L’Architetto Rossi,
assieme ad un gruppo di tecnici di vario ordine e grado, stava visitando le
stanze e i siti del vecchio castello poiché l’Ente, al quale era stato venduto,
desiderava ristrutturarlo affinché potesse essere visitabile dalla popolazione.
Tutto era rimasto come
qualche centinaio di anni fa. Si respirava quindi un’aria di vecchi tempi e
usanze arcaiche.
La perlustrazione ebbe
così inizio.
Tutte le stanze furono
aperte, dal tetto ai bassifondi, per pianificare gli interventi. Naturalmente i
luoghi più interessanti erano quelli in cui erano vissuti, nelle rispettive
epoche storiche, i vari nobili proprietari. Gli sguardi degli antichi volti
impolverati dei ritratti alle pareti sembravano seguire incuriositi
l’andirivieni in quelle stanze rimaste per tanto tempo silenziose
nell’oscurità. L’arch. Rossi si soffermò ad osservare quei volti consegnati ai
secoli immaginando i pensieri e i sentimenti dei loro proprietari. Altre
epoche, altri costumi, ormai lontani, disse fra sé.
I pavimenti di legno
scricchiolavano sotto i passi dei restauratori e così, dopo tanto tempo, il
castello ritrovò un po’ di vita.
L’arch. Rossi entrò in
una grande stanza dove la polvere degli addobbi signorili mostrava lo scorrere
delle stagioni. Un grande quadro campeggiava sulla parete vicino al baldacchino
di un letto che aveva probabilmente custodito i sogni di qualche nobile
principe.
Mentre osservava il
ritratto del giovane, oggetto del dipinto, sentì un lieve rumore proveniente
dalla parete in fondo alla stanza. Era un leggero scricchiolio, forse di
qualche animaletto che aveva trovato rifugio in qualche crepa del muro.
Così continuò ad
esaminare l’immagine di quel giovane vestito riccamente e dall’aspetto fiero,
ma i cui occhi lampeggiavano di orgoglio ferito. Stava in piedi con una mano
appoggiata ad una sedia e l’altra tesa ad indicare qualcosa davanti a sé.
Dai vetri opachi delle
finestre cominciava ad entrare la luce del crepuscolo e l’architetto pensò che doveva
sbrigarsi a fotografare, prendere appunti ecc. Però si accorse che qualcosa di
strano lo teneva inchiodato in quel luogo. Guardò di nuovo il quadro e seguì
l’indicazione della mano del giovane. Lo scricchiolio si udì nuovamente. Si
avvicinò alla parete inferiore della grande camera. Aprì qualche cassetto del
mobilio, e qualche anta del grande armadio, poi si accorse che vicino alla
enorme stufa ad olle, troneggiante nell’angolo dello stanzone, la tappezzeria
era interrotta da un ritaglio verticale nella parete. Si avvicinò per vedere
meglio e si rese conto che si trovava di fronte ad una porticina mimetizzata
con quel rivestimento del muro, ormai sfilacciato e sbiadito. Si fermò come
impietrito poiché gli sembrò di udire una voce che lo invitava a premere la
mano su quel misterioso pannello. Era solo. Si accorse di provare un vago e
insospettabile timore. Girò intorno lo sguardo furtivamente e poggiò lentamente
la mano su quella strana porticina che non era visibile ad uno sguardo
superficiale. Si accorse che essa cedeva sotto la sua pressione e lentamente si
stava aprendo. La visione che gli si presentò davanti lo sconvolse parecchio:
era uno scheletro intatto seduto su una sedia di legno.
In quel preciso istante,
dal ritratto del nobile giovane, uscì un grido soffocato e il quadro rovinò a
terra.
Ormai l’oscurità avanzava
a grandi passi e l’arch. Rossi sentì che qualcuno lo chiamava, ma lui non
riusciva a staccarsi da quella visione. Nel buio di quel luogo angusto iniziò a
tremolare un lieve lumicino e lo scheletro si smaterializzò lasciando il posto
alla visione evanescente di una giovane donna che iniziò a muovere le labbra
dicendo con una voce flebile e lontana:
-
Grazie per avermi liberata. –
L’architetto, tremante e
come ipnotizzato, rispose balbettando: - da che cosa l’ho liberata?
- Dall’oblio – disse la ragazza e continuò con voce esile: - io ero una
semplice contadina e il figlio del principe si era invaghito di me e voleva
sposarmi, ma il padre aveva per lui altri progetti matrimoniali con fanciulle
del suo rango e così mi ha rinchiusa qui dentro, insensibile alle mie grida di
aiuto. –
Quando ebbe finito di
parlare, la visione femminile scomparve e il lumino si spense. Riapparve lo
scheletro che alzò una mano in segno di saluto e ritornò nella posizione in cui
l’architetto l’aveva trovato.
Riavutosi dallo shock l’arch.
Rossi chiamò gli altri tecnici che stavano ultimando i loro sopralluoghi.
Mostrò ciò che aveva trovato e fu deciso di non dare pubblicità all’accaduto.
Un medico legale dopo aver esaminato lo scheletro asserì che si trattava dello
scheletro di giovane donna e che era rimasto intatto a causa, probabilmente,
delle condizioni di aerazione del piccolo sito.
Dopo centinaia di anni
qualcuno aveva sentito il suo richiamo disperato e aveva sprigionato il suo grande
dolore…
G.G.