
scrittore latinoamericano diceva che abbiamo due occhi: uno di carne e l’altro
di vetro. Con quello di carne guardiamo ciò che vediamo, con quello di
vetro guardiamo ciò che sogniamo. Poveri noi se smettiamo di sognare,
poveri noi!
L’artista
è l’uomo che con i suoi occhi guarda e insieme sogna, vede più in profondità,
profetizza, annuncia un modo diverso di vedere e capire le cose che sono sotto
i nostri occhi. Infatti, la poesia non parla della realtà a partire da
princìpi astratti, ma mettendosi in ascolto della realtà stessa: il lavoro,
l’amore, la morte, e tutte le piccole grandi cose che riempiono la vita. Il
vostro è — per citare Paul Claudel — un “occhio che ascolta”. L’arte
è un antidoto contro la mentalità del calcolo e dell’uniformità; è una sfida al
nostro immaginario, al nostro modo di vedere e capire le cose. E in questo
senso lo stesso Vangelo è una sfida artistica. Essa possiede quella carica “rivoluzionaria”,
che voi conoscete bene, ed esprimete grazie al vostro genio con una parola che
protesta, chiama, grida. Anche la Chiesa ha bisogno della vostra
genialità, perché ha bisogno di protestare, chiamare e gridare.
Vorrei
dire però una seconda cosa: voi siete anche la voce delle inquietudini
umane. Tante volte le inquietudini sono sepolte nel fondo del
cuore. Voi sapete bene che l’ispirazione artistica non è solo confortante,
ma anche inquietante, perché presenta sia le realtà belle della vita sia quelle
tragiche. L’arte è il terreno fertile nel quale si esprimono
le “opposizioni polari” della realtà — come le chiamava Romano
Guardini —, le quali richiedono sempre un linguaggio creativo e non rigido,
capace di veicolare messaggi e visioni potenti. Per esempio, pensiamo a quando
Dostoevskij nei Fratelli Karamazov racconta di un bambino, piccolo, figlio di
una serva, che lancia una pietra e colpisce la zampa di uno dei cani del
padrone. Allora il padrone aizza tutti i cani contro il bambino. Lui
scappa e prova a salvarsi dalla furia del branco, ma finisce per essere
sbranato sotto gli occhi soddisfatti del generale e quelli disperati della
madre.
Questa
scena ha una potenza artistica e politica tremenda: parla della realtà di ieri
e di oggi, delle guerre, dei conflitti sociali, dei nostri egoismi
personali. Per citare soltanto un brano poetico che ci interpella. E
non mi riferisco solamente alla critica sociale che c’è in quel
brano. Parlo delle tensioni dell’anima, della complessità delle decisioni,
della contraddittorietà dell’esistenza. Ci sono cose nella vita che, a
volte, non riusciamo neanche a comprendere o per le quali non troviamo le
parole adeguate: questo è il vostro terreno fertile, il vostro campo di azione.
E questo
è anche il luogo dove spesso si fa esperienza di Dio. Un’esperienza che è
sempre “debordante”: tu non puoi prenderla, la senti e va oltre; è sempre
debordante, l’esperienza di Dio, come una vasca dove cade l’acqua di continuo
e, dopo un po’, si riempie e l’acqua straripa, deborda.
È quello
che vorrei chiedere oggi anche a voi: andare oltre i bordi chiusi e definiti,
essere creativi, senza addomesticare le vostre inquietudini e quelle
dell’umanità. Ho paura di questo processo di addomesticamento, perché
toglie la creatività, toglie la poesia. Con la parola della poesia,
raccogliete gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si
raffreddino e non si spengano. Questa opera permette allo Spirito di
agire, di creare armonia dentro le tensioni e le contraddizioni della vita
umana, di tenere acceso il fuoco delle passioni buone e di contribuire alla
crescita della bellezza in tutte le sue forme, quella bellezza che si esprime
proprio attraverso la ricchezza delle arti.
Questo è
il vostro lavoro di poeti: dare vita, dare corpo, dare parola a tutto ciò che
l’essere umano vive, sente, sogna, soffre, creando armonia e bellezza. È
un lavoro che può anche aiutarci a comprendere meglio Dio come
grande «poeta» dell’umanità. Vi criticheranno? Va bene,
portate il peso della critica, cercando anche di imparare dalla
critica. Ma comunque non smettete di essere originali, creativi. Non
perdete lo stupore di essere vivi.
Dunque:
occhi che sognano, voci delle inquietudini umane; e perciò voi avete anche una
grande responsabilità. E qual è? È la terza cosa che vorrei dirvi:
siete tra coloro che plasmano la nostra immaginazione. Il vostro
lavoro ha una conseguenza sull’immaginazione spirituale delle persone del
nostro tempo. E oggi abbiamo bisogno della genialità di un linguaggio
nuovo, di storie e immagini potenti.
Io pure
sento, vi confesso, il bisogno di poeti capaci di gridare al mondo il messaggio
evangelico, di farci vedere Gesù, farcelo toccare, farcelo sentire
immediatamente vicino, consegnarcelo come realtà viva, e farci cogliere la
bellezza della sua promessa. La vostra opera ci può aiutare a guarire la
nostra immaginazione da tutto ciò che ne oscura il volto o, ancor peggio, da
tutto ciò che vuole addomesticarlo. Addomesticare il volto di Cristo,
mettendolo dentro una cornice e appendendolo al muro, significa distruggere la
sua immagine. La sua promessa invece aiuta la nostra immaginazione: ci
aiuta a immaginare in modo nuovo la nostra vita, la nostra storia e il nostro
futuro. E qui torno a ricordare un altro capolavoro di Dostoevskij,
piccolo ma che ha dentro tutte queste cose: le Memorie dal sottosuolo. Lì
dentro ci sono tutta la grandezza dell’umanità e tutti i dolori dell’umanità,
tutte le miserie, insieme. Questa è la strada.
Cari
poeti, grazie per il vostro servizio. Continuate a sognare, a inquietarvi,
a immaginare parole e visioni che ci aiutino a leggere il mistero della vita
umana e orientino le nostre società verso la bellezza e la fraternità
universale.
Aiutateci
ad aprire la nostra immaginazione perché essa superi gli angusti confini
dell’io, e si apra alla realtà tutta intera, nella pluralità delle sue
sfaccettature: così sarà disponibile ad aprirsi anche al mistero santo di
Dio. Andate avanti, senza stancarvi, con creatività e coraggio!
Vi
benedico.
Francesco
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