martedì 23 dicembre 2025

NATALE ASSIEME

 




Tutti voi che mancate

allo scorrere della vita

ecco che ritornate

per rivivere ancora

nelle stanze vestite a festa

indissolubili momenti

nel giorno più amato

del Tempo

il Natale

 

Giovanna Giordani



 


lunedì 22 dicembre 2025

Pensieri di fine anno, di Renzo Montagnoli

 


Pensieri di fine anno

  

Siamo quasi alla fine dell'anno e, almeno per me, è tempo di riflessioni, non tanto su ciò che è stato, ma su quello che è (il che non implica che sia diverso da ieri o da domani). Non intendo fermare il tempo, voglio solo esprimere alcuni pensieri che ritengo utili senz'altro per me e forse per qualcun altro.

Il Natale si sta approssimando e ricordo che una volta, quando ero bambino, e pertanto parecchi anni fa, la maestra diceva che per festeggiare la ricorrenza della nascita di Gesù dovevamo essere più buoni. Non era una raccomandazione sbagliata, quello che era errato era il destinatario, perché un bambino, nella sua innocenza, per essere definito cattivo dovrebbe nascere con qualche anomalia. La bontà, invece, dovrebbe essere richiesta ad alta voce a molti adulti, gente che si comporta veramente male, rubando, uccidendo, vessando, compiendo stragi. Da che mondo è mondo la guerra è sempre esistita e ha sempre rappresentato un mezzo, il più consueto, o per riaffermare la propria potenza, o per accrescerla. Se è in buona parte vero che l'Europa aveva conosciuto dal 1945 il più lungo periodo pace della sua tormentata storia, è altrettanto vero che non è mancato giorno in cui qualche paese di altri continenti fosse in guerra. Questa abitudine a una vita di non guerra ha reso più sentito il conflitto fra Russia e Ucraina iniziato il 24 febbraio 2022 e purtroppo ancora in corso, con tutto il suo corollario di morti, di feriti, di distruzioni. Personalmente se ritengo che l'Ucraina invasa abbia bisogno del nostro sostegno, non posso che addolorarmi – e non sono parole di circostanza – per i caduti di entrambe le parti e per le sofferenze quotidiane dei bombardamenti russi sulle città ucraine. Se da vivi sono diversi i soldati russi da quelli ucraini, da morti sono uguali, sono vittime con tutte le conseguenze di dolore dei loro congiunti e in questo senso credo che, al di là delle ragioni, si debba avere compassione nei confronti di chi combattendo è caduto, oppure di chi da comune cittadino ha perso la vita in un bombardamento. Questo atteggiamento dovrebbe essere innato, ma invece non lo è. Occorre andare sui blog di facebook per capire quanta gente abbia sullo stomaco pelo e contropelo, quanta gente gioisca per la morte degli altri, quanti di noi non siano esseri umani, ma bestie, alimentati in questo furore ossessivo da notizie spesso fasulle create appositamente per esacerbare gli animi da opinionisti o giornalisti disposti a sostenere per motivi ideologici gli invasori, oppure per supportarli dietro congruo compenso. Si tratta della famosa guerra ibrida di cui tanto si parla e che serve a disorientare un popolo per renderlo inconsapevolmente complice. Peraltro, il problema è insito nella democrazia, perché laddove vige una dittatura il controllo sulle opinioni è totale e pressoché niente riesce a passare al vaglio della censura. La democrazia invece è per la libertà di pensiero, così che anche chi aizza la gente può permettersi di farlo, e guai a minacciare restrizioni, perché tanti insorgono, dimenticando che nella dittatura manco avrebbero potuto alzar la testa. E' necessario intervenire alla svelta per limitare questi comportamenti, perché la libertà è sacra, ma, come si suol dire, la mia finisce dove comincia la tua e tu non devi fomentare discordia.

Passo ad altro argomento.

La situazione economica, così dichiarata florida dall'attuale governo, in realtà è pessima. I redditi fissi sono fermi da anni, erosi da una patrimoniale iniqua, l'inflazione. I numeri dei poveri è in aumento, l'incremento produttivo è irrisorio, la tassazione, nonostante tutti i proclami, è in aumento, come anche l'evasione. Se il sud continua a essere arretrato, il nord piano piano sta facendo la stessa fine. L'assistenza sanitaria è un altro enorme problema, con poco personale e pagato non il giusto, con i pazienti che necessitando di esami e visite specialistiche vedono fissati appuntamenti da lì a più di un anno, con la sanità privata privilegiata rispetto a quella pubblica. Avevo sperato, nonostante tutto, che il governo Meloni avrebbe fatto qualcosa e invece ha fatto ancor meno degli altri governi che lo hanno preceduto. È evidente che di questo passo a breve passeremo da potenza economica a impotenza economica.

Da ultimo, il Natale in origine era una festa religiosa, poi piano piano si è trasformato nel Festival del consumismo, con i tipici prodotti natalizi già in offerta nei negozi a partire dagli inizi di novembre e in alcuni casi a metà ottobre. E così si moltiplicheranno gli sprechi, mentre nei paesi dove c'è gente che sopravvive a stento non resterà, come sempre, che la fede, la speranza di una giustizia divina che l'uomo moderno, tecnicizzato, ipernutrito e consumatore irregimentato offende ogni giorno.

di Renzo Montagnoli


sabato 20 dicembre 2025

FANTASIA

 

 



Vola vola fantasia

prendimi per mano

e andiamo via

nel mondo dell’armonia

 

Via da questo pianeta

invaso da uomini-mostri

ipocriti e senza cuore

 

Voliamo via fantasia

nel mondo mite

della bellezza

e così sia

 

G.G.

 

 

martedì 16 dicembre 2025

STELLA CADENTE

 





Stella cadente

ignoto è il tuo approdo

ma nella tua corsa li vedi

gli umani desideri

affidati alla tua scia luminosa?

Non lasciare che svaniscano

nell’oscurità del cielo

e portali con te

al riparo nei tuoi bagliori

affinché non si offuschi

lo splendore

della speranza

 

G.G.


sabato 13 dicembre 2025

CHI OSA SFIDARE? ( Erik Kästner )

 

A tutti i "piccoli fiori"


CHI OSA SFIDARE

IL RIMBOMBARE DEL TRENO?

I PICCOLI FIORI

CRESCIUTI FRA LE ROTAIE


       -    Erik Kästner -


lunedì 24 novembre 2025

UCRAINA e altro

 

"Io non sono pacifista, io sono contro la guerra" . Gino Strada, fondatore di Emergency.


 

Perché la guerra?

Diventeremo prima o poi tutti

un po’ di terra

Perché la guerra?

I potenti spargano sulla terra

semi di giustizia e fratellanza

e non di guerra

Tutti diventeremo terra

anche coloro

che si credono i padroni del mondo

anche gli imperatori

È inutile la guerra

Sull’uomo vincerà sempre

e solo

la terra.

 

G.G.

 

 


domenica 23 novembre 2025

L'ASPETTAVA

 


 

L’aspettava. Inconsciamente. La sua comparsa, lo sapeva da sempre, era come un balsamo. Un balsamo gratuito e ineguagliabile, per le ferite dell’anima.

La vita, si sa, è sempre un’attesa. L’attesa di cosa? Della felicità, naturalmente.

Mentre camminava, si alzò un forte vento che le schiaffeggiò il viso. Si riparò avvolgendo la sciarpa fino a coprire ben bene anche il capo. - Come una Madonna - disse sorridendo fra sé. Poi continuò, accelerando il passo.

Quante volte aveva compiuto quel gesto nella sua vita. Proteggersi dal vento che le schiaffeggiava il viso. E com’era riconoscente allo stesso quando smetteva il suo turbinare lasciandola continuare il suo cammino senza ostacoli tangibili. Così continuava speranzosa la sua vita. Sì, perché lei era un’ottimista. E si ripeteva sempre che la vita è un bel mistero che vale la pena di vivere, nonostante tutto.

Il Natale era alle porte con tutto il suo carico di sacro e profano e le giornate ne erano ineluttabilmente impregnate.

L’aspettava. Sarebbe giunta come una musica dalle note carezzevoli che dolcemente avrebbero invaso la mente raggiungendo velocemente il cuore, sempre assetato di bellezza. Il Natale era il periodo preferito per il suo arrivo.

Il vento si stava allontanando e lei sollevò il viso verso il cielo. Proprio in quel momento sentì che si stava avvicinando, ne intuì il passo leggero, e intravide la trasparenza del suo mantello. Quanta gioia! Assaporò i suoi baci delicati sul viso e si fermò in un muto ringraziamento per i suoi abbracci leggeri. Giunse davanti alla porta di casa, ma la nuova arrivata non volle entrare. - Non andrò lontano – sussurrò – se entrassi morirei, il mio posto è all’aperto, qui fuori, dove i nostri occhi s’incontreranno e parleranno per noi -.

Era dunque lì, vicina, sempre fedele e splendida. Si scambiarono sguardi colmi di complicità.

Le separava un vetro sottile, ma nulla ostacolava il loro felice muto dialogare. A lei poteva aprire il cuore, si sentiva compresa. L’ascoltò, lasciando che calamitasse il suo sguardo rapito, come in un’estasi. Tutto questo avrebbe avuto breve durata, lo sapeva. Ma nessuno, ne era sicura, avrebbe saputo donarle quei momenti idilliaci, unici, carichi di lieto turbamento e di magia dove passato e presente si eclissavano in favore del misterioso fascino carico di pace che giungeva da chissà quali lontananze,  portato con ineguagliabile leggerezza da quella meravigliosa... neve.

 G.G.




venerdì 21 novembre 2025

PICCOLA FIABA NEL BOSCO D’INVERNO

 


Quella notte la quiete nel bosco era grande più che mai. La neve copriva tutto con il suo manto luccicante ai raggi della luna. Dai comignoli delle casette degli elfi e delle fate uscivano sottili fili di fumo e le piccole finestre luminose punteggiavano il paesaggio come minuscole lampade.

All’improvviso però l’incanto venne interrotto da un piagnucolio proveniente dai confini del bosco.

Il primo ad uscire di casa fu elfo Giacomino (detto anche orecchiofino, proprio perché sentiva i rumori più lontani). Cercò di capire da dove provenisse quello strano lamento e s’incamminò per il sentiero a lui noto. Man mano che Giacomino procedeva il pianto si faceva più forte e così Giacomino cominciò a correre verso quella voce per capire di chi potesse essere.

Fu così che a un certo punto, sotto un abete bianco, vide una sagoma raggomitolata su sé stessa. L’elfo si avvicinò e poté constatare che si trattava di un piccolo bimbo che tremava di freddo e di paura. Immediatamente Giacomino se lo prese fra le braccia e s’incamminò in fretta verso la sua capannina. In poco tempo la raggiunse e, accolto dalle premure della sua compagna Felicita, una fata assai carina, portò subito il piccolo in un lettino che tenevano sempre a disposizione per eventuali ospiti.

Gli chiesero qual era il suo nome e il bimbo rispose che si chiamava Amin e che si era perso mentre fuggiva con la mamma da uomini che volevano fare loro del male.

-          Allora bisognerà andare in cerca della tua mamma – disse Felicita, - vero Giacomino? –

L’elfo Giacomino non se lo fece ripetere due volte e cominciò a radunare altri elfi suoi amici invitandoli ad andare con lui a cercare la mamma di Amin.

Tutti acconsentirono subito (loro hanno un animo buono e generoso) e tornarono nelle loro casette per equipaggiarsi per bene contro il freddo pungente.

Erano proprio in tanti, e camminavano in file ordinate lungo i sentieri che conducevano fuori dal bosco.

Giunti sulla strada asfaltata videro in lontananza delle nubi salire dalla terra assieme a dei bagliori e tuoni poco rassicuranti.

Si fermarono e si consultarono sul da farsi. Mentre ognuno suggeriva i propri consigli videro giungere nella loro direzione una donna che sembrava fuggire disperata da quel luogo così cupo.

Man mano che ella si avvicinava quegli abitanti del bosco la udirono invocare a gran voce il nome di Amin.

-          È la sua mamma – disse Giacomino - dobbiamo condurla dal suo bambino.

Tutti gli elfi si avvicinarono dunque alla donna e la invitarono a seguirli dopo averle raccontato del ritrovamento del bambino. Lei accolse subito il loro invito e li seguì colma di speranza.

Quando il piccolo Amin vide la sua mamma entrare nella casetta di Giacomino le corse incontro e, abbracciatala, cominciarono ambedue a piangere di gioia .

Fata Felicita iniziò a cucinare dei manicaretti che solo lei sapeva fare e così tutti furono rifocillati e riscaldati nell’accogliente capanna. Fuori la neve iniziò a scendere con la sua consueta grazia, accompagnata dal suono dolce di una musica lontana.

Il bosco ritrovò così la sua quiete assieme ai suoi fantastici abitanti felici di aver dato riparo a chi ne aveva avuto bisogno.

Ma proprio quella sera gli elfi dovevano andare ad un raduno molto importante dal loro amico Babbo Natale poiché, come tutti gli anni, lo aiutavano a preparare i doni da consegnare ai bambini nel mondo. Gli raccontarono così del piccolo Amin e Babbo Natale li lodò per la loro buona azione. Subito il nonno più famoso del mondo preparò un bellissimo regalo per Amin e tutti assieme si recarono alla capanna di Giacomino. A questo punto è inutile dire che quella notte sopra la capanna di Giacomino e Felicita brillava la stella della felicità.

 

Giovanna Giordani

 


venerdì 7 novembre 2025

IL MALE (Arthur Rimbaud)


Poesia sempre attuale...PURTROPPO!


IL MALE 

(Le mal)


 Mentre gli scaracchi rossi della mitraglia 

sibilano tutto il giorno nell’infinito del cielo blu; 

quando scarlatti o verdi, accanto al Re che l’irride,

 i battaglioni crollano in massa sotto il fuoco;


 mentre una follia spaventosa, maciulla 

e fa di centomila uomini una catasta fumante;

 - Poveri morti! In estate, nell’erba, nella tua gioia,

 natura! tu che santa creasti questi uomini!… -


 - C’è un Dio, che ride ai corporali damascati

 degli altari, all’incenso, ai grandi calici d’oro;

 che nel cullare degli osanna s’addormenta, 


e si risveglia, quando le madri, raccolte 

nell’angoscia, e gementi sotto le vecchie cuffie nere,

gli offrono un soldone legato nei loro fazzoletti!


- Arthur Rimbaud -


domenica 2 novembre 2025

TORNA NOVEMBRE

 


Un sole dolce

accarezza gli alberi seminudi

e colora le foglie

volteggianti

all’estro del vento

 

Dall’onda del tempo

sopraggiunge un silenzio

di nebbia

avvolgente di pace

 

Nella bruma

tremano lumini

a ricordare la luce

 

Giovanna Giordani


giovedì 16 ottobre 2025

OTTOBRE ANCORA

 


Ottobre

c’incantano i tuoi colori

d’ambra e rubini

splendenti al sole

come gioielli.

Così la tua mite bellezza

addolcisce la malinconia

della danza arrendevole

delle foglie

sazie di aver vissuto

in pienezza

la vita.

 

G.G.

 

sabato 11 ottobre 2025

IL FUMO

 


 

Dalla finestra aperta sulla via
accanto alla mia malinconia
notai il fumo che usciva dal camino
di una casetta proprio lì vicino

ondeggiando vaporoso con malìa
rapì quel fumo la tristezza mia
e nel cuore nasceva pian pianino
l'estasi come quella di un bambino

Una pace mi prese nel mirare
il librarsi nell'aria di quel velo
fuggito dal camin del focolare

E mentr'esso svaniva su nel cielo
lo inseguivo smettendo di pensare
come all'azzurro guarda l'asfodelo


G.G.

mercoledì 24 settembre 2025

SETTEMBRE (Maria Carmen Lama)


 Qui fioriscono ancora le rose di montagna 

in questi giorni velati di languore 

quando senti la dolcezza delle sere

avvolgerti in un silenzio pallido

e neppure ti accorgi come splende

il sole dell'anima - e non avverti

il riverbero azzurro dei tuoi stessi pensieri 

 

Ma tutto si racchiude come in bozzolo

tutto non trova spazio per espandersi

e resti in abbandono come in sogno

volgi attorno gli sguardi rivolgi l'attenzione 

alle minute cose ai minimi dettagli

e cogli solamente lunghe attese 

non sai di che - di chi - cogli un'assenza 

 

Del tuo severo vivere ormai hai perso il  senso

non altro c'è che il sapore dolceamaro

di nostalgie e di malinconie

lungo gli argini oscuri del silenzio

 

Perse le tue certezze non comprendi

non sai più interpretare 

il volo sbieco stento di due aironi

il peso che toglie loro agilità 

 

Spento il vigore antico risale in primo piano 

emerge in chiaroscuro - si svela - si ri_vela

la spossatezza endemica dell'anima

 

e non sai dove e quando 

né come né perché 

siano caduti tutti i sogni arguti - 

 - Maria Carmen Lama -

Moggio in Valsassina, 7 settembre 2025

giovedì 18 settembre 2025

- Caffè del progresso - Trilussa (Carlo Alberto Salustri)



Probabilmente in certi "luoghi" del mondo esiste ancora


Er Caffè del Progresso
è una bottega bassa, così scura
ch'ogni avventore è l'ombra de se stesso.
Nessuno fiata. Tutti hanno paura
de di' un pensiero che nun è permesso.

Perfino la specchiera,
tutt'ammuffìta da l'ummidità,
è diventata nera
e nun rispecchia più la verità.

Io stesso, quanno provo
de guardamme ner vetro,
me cerco e nun me trovo...

Com'è amaro l'espresso
ar Caffè der Progresso!


- Trilussa - 

sabato 16 agosto 2025

PER TUTTI COLORO CHE HANNO DATO LA VITA PER LA LIBERTÀ

 



 

When you go home, tell them of us, and say: For your tomorrows, these gave their today. They shall not grow old, as we that are left grow old. Age shall not weary them, nor the years condemn. At the going down of the sun, and in the morning We will remember them. Slava heroyam!

Lingua originale: inglese. Traduzione :

Quando torni a casa, racconta loro di noi e di': Per i tuoi domani, questi hanno dato il loro oggi. Non invecchieranno come invecchieremo noi che siamo rimasti. L'età non li stancherà, né gli anni li condanneranno. Al tramonto del sole e al mattino Li ricorderemo.

Gloria agli eroi!

Mark Dickinson from X

 


sabato 9 agosto 2025

PREGHIERA SOTTO LE MACERIE (Fiorella Giovannelli)

 In questo tempo difficile in cui la crudeltà della guerra porta immane dolore all'umanità, propongo questa significativa e sofferta poesia della poetessa Fiorella Giovannelli



Non chiedo miracoli,

Signore del cielo vuoto

Non voglio angeli armati

Né paradisi promessi ai vili.


Ti parlo da qui,

tra polvere e vetri spezzati, con il cuore

in frantumi e il corpo che stringe ciò che

resta di mio figlio.

Guarda, se osi, il giocattolo bruciato

ancora nella sua mano.

Guarda la mia casa,

non è più una casa:

è una bocca spalancata

che urla senza suono.


Chi ha il diritto di vivere?

Chi ha deciso che i miei occhi

valevano meno di altri?

Dov’è il mondo che predica pace

e vende armi nel silenzio?


Io non perdono

Non ancora

Ma prego.


Prego per i miei morti,

per i tuoi,

per chi ha smesso di sentirsi

umano.

Prego perché un giorno

nessuna madre debba più

riconoscere suo figlio

dai frammenti.

Non ho altro che questa voce

una coperta di polvere e la voce,

se la ascolti è

Dio che piange con me.

 

Fiorella Giovannelli

giovedì 7 agosto 2025

NONNA, COME SI AFFRONTA IL DOLORE?

 


— Nonna, come si affronta il dolore? — Con le mani, mia cara. Se lo fai con la mente, il dolore invece di attenuarsi, si indurisce ancora di più... — Con le mani, nonna? — Sì... Le nostre mani sono le antenne della nostra anima. Se le fai muovere... Cucendo, Cucinando, Dipigendo, Tessendo, Toccando, O affondandole nella terra, mandano segnali d'amore alla parte più profonda di te... E la tua anima si calma, Perché le stai prestando attenzione... Così non ha più bisogno di inviarti dolore per farsi notare. Muovi le tue mani, mia cara. Inizia a creare con loro, e Tutto dentro di te si muoverà... Il dolore non sparirà, Ma si trasformerà nella tua più grande opera d'arte... E non farà più male! Perché avrai imparato a ricamare la sua essenza... –

 Elena Barnabe' tratto dal libro "Nonna"

mercoledì 6 agosto 2025

MUSICA ANCORA

 


Fata incantatrice

vestita di note

scivoli flessuosa

negli abissi

dell’anima

sollevandola dal peso

dell’essere

risvegliandone

la bellezza

addormentata

nei sogni

nascosti

 

G.G.


mercoledì 30 luglio 2025

Dal blog di PIERA MARIA CHESSA (I MULINI A VENTO)

 

Due bellissime poesie


Mi piacciono
le persone inattuali,
quelle capitate qui per caso,
quelle che non hanno paura
di parlare di Dio
e della morte,
che hanno
tristezze improvvise
ma sanno prendere
la gioia
da momenti qualsiasi.
Mi piacciono le persone
che hanno lotte antiche
negli occhi
e la pelle asciutta
e il cuore caldo
come panni al sole.

***

I gatti non sono
mai adirati,
restano miti,
badano alla loro vita
senza pretendere nulla
più di quel che hanno.
C’è amore
nella loro lontananza:
il loro silenzio
è una forma perfetta
di eleganza.

Franco Arminio

domenica 27 luglio 2025

MATTINO ESTIVO






 Il cielo azzurro

canta la sua gioia

e i monti

sorridono

alle carezze amorevoli

del sole

Una girandola di colori

illumina

l’attimo fuggente

 

G.G.

 





giovedì 3 luglio 2025

IN QUESTO TEMPO (2025)

 



In questo tempo

la bontà e l’umanità

sono avvolte

da una fitta nebbia nera

Graffi violenti

lacerano anime e corpi


In questo tempo

la gioia si aggrappa

dove può

sugli alberi che ancora rifioriscono

e sugli arcobaleni incantatori

Accoglie lacrime dal cielo

spettatore maestoso

conservando cesti di speranza


In questo tempo 

la gioia

è fuggitiva

perché il male la insegue

per farne briciole

carbonizzate

 

G.G.

 


martedì 17 giugno 2025

ACCOGLIENTE TERRA

 


L’albero del male

mostra le sue radici tentacolari

che nessuno riesce ad eliminare

ottenebrando la bellezza

della Terra.

Terra,

che, ignara, custodirà 

fra le sue materne braccia

indiscriminatamente

le persone che hanno scelto il bene

lasciando al futuro ricordi sublimi

e le persone che hanno scelto il male

lasciando al futuro ricordi maleodoranti.

 

G.G.

 


sabato 14 giugno 2025

IL PROFUMO DEI RICORDI (Lidia Mandracchia)

 



Oggi propongo questa bellissima poesia sul ricordo


Tu non sai il profumo dei ricordi

quando briciole di stelle

scompigliano l’ultimo azzurro

a svelare quell’antico calore

nel chiaroscuro della memoria

 

Quasi un esile abbaglio

che s’adagia sul cuore

a cercare carezze

nell’eco d’un fiore

che sempre raccolgo

tra sogni gremiti di cielo

 

-          - Lidia Mandracchia -

venerdì 6 giugno 2025

PIANGO

 


Piango

per i soldati mandati

ad aggredire i propri simili

Piango

per le loro madri

mogli e figli

Piango

per il male

che sta invadendo il mondo

spargendo il suo veleno

su persone innocenti

e bambini!!!!!

Piango

tanto

assieme

lo so

a tutte le persone  buone

che sperano nel vero bene

della pace.

 

G.G.


martedì 3 giugno 2025

UNA SCALA DI CRISTALLO (LANGSTON HUGHES)

 




LA MADRE AL FIGLIO


Bene, figliolo, te lo dirò:
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
ed assi sconnesse,
e tratti senza tappeti sul pavimento
nudi.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire
e raggiunsi i pianerottoli,
e voltai angoli
e qualche volta camminai nel buio
dove non era spiraglio di luce.
Così, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi ardua l'ascesa.
Non cadere ora
perché io vado avanti, amor mio,
continuo a salire
e la vita per me non è stata una scala di cristallo.


(da The Collected Poems of Langston Hughes, 1994)

giovedì 29 maggio 2025

ANCHE TU AVEVI UN SOGNO

 


(Alla giornalista russa Anna Politkovskaja assassinata a Mosca nel 2006)

 

Anche tu avevi un sogno

Sognavi un popolo libero

dalle menzogne del potere

E volevi gridarlo al mondo

il tuo sogno

di verità e giustizia

Ma fosti colpita a morte

sulla porta di casa

perché il tuo grande sogno sublime

intralciava il cammino del male

che tu volevi sconfiggere

con coraggiose denunce

 

Anche tu avevi un sogno

un sogno meraviglioso

stroncato da un potere

che si crede forte e coraggioso

ed è solo un vile assassino

 

Ma ancora il tuo sogno rimane

nella tua parola

che continuerà a dissetare

gli esseri ostinati

cercatori di verità e giustizia

senza paura di essere silenziati


G,G,

domenica 25 maggio 2025

AMO (Piera Maria Chessa)

 

Bella e condivisibile poesia 





Amo la montagna
aspra e spigolosa
amo la collina
dolce e confortante
amo la pianura
così verde e lineare
e amo il mare
tumultuoso, impetuoso
come alcuni momenti
della mia vita.


Amo te, o natura
nella tua complessità
e molteplicità
in tutte le tue forme
e le tue possibilità.
Tu, così semplice
e così complessa
come il mio animo
la parte più intima
del mio essere.


- Piera Maria Chessa -

giovedì 22 maggio 2025

UN PO' D'AMORE (Renzo Montagnoli)

 Nelle guerre (vergogna dell'umanità) non vengono risparmiati neanche i bambini 



Come potrò vedere il cielo

se è oscurato dagli aerei

che sganciano le bombe?

 

Come potrò respirare

se il fumo degli incendi

soffoca la mia vita?

 

Come potrò ancora essere qua

se non ci sono più mamma e papà

divorati dal mostro della guerra?

 

Non siamo più bambini

in un mondo che non ci vuole

fra gente che non ci dà amore.

 

Brancoliamo nel buio delle tenebre,

feriti nel cuore e nel corpo,

vittime anche noi della ferocia.

Se solo il cielo scendesse sulla terra,

se solo una mano dall'alto si chinasse

ad accarezzarci, a toglierci questa polvere

fatta d'odio e di terrore, vedremmo una luce

nelle tenebre, non saremmo più soli.

 

Dio, se ci sei, ascolta la nostra preghiera

che chiede solo un sentimento

che sembra da tempo dimenticato,

chiede, invoca urlando un po' d'amore.


- Renzo Montagnoli -

 

Da La pietà

 


martedì 20 maggio 2025

C’È UN VENTO ARRABBIATO



C’è un vento arrabbiato oggi

che sbeffeggia senza pietà

i miei teneri fiori nei vasi

Li guardo con compassione

piegarsi e storcersi sotto

il suo impeto furioso.

Quanto desidero che se ne vada

in fretta

il mascalzone

lasciando il posto

alla mitezza della brezza

e alle carezze del sole

 

G.G.

domenica 11 maggio 2025

MADRE

 



Madre

grazie della vita

con le sue gioie

con i suoi dolori

 

Grazie della vita

che mi ha indicato il sentiero

verso il paese incantato

e fecondo

della poesia


G.G.

mercoledì 7 maggio 2025

MEMORIA

Oggi una bellissima poesia del bravo poeta GAVINO PUGGIONI 


Memoria

di Gavino Puggioni


Non dimenticare
tuo padre e tua madre
Non abbandonare
il ricordo di quando
eri bambino,
di quando piangevi,
di quando ti sbattevi
per un giocattolo
mai avuto.

Non dimenticare
dove sei nato,
dove sei cresciuto,
dove ti sei tagliato un dito,
dove giocavi
a dispetto di altri che non potevano.

Non dimenticare
Ricordati di ricordare
Non dimenticare, amico o fratello,
quei luoghi dell'infanzia,
perchè sono quelli
che ti faranno più bello
il futuro.


Da L'arcobaleno in giardino (Magnum, 2004)


giovedì 1 maggio 2025

IL TEMPO BELLO È LONTANO

 


Il tempo bello è lontano

Il bel tempo delle speranze

degli affetti scontati

il bel tempo se n’è andato

verso la fine del suo cammino

 

Incombono giorni nuovi

a scompigliare i pensieri

mentre la pelle annuncia

il suo declino

 

Il tempo bello è lontano

in fondo all’anima

barbagli di gioie

e d’ illusioni perdute

ma riappare

ad invaghire il cuore

un nuovo mattino

 

G.G.

 

 


domenica 27 aprile 2025

PENSIERI DI UN SOLDATO QUALUNQUE

 



Che diritto ha un uomo

di mandarmi a uccidere e a morire?

Ed io perché devo ubbidire?

Lui al sicuro nel suo fortino

io nella trincea supino

sospeso tra la vita e la morte

non è una buona sorte

Che diritto ha un uomo

di mandarmi a uccidere e a morire?

 

- Giovanna Giordani -


venerdì 25 aprile 2025

Signore Delle Cime con Silenzio - Coro Alpini



25 APRILE 2025 - 80 ANNI DALLA LIBERAZIONE DAL REGIME NAZIFASCISTA IN ITALIA


A TUTTE LE VITTIME DELLE GUERRE PASSATE E PRESENTI.


GUERRA: IL PIU' ALTO GRADO DELLA STUPIDITA' UMANA

mercoledì 23 aprile 2025

La Lettera ai poeti di Papa Francesco

 


Cari poeti, so che avete fame di significato, e per questo riflettete anche su come la fede interroga la vita. Questo “significato” non è riducibile a un concetto, no. È un significato totale che prende poesia, simbolo, sentimenti. Il vero significato non è quello del dizionario: quello è il significato della parola, e la parola è uno strumento di tutto quello che è dentro di noi. Ho amato molti poeti e scrittori nella mia vita, tra i quali ricordo soprattutto Dante, Dostoevskij e altri ancora. Devo anche ringraziare i miei studenti del Colegio de la Inmaculada Concepción di Santa Fe, con i quali ho condiviso le mie letture quando ero giovane e insegnavo letteratura. Le parole degli scrittori mi hanno aiutato a capire me stesso, il mondo, il mio popolo; ma anche ad approfondire il cuore umano, la mia personale vita di fede, e perfino il mio compito pastorale, anche ora in questo ministero. Dunque, la parola letteraria è come una spina nel cuore che muove alla contemplazione e ti mette in cammino. La poesia è aperta, ti butta da un’altra parte.

Alla luce di questa esperienza personale, oggi vorrei condividere con voi alcune considerazioni sull’importanza del vostro servizio.

La prima vorrei esprimerla così: voi siete occhi che guardano e che sognano. Non soltanto guardano, ma anche sognano. Una persona che ha perso la capacità di sognare manca di poesia, e la vita senza poesia non funziona. Noi esseri umani aneliamo a un mondo nuovo che probabilmente non vedremo appieno con i nostri occhi, eppure lo desideriamo, lo cerchiamo, lo sogniamo. Uno scrittore latinoamericano diceva che abbiamo due occhi: uno di carne e l’altro di vetro. Con quello di carne guardiamo ciò che vediamo, con quello di vetro guardiamo ciò che sogniamo. Poveri noi se smettiamo di sognare, poveri noi!

L’artista è l’uomo che con i suoi occhi guarda e insieme sogna, vede più in profondità, profetizza, annuncia un modo diverso di vedere e capire le cose che sono sotto i nostri occhi. Infatti, la poesia non parla della realtà a partire da princìpi astratti, ma mettendosi in ascolto della realtà stessa: il lavoro, l’amore, la morte, e tutte le piccole grandi cose che riempiono la vita. Il vostro è — per citare Paul Claudel — un “occhio che ascolta”. L’arte è un antidoto contro la mentalità del calcolo e dell’uniformità; è una sfida al nostro immaginario, al nostro modo di vedere e capire le cose. E in questo senso lo stesso Vangelo è una sfida artistica. Essa possiede quella carica “rivoluzionaria”, che voi conoscete bene, ed esprimete grazie al vostro genio con una parola che protesta, chiama, grida. Anche la Chiesa ha bisogno della vostra genialità, perché ha bisogno di protestare, chiamare e gridare.

 Vorrei dire però una seconda cosa: voi siete anche la voce delle inquietudini umane. Tante volte le inquietudini sono sepolte nel fondo del cuore. Voi sapete bene che l’ispirazione artistica non è solo confortante, ma anche inquietante, perché presenta sia le realtà belle della vita sia quelle tragiche. L’arte è il terreno fertile nel quale si esprimono le “opposizioni polari” della realtà — come le chiamava Romano Guardini —, le quali richiedono sempre un linguaggio creativo e non rigido, capace di veicolare messaggi e visioni potenti. Per esempio, pensiamo a quando Dostoevskij nei Fratelli Karamazov racconta di un bambino, piccolo, figlio di una serva, che lancia una pietra e colpisce la zampa di uno dei cani del padrone. Allora il padrone aizza tutti i cani contro il bambino. Lui scappa e prova a salvarsi dalla furia del branco, ma finisce per essere sbranato sotto gli occhi soddisfatti del generale e quelli disperati della madre.

Questa scena ha una potenza artistica e politica tremenda: parla della realtà di ieri e di oggi, delle guerre, dei conflitti sociali, dei nostri egoismi personali. Per citare soltanto un brano poetico che ci interpella. E non mi riferisco solamente alla critica sociale che c’è in quel brano. Parlo delle tensioni dell’anima, della complessità delle decisioni, della contraddittorietà dell’esistenza. Ci sono cose nella vita che, a volte, non riusciamo neanche a comprendere o per le quali non troviamo le parole adeguate: questo è il vostro terreno fertile, il vostro campo di azione.

E questo è anche il luogo dove spesso si fa esperienza di Dio. Un’esperienza che è sempre “debordante”: tu non puoi prenderla, la senti e va oltre; è sempre debordante, l’esperienza di Dio, come una vasca dove cade l’acqua di continuo e, dopo un po’, si riempie e l’acqua straripa, deborda.

È quello che vorrei chiedere oggi anche a voi: andare oltre i bordi chiusi e definiti, essere creativi, senza addomesticare le vostre inquietudini e quelle dell’umanità. Ho paura di questo processo di addomesticamento, perché toglie la creatività, toglie la poesia. Con la parola della poesia, raccogliete gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si raffreddino e non si spengano. Questa opera permette allo Spirito di agire, di creare armonia dentro le tensioni e le contraddizioni della vita umana, di tenere acceso il fuoco delle passioni buone e di contribuire alla crescita della bellezza in tutte le sue forme, quella bellezza che si esprime proprio attraverso la ricchezza delle arti.

Questo è il vostro lavoro di poeti: dare vita, dare corpo, dare parola a tutto ciò che l’essere umano vive, sente, sogna, soffre, creando armonia e bellezza. È un lavoro che può anche aiutarci a comprendere meglio Dio come grande «poeta» dell’umanità. Vi criticheranno? Va bene, portate il peso della critica, cercando anche di imparare dalla critica. Ma comunque non smettete di essere originali, creativi. Non perdete lo stupore di essere vivi.

 

Dunque: occhi che sognano, voci delle inquietudini umane; e perciò voi avete anche una grande responsabilità. E qual è? È la terza cosa che vorrei dirvi: siete tra coloro che plasmano la nostra immaginazione. Il vostro lavoro ha una conseguenza sull’immaginazione spirituale delle persone del nostro tempo. E oggi abbiamo bisogno della genialità di un linguaggio nuovo, di storie e immagini potenti.

Io pure sento, vi confesso, il bisogno di poeti capaci di gridare al mondo il messaggio evangelico, di farci vedere Gesù, farcelo toccare, farcelo sentire immediatamente vicino, consegnarcelo come realtà viva, e farci cogliere la bellezza della sua promessa. La vostra opera ci può aiutare a guarire la nostra immaginazione da tutto ciò che ne oscura il volto o, ancor peggio, da tutto ciò che vuole addomesticarlo. Addomesticare il volto di Cristo, mettendolo dentro una cornice e appendendolo al muro, significa distruggere la sua immagine. La sua promessa invece aiuta la nostra immaginazione: ci aiuta a immaginare in modo nuovo la nostra vita, la nostra storia e il nostro futuro. E qui torno a ricordare un altro capolavoro di Dostoevskij, piccolo ma che ha dentro tutte queste cose: le Memorie dal sottosuolo. Lì dentro ci sono tutta la grandezza dell’umanità e tutti i dolori dell’umanità, tutte le miserie, insieme. Questa è la strada.

Cari poeti, grazie per il vostro servizio. Continuate a sognare, a inquietarvi, a immaginare parole e visioni che ci aiutino a leggere il mistero della vita umana e orientino le nostre società verso la bellezza e la fraternità universale.

Aiutateci ad aprire la nostra immaginazione perché essa superi gli angusti confini dell’io, e si apra alla realtà tutta intera, nella pluralità delle sue sfaccettature: così sarà disponibile ad aprirsi anche al mistero santo di Dio. Andate avanti, senza stancarvi, con creatività e coraggio!

Vi benedico.

Francesco


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