<…L’Unione sovietica con le medaglie rimediava a tutto:
alla miseria, alla libertà mancata, alla menzogna…>
Sono venuta a conoscenza di questo libro attraverso la
trasmissione “Quante storie” su Rai 3.
Stavano finendo l’intervista alla scrittrice ucraina Yaryna
Grusha durante la presentazione del suo romanzo “L’album blu”. Ne fui subito attratta. E lo comprai. L’ho letto con molto interesse
ed attenzione in quanto ho potuto conoscere attraverso i protagonisti della
narrazione e le loro fotografie nell’album blu di famiglia, l’evolversi nel
tempo degli antefatti della guerra fra Russia e Ucraina che dura ormai da quasi
cinque anni. Una guerra che mi ha molto colpito per la sua assurdità e
nefandezza nel terzo millennio nel quale pensavamo di poter vivere in pace,
almeno in Europa.
“L’attacco russo partì nelle prime ore del mattino del 24
febbraio 2022 via terra e via cielo…” È l’incipit della breve ultima parte del romanzo, una
data che non dimenticherò mai perché proprio quella mattina guardando di
buonora la tv mi pareva di non poter credere ai miei occhi mentre vedevo una
Monica Maggioni mostrare, con un sottofondo di sgomento e incredulità, i carri
armati russi che entravano in territorio ucraino con le tragiche conseguenze
che, purtroppo, abbiamo visto in tutti questi anni di guerra.
Attraverso la protagonista de “L’album blu”, alla quale la
scrittrice ha dato il suo nome e tanto del suo vissuto personale, si può
conoscere cosa significhi vivere sotto la “nube sovietica” che non vuole
andarsene dal cielo ucraino sotto il quale il popolo è perennemente tormentato,
(basta pronunciare la parola “holodomor” che significa morte per fame, di
staliniana memoria… ) popolo che sta perdendo la vita per tenersi stretta la
sua indipendenza conquistata da più di 30 anni e che la Russia cerca
insistentemente di togliere con la forza delle armi. È iniziato tutto con una certa
“operazione speciale” che ha provocato morte (soldati, civili, bambini…),
dolore, sopraffazione, distruzione senza
tregua né pietà da parte dello Stato più grande del mondo, ma che aspira
evidentemente a maggiori dominii.
Da questo libro si apprende inoltre l’importanza della
cultura come sinonimo di arricchimento interiore nonché di libertà. La
scrittrice infatti è figlia di insegnanti che, naturalmente, le hanno trasmesso
l’importanza del sapere. Yaryna Grusha è stata ospite di una famiglia trentina
durante gli anni di Chornobyl e così ha potuto conoscere e apprezzare la lingua
e la cultura italiana tanto che da parecchi anni si è trasferita nella nostra bella Italia in veste di
insegnante di Letteratura Ucraina in una Università italiana.
In questo romanzo è evidente l’amore per la terra natia della
scrittrice nonché per il suo popolo coraggioso, con i giovani in prima fila,
che lotta strenuamente per poter vivere libero e indipendente pur se continuamente
vessato e sfinito dalla crudeltà e violenza dell’invasore.
È un romanzo del quale ne consiglierei senz’altro la
lettura, al fine di poter comprendere meglio come sia alto il valore della
libertà e come sia altrettanto doloroso vederlo minacciato e calpestato dalla
ferocia e disumanità di una dannata guerra.
Giovanna Giordani