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venerdì 4 settembre 2026

Brevi riflessioni sul libro L'ALBUM BLU di Yaryna Grusha

 


<…L’Unione sovietica con le medaglie rimediava a tutto: alla miseria, alla libertà mancata, alla menzogna…>

Sono venuta a conoscenza di questo libro attraverso la trasmissione “Quante storie” su Rai 3.

Stavano finendo l’intervista alla scrittrice ucraina Yaryna Grusha durante la presentazione del suo romanzo “L’album blu”.  Ne fui subito attratta.  E lo comprai. L’ho letto con molto interesse ed attenzione in quanto ho potuto conoscere attraverso i protagonisti della narrazione e le loro fotografie nell’album blu di famiglia, l’evolversi nel tempo degli antefatti della guerra fra Russia e Ucraina che dura ormai da quasi cinque anni. Una guerra che mi ha molto colpito per la sua assurdità e nefandezza nel terzo millennio nel quale pensavamo di poter vivere in pace, almeno in Europa.

L’attacco russo partì nelle prime ore del mattino del 24 febbraio 2022 via terra e via cielo…È l’incipit della breve ultima parte del romanzo, una data che non dimenticherò mai perché proprio quella mattina guardando di buonora la tv mi pareva di non poter credere ai miei occhi mentre vedevo una Monica Maggioni mostrare, con un sottofondo di sgomento e incredulità, i carri armati russi che entravano in territorio ucraino con le tragiche conseguenze che, purtroppo, abbiamo visto in tutti questi anni di guerra.

Attraverso la protagonista de “L’album blu”, alla quale la scrittrice ha dato il suo nome e tanto del suo vissuto personale, si può conoscere cosa significhi vivere sotto la “nube sovietica” che non vuole andarsene dal cielo ucraino sotto il quale il popolo è perennemente tormentato, (basta pronunciare la parola “holodomor” che significa morte per fame, di staliniana memoria… ) popolo che sta perdendo la vita per tenersi stretta la sua indipendenza conquistata da più di 30 anni e che la Russia cerca insistentemente di togliere con la forza delle armi. È iniziato tutto con una certa “operazione speciale” che ha provocato morte (soldati, civili, bambini…), dolore, sopraffazione,  distruzione senza tregua né pietà da parte dello Stato più grande del mondo, ma che aspira evidentemente a maggiori dominii.

Da questo libro si apprende inoltre l’importanza della cultura come sinonimo di arricchimento interiore nonché di libertà. La scrittrice infatti è figlia di insegnanti che, naturalmente, le hanno trasmesso l’importanza del sapere. Yaryna Grusha è stata ospite di una famiglia trentina durante gli anni di Chornobyl e così ha potuto conoscere e apprezzare la lingua e la cultura italiana tanto che da parecchi anni si è trasferita  nella nostra bella Italia in veste di insegnante di Letteratura Ucraina in una Università italiana.

In questo romanzo è evidente l’amore per la terra natia della scrittrice nonché per il suo popolo coraggioso, con i giovani in prima fila, che lotta strenuamente per poter vivere libero e indipendente pur se continuamente vessato e sfinito dalla crudeltà e violenza dell’invasore.

È un romanzo del quale ne consiglierei senz’altro la lettura, al fine di poter comprendere meglio come sia alto il valore della libertà e come sia altrettanto doloroso vederlo minacciato e calpestato dalla ferocia e disumanità di una dannata guerra.

 

Giovanna Giordani

  


 

 

mercoledì 12 luglio 2023

I GIRASOLI DI KIEV (Erin Litteken)

 




Per chi volesse conoscere ciò che il popolo ucraino ha subìto durante il regime di Stalin negli anni trenta del Novecento,  il libro “I girasoli di Kiev” di Erin Litteken può essere un valido aiuto.

Un romanzo che, attraverso le vicende di una famiglia ucraina, ci fa entrare nell’orribile realtà dell’Holodomor. Far morire milioni di persone di fame lasciando marcire il grano nei depositi, penso che sia uno dei peggiori crimini contro l’umanità.

E tutto questo in nome di una ignobile e vile  ideologia chiamata “collettivizzazione” dei prodotti della terra. Ma di collettivo c’era solo la morte di gente semplice alla quale era stata tolta l’unica fonte di sostentamento rappresentata dal lavoro contadino.

Il regime comandava loro di lavorare e produrre senza la possibilità di godere dei frutti delle loro fatiche. Chi cercava di opporsi a questa ignobile prepotenza veniva regolarmente ucciso.

Alcuni di quei pochi sopravvissuti a questo sterminio hanno trovato rifugio all’estero, principalmente in America,  dove hanno potuto rifarsi una vita, cercando di tenere a bada i tristi ricordi degli orrori subiti nella loro amata terra Ucraina.

L’autrice di questo bellissimo romanzo-testimonianza è americana ma ha origini ucraine e ciò che scrive non è pura invenzione bensì  trascrizione di realtà raccontate da chi le aveva vissute sulla propria pelle.

L’asservimento al regime, le crudeltà perpetrate su un popolo inerme e indifeso non potranno mai essere dimenticate da chi è riuscito a sopravvivere.  Si capisce così come, con l’avvento dell’assurda e crudele invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022, questo popolo, fiero e coraggioso, che a fatica era riuscito a rendersi indipendente e autonomo, ora cerchi di lottare con tutte le sue forze per non sottostare nuovamente al regime dittatoriale russo.

“I girasoli di Kiev” l’ho preso a prestito presso la biblioteca, ma mi è sembrato così vero e interessante che lo voglio acquistare per tenerlo fra i miei preferiti.

È chiaro quindi che ne consiglio vivamente la lettura.  

Tanti crimini sono stati compiuti da certi “uomini” che si credevano immortali per poter dominare il mondo ed è triste assistere anche ai giorni nostri a violenze inaudite sui propri simili.

Fin dagli anni della mia giovinezza, “all’apparir del vero”, nella mia piccola mente mi è sembrato di poter sostenere che la guerra è il più alto grado della stupidità umana. E credo proprio che non cambierò mai idea.

 Giovanna Giordani


sabato 5 novembre 2022

LA BAMBINA DI KIEV (Recensione)

 

La piccola Alisa di anni dieci, la mamma Polina, il padre Semyon, il nonno Olexander sono i protagonisti di questo racconto coinvolgente, imbevuto di tragicità e di una fiducia cocciuta nella vita nonostante il male che questa famiglia incontra sul suo cammino.

…”Olexander alzò gli occhi al cielo. – La guerra, la guerra! C’è già stata la guerra qua, prima con i comunisti, poi con i nazisti. Chi vuole di nuovo la guerra? –

I russi, avrebbe potuto ribattere Polina. Ma solo pensarlo sembrava assurdo. Tutti i russi avevano parenti in Ucraina. Tutti gli ucraini avevano parenti in Russia. A chi poteva venire in mente di spingerli gli uni contro gli altri? Per spararsi, poi, e ammazzarsi a vicenda? Certo, c’era quel caos orribile del Donbass, che durava da anni e non era del tutto chiaro come fosse scoppiato e cosa potesse provocare. Ma non se ne parlava molto, alle autorità non piaceva si approfondisse la questione.

La donna non rispose e l’uomo sbuffò, soddisfatto. Si era quietata. – Pensaci, e vedrai che ti convincerai. Non ci sarà nessuna guerra…-“

Ma la guerra, come tutti sappiamo, è entrata all’improvviso e prepotentemente nella loro vita sconvolgendola con il suo carico di morte, dolore e distruzione. Solo la speranza continua a dibattersi nel cuore dilaniato dei protagonisti per non soccombere e accompagnerà i sopravvissuti fino all’entrata nell’agognata Europa.

Alisa, proprio nei primi giorni dei bombardamenti, perderà l’amatissimo padre ucciso da una mitragliata alla sua autovettura mentre cercava di fuggire per portare in salvo la sua famiglia e il nonno Olexander padre della moglie Polina.

La fuga da Kiev, dove fino al giorno prima questa giovane famiglia viveva serena con tanti progetti per il futuro, si svolgerà poi con mezzi di fortuna o a piedi, e si può immaginare con quale stato d’animo. Nell’attraversamento di un fiume viene bombardata la passerella che sostiene i fuggiaschi e mamma Polina sparisce dalla vista della sua piccola Alisa che il nonno Olexander è riuscito, per fortuna, a portare in salvo. La ricerca della donna attraverso il telefono cellulare e nei punti di sosta per i profughi non dà esito positivo. Si spera di trovarla a Leopoli, città che accoglie i tanti che vi accorrono per mettersi in salvo. Da Leopoli ci si può rifugiare in Polonia al riparo dalla guerra.

La narrazione è fluida, avvincente e, naturalmente, carica di eventi che il lettore ha più o meno già potuto conoscere attraverso i vari reportage televisivi. Riviviamo nel racconto il primo periodo di questa assurda, crudele e stupida guerra della quale desideriamo tutti la fine veloce.

L’epilogo della vicenda della piccola e coraggiosa Alisa è in Polonia dove per i sopravvissuti della sua famiglia inizierà una nuova vita e si può immaginare con quali ricordi…

Questo racconto è emblematico delle tante tragicità che vivono i bambini e le loro famiglie nei contesti di guerra nella nostra epoca “evoluta” che rischia di perdere gran parte della propria preziosa umanità.

Un libro da leggere, sicuramente, magari anche nelle scuole, per far comprendere il valore e l’importanza della pace che, purtroppo, ancora oggi, in tante parti del mondo è difficile da conquistare.


Giovanna Giordani


– Luca Crippa e Maurizio Onnis – Pienogiorno – Pagg. 286 – ISBN 9791280229557 – Euro 17,90


mercoledì 22 giugno 2022

“LA RUSSIA DI PUTIN” DI ANNA POLITKOVSKAJA

 



 Siamo nel 2022 quindi sono già trascorsi sedici anni dall’assassinio, avvenuto a Mosca, della giornalista autrice di questo libro. Un assassinio ad oggi impunito. Raccontare la verità in certi Stati è proibito e si rischia la vita. Ma chi ama la verità e la libertà di divulgarla sa rischiare anche la vita. Ci ha lasciato i suoi libri, per fortuna. Prezioso dono.

Fin dalle prime pagine si può comprendere perché gli argomenti  di cui parla la Politkovskaja  non siano stati accolti con favore da qualche potente che, senza remore, ha deciso di farla tacere per sempre.

Questa è un’opera che  non si può leggere tutta d’un fiato in quanto le citazioni di fatti documentati con le relative date richiedono attenzione e riflessione particolari. È un testo imbevuto di coraggio e desiderio di urlare al mondo verità scomode sostituite da deplorevoli menzogne da parte di chi detiene il potere e lo usa, senza scrupoli di ogni genere, per il proprio tornaconto.

<Siamo solo un mezzo, per lui. Un mezzo per raggiungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole. Può giocare con noi, se ne ha voglia. Può distruggerci, se lo desidera. Noi non siamo niente. Lui, finito dov’è per puro caso, è il dio e il re che dobbiamo temere e venerare. La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia. In un bagno di sangue. In guerre civili. Io non voglio che accada di nuovo. Per questo ce l’ho con un tipico čekista sovietico che ascende al trono di Russia incedendo tronfio sul tappeto rosso del Cremlino>.

 Pagina dopo pagina si percepisce la  sofferenza della scrittrice russa nel vedere la sua gente costretta a subire le più vergognose menzogne senza possibilità di replica. Perché a subire ingiustizie e menzogne è sempre il cittadino semplice, che rispetta la legge, paga i tributi allo Stato i cui rappresentanti, in questo caso, con i loro fedelissimi, hanno raggiunto, chissà come,  un livello di ricchezza da far rivoltare nella tomba i famosi utopici filosofi Marx  ed Engels.

Il libro della Politkovskaja può essere, a mio parere, anche considerato una specie di preavviso ai successivi eventi dal 2006 fino ai giorni nostri. Giorni che sono stati sconvolti dall’inizio di una guerra di aggressione, voluta dalla Russia di Putin assieme al suo staff, contro uno Stato, l’Ucraina,  che faticosamente  aveva  raggiunto la democrazia e l’indipendenza.

Una guerra che ha colpito il popolo civile indiscriminatamente con distruzione, morte e atroci sofferenze. Una guerra che certo non ci si aspettava di vedere in un’Europa moderna e civilizzata. E che certo non lascerà un buon ricordo in coloro che l’hanno subita, e dalla quale hanno cercato giustamente di difendersi con ogni mezzo, e in quelli che l’hanno dovuta iniziare in obbedienza ad ordini superiori. Una guerra, ancora una volta, come tutte le guerre, vergogna dell’umanità.

Il coraggio eccezionale di Anna Politkovskaja ci ha lasciato dunque una testimonianza molto importante riguardo alla vita di quella parte della popolazione russa che non gode di ricchezza e privilegi. Attraverso le sue interviste comprendiamo le verità sui comportamenti del potere che, con tutti i mezzi, cerca di salvaguardare se stesso. Si può solo consigliarne la lettura così ognuno potrà trarre le proprie conclusioni. Io l’ho apprezzato molto proprio perché, rendersi conto che c’è ancora qualcuno al mondo che, senza paura, cerca di contrastare le menzogne  e l’arroganza,  fa ritrovare la fiducia nell’umanità degna di questo nome.

E sono orgogliosa che questo coraggio l’abbia avuto una donna. Perché la forza della parola non toglie la vita a nessuno, mentre si sa cosa succede con la forza delle armi…

Ascoltiamola, dunque, questa giornalista amante della giustizia e della legalità. Magari ci potrà chiarire le idee su come mai qualcuno in Russia, nel 2022 (!) abbia voluto iniziare una guerra assurda ed ignobile che distrugge e sbrana senza pietà.

-         Giovanna Giordani -


L’uomo che disse NO A HITLER – Josef Mayr-Nusser – un eroe solitario

 


4 ottobre 1944

<Giurare è un verbo insopportabile. Giurare a chi? E a che cosa? Per quali motivi? Giurare a un uomo, a un dittatore, a un Führer? Quanti giuramenti si sono consumati nel caotico incedere degli eserciti! Giurare in nome di Dio. Giurare per abbandonare se stessi, sacrificarsi per alimentare il fuoco della persecuzione verso altri uomini. Giurare per costrizione. Giurare per odiare, per conquistare, per sottomettere, per incendiare e impolverare la storia. Giurare per rinnegare la propria coscienza con i valori e i principi depositati con coraggio e pazienza. Giurare e piegarsi a un culto demoniaco. Il culto dei capi, innalzati a idoli di una religione sterminatrice. Giurare come insegnano i nazisti: “Giuro a te, Adolf Hitler, Führer e cancelliere del reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a te e ai superiori designati da te l’obbedienza fino alla morte e che Dio mi assista”. “Che Dio mi assista?”. Può un cristiano pronunciare simili parole? >

Questo è l’incipit del libro di Francesco Comina che racconta la vita di uno dei pochi eroi che si rifiutarono di giurare obbedienza a Hitler.

Cristiano di formazione, abbraccia senza remore gli insegnamenti del Vangelo perché li sente in sintonia con la sua coscienza.

Già, la coscienza. È il filo conduttore di questo bellissimo libro che risulta quanto mai attuale per l’inaspettata esplosione della guerra scatenata nel cuore dell’Europa in questo 2022 che ci riporta ai periodi più bui del secolo scorso.

Le guerre le fanno i soldati semplici, reclutati generalmente fra la povera gente, con alla guida i generali. Quelli che le guerre le vogliono se ne stanno comodamente seduti nei loro lussuosi palazzi di comando. Non salgono sui carri armati. Sui carri armati fanno salire gli altri, a rischiare la vita, a uccidere altre vite. Per chi, per che cosa? Per obbedienza ai comandi del capo, pena la morte.

Ebbene, il valore di questo “eroe solitario” sta proprio nell’aver ascoltato la propria coscienza che gli faceva capire lo sbaglio e l’orrore degli ordini che gli venivano impartiti. Il suo Dio, nei suoi comandamenti, gli aveva detto che non era giusto uccidere i propri simili, e Josef Mayr-Nusser capisce che questo è un buon comandamento, che lo fa stare bene con se stesso e gli permette di non obbedire al “comandamento” del Führer.

L’uomo che disse di no a Hitler, naturalmente,  sarà condannato a morte e morirà sul carro bestiame diretto a Dachau. Verrà trovato dalle guardie mentre stringeva tra le mani il Vangelo e un Rosario.

Un libro, questo, che non si trova purtroppo più in commercio. Ne ho trovato miracolosamente una copia nella Piccola libreria di Levico Terme (TN) dove ne conservano ancora qualche copia per chi fosse interessato.

È un libro che andrebbe divulgato particolarmente nelle scuole e magari commentato assieme agli studenti.

In esso viene inoltre ricordato un altro coraggioso che si oppose agli ordini antiumani di Hitler e cioè Franz Jägerstätter. La Chiesa cattolica li ha, a pieno titolo, eletti ambedue fra i beati.  Si, beati puri di cuore e grandi eroi operatori di pace.

 

Giovanna Giordani

 

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lunedì 6 settembre 2021

SEMI NUDI - Silloge poetica di Franca Canapini

 


Ricevere in dono un libro è sempre stata per me, fin da piccola, una pillola di felicità.  E così è successo quando mi sono trovata nella cassetta della posta la nuova silloge di Franca Canapini – SEMI NUDI -.

Nel ringraziare Franca di questo graditissimo dono, desidero  lasciare qualche mia impressione di lettura con parole in libertà.

Leggere poesie è diverso dal leggere racconti o romanzi, leggere poesie è come entrare in un paese incantato. E non è forse così il paese dell’anima? Sì, perché la poesia incanta, affascina, avvolge, accende  luci.

E tutto questo, come mi aspettavo, l’ho trovato nelle poesie di Franca. Ho avuto modo di conoscere la sua poetica dai testi postati sul suo blog (lieve2011) e da altre sue pubblicazioni, così  ho cercato in questa sua ultima pubblicazione le “novità”. Non sono certo rimasta delusa.

Ho voluto “gustarmele”  con la dovuta calma seduta in terrazza circondata da sole e fiori. Già, i fiori. Fra una poesia e l’altra osservavo i miei vasi nei quali avevo messo i semi delle surfinie rimasti dall’anno scorso, “semi nudi” appunto ma che sono diventati anche quest’anno dei bei fiori colorati che rallegrano e rasserenano lo sguardo. Ecco, ho pensato, anche le poesie di Franca sono come i miei semi trasformati in fiori di parole multicolori.

“Semi- nudi” inoltre come i poeti poiché con le loro parole si svestono mostrando la parte più recondita della loro anima, come generoso e prezioso dono.

La silloge di Franca Canapini spazia dal personale ( ricordi, dediche, riflessioni) all’universale (modi di vita e di sentire, notizie dal mondo ecc.).  Non manca naturalmente l’ispirazione scaturita dall’osservazione della natura che ci circonda e della quale la  poeta sa cogliere il muto linguaggio e lo canta.  Voglio qui riportarne qualcuna delle une e delle altre, iniziando con questa che, è, sì,  personale, ma potrebbe rappresentare il vissuto di tante donne:

C’è una pace dolce a mezzogiorno
tra le ombre oblique dei cipressi
stregati dal richiamo dell’azzurro
Una cicala canta l’estate

Occhi negli occhi so che approvate:
ho dato e dato – magari errando a volte
ma senza risparmio di me stessa
per amore, sempre

Ora è mia l’estate, ora è per me
questa pace dolce a mezzogiorno
tra le ombre dei cipressi
decisi a dare la scalata al cielo

Un’ape ronza sulla zinnia gialla
leggera,, oggi, vive per sé

 

Ed ora, ecco lo spettacolo della natura che ammalia, in cui la poetessa si riconosce immagine passeggera, presa in un giro immortale (prendendo a prestito i famosi versi di Ungaretti).   Poesia, la prossima, da leggere magari con il sottofondo della celeberrima Moonlight di Beethoven:

In una sera così
di mezza luna e qualche stella
d’alberi tutti in fiore tra le luci
nell’aria che s’intenera
non si dorme e non si veglia
cullati dalle ninne degli uccelli
quietamente si trasogna

In una sera così
ci facciamo aria
erba fiore
nulla

Io ho trascritto due delle tante poesie che mi hanno colpito particolarmente, ma certamente la raccolta è molto interessante ed eterogenea, ci sono originali metafore, versi in altre lingue, un florilegio di parole poetiche,  come  una partitura musicale con le sue variazioni di tempo. Oso proporre di seguito  qualche esempio di accostamento dei vari tempi della musica con le parole:

 Andante :  torno all’acqua/in un lento andare/di risacca

Adagio : Paghe dormono le rose del gioco diurno con il sole/dormono le iris gialle e quelle blu/le corolle dei papaveri si sono chiuse/anche le ginestre hanno spento le luci…

Grave :  …c’è un singhiozzo muto/che cade dai tuoi occhi/e contamina il paesaggio/un singhiozzo antico di millenni/che confligge con le primavere/come qualcosa d’irrisolto

Mosso  : Da dove viene il vento d’inverno/che mi sveglia e assedia la casa?/ Di quali di quante creature/stanotte trascina il tormento?...

Poesia, dunque, come musica, (non sono forse sorelle?) a volte dolce, a volte forte, malinconica, allegra, vivace e così via. Per ognuna una sua peculiare armonia. Non posso far altro che consigliarne la lettura. Ognuno potrà trovare sicuramente i versi con i quali si sentirà in sintonia.

Perché poetare è come seminare in campo fertile e così ha fatto Franca Canapini.  I semi si sono trasformati in parole, che ci attraggono, ci fanno riflettere, ci commuovono anche,  e ci stupiscono per la loro originalità e bellezza.

Lasciando ad ognuno  il piacere di leggere questa bella raccolta poetica,  voglio terminare queste mie riflessioni con questi versi che trovo molto intensi e significativi:

….

Ho di fronte le mia anima / ne sono inesorabilmente attratta /

Si sta bene ricongiunti, sì, così bene / che sembra non mancare niente /…

Il merito, la peculiarità, il valore della poesia è proprio quello di dar voce a quel famosissimo essenziale invisibile agli occhi (Il Piccolo Principe),  di far parlare l’inspiegabile, di scavare (ancora  Ungaretti)  e veder tramutarsi i semi nudi in fiori di poesie multiformi e variopinte,  messaggere di bellezza spirituale, così importante e necessaria al nostro vivere.  Franca Canapini ci prova e ci riesce.

 

Giovanna Giordani




(ordinabile dal blog dell'autrice https://lieve2011.wordpress.com/)


domenica 7 marzo 2021

RECENSIONE

Finchè si produrranno armi ci saranno guerre e omicidi.

Ma per non produrre armi ci vuole un coraggio straordinario...

Meglio cercare la pace su altri pianeti??

Non fa rumore il pianto di un bambino - Laura Vargiu – Migr-Azioni – ISBN 9788894456813 – Euro 9,00


Un titolo che è una calamita per chi cerca nella poesia cuore, solidarietà e fratellanza. Chiamiamola anche poesia-civile o poesia-denuncia.

E infatti non si rimane delusi dalla lettura di questa silloge. In essa troviamo anche poesie d’amore a tratti ispirate dai miti, ma il filo conduttore è il dolore, la sofferenza di coloro che sono vittime di soprusi e ingiustizie.

Lo stile è piano ma molto incisivo.

Laura sente su di sé lo strazio che patiscono gli oppressi, le sofferenze provocate dalle guerre nelle quali le vittime purtroppo sono troppo spesso gli indifesi, gli innocenti, i bambini …

Le sue parole sono un grido di dolore e di denuncia contro la crudeltà compiuta dagli esseri umani (è giusto definirli umani?) verso i loro simili.

E questa voce riesce, per fortuna, a farsi ascoltare da coloro che la comprendono e viene premiata in vari concorsi di poesia.

Perché se un poeta sa di essere impotente verso i soprusi compiuti da coloro che il potere lo detengono, è altresì cosciente che l’unica arma con la quale può contrastarli è la parola. E la sua coscienza lo “obbliga” ad usarla.

Io posso solo dire con parole semplici che ho provato molta ammirazione per l’opera di questa poetessa che non sa certo cosa sia l’indifferenza, ma cerca, con il mezzo che le è più congeniale e cioè la scrittura, di esprimere la sua indignazione, ribadiamo pure il suo doloroso sgomento per gli altrui patimenti . Per questo penso sia giusto far parlare lei stessa riportando qualche stralcio dei testi che mi sono parsi più significativi:


I cieli di Gerusalemme

.…

Cieli di villaggi perduti, macerie di memorie e diaspore nuove

si riflettono i cieli di Gerusalemme

negli occhi dei bambini che non li hanno mai visti

e in quelli dei vecchi che ancora li piangono

sventolando nei colori di una bandiera

che non trova più la strada di casa


Cieli di sogni e risvegli da notti incompiute

cieli di rassegnazione e speranze sospese di un popolo

.-.-.-.-.-

La madre di Tunisi

Alle madri mediterranee. A tutte le madri che hanno perso i figli per mare

………

Urlo a squarciagola il tuo nome

vuota ormai di ogni altra parola


Per far tacere il silenzio del mare

odioso frastuono di segreti di morte

che il mio antico cuore di madre

non si rassegna ad ascoltare.


.-.-.-.-.-.-

Gli invisibili

……

Isole in mezzo ad urbani oceani

d’indifferenza disperse

s’inabissano senza voce

nelle incenerite notti

di anonimi giorni sempre uguali.


.-.-.-.-.-.


La rosa di Damasco

Al dramma del popolo siriano


Negli inverni delle umane infamie

sfiorite gemono le primavere

dei tuoi giardini dai millenari incanti

…….

Spirano i tuoi petali

avvizziti e inermi

lungo sentieri di profughe marce


Dimenticati

sotto sguardi spenti e vacui

dei cieli nostri d’indifferenza saturi.


.-.-.-.-.


Angelina

A mia nonna e a tutti i bambini,ieri come oggi, figli della guerra

..

Di lui però non ricorda il volto

.....

È solo una bambina, Angelina

non sa di tutte le miserie umane

né del mondo al di là del mare

ove il fante suo padre d’onorata sarda brigata

a una remota frontiera martoriata

uccide e assale per poter da lei a casa tornare.


.-.-.-.-.


Saffo non canta più

Saffo non canta più

né l’inquieta insonnia delle stelle

né i fremiti di cuore e pelle

solo il dolore spezza la lingua

la ghermisce, l’avvinghia

mentre impietosa di sbarchi cala un’altra notte

già presaga di pianti e di morte.

e all’alba rigurgita il mare

avanzi di naufraghe vite

tra la spuma dell’onde stagioni tradite

sorrisi infranti d’infanzia

tra ruvidi scogli ed esangui rive.


.-.-.-.-.


Non fa rumore il pianto di un bambino

Al dramma dimenticato dello Yemen e del suo popolo

.

Anche la luce mutilata della luna

in questo martirio d’ombre s’oscura

come per dar anestetizzata requie

alla sorda coscienza del mondo

che distrattamente si risveglia ogni mattino

senza che nel cuore faccia più rumore

nemmeno il pianto d’un bambino.


Ecco, dunque qualche “assaggio” di questa pur breve, ma preziosa raccolta. Silloge senz’altro consigliabile.

Sono grata a Laura di avermi dato la possibilità di leggerla.


Giovanna Giordani

domenica 2 agosto 2020

VERSO LA POESIA ALLA RICERCA DI SENSO (M.C.L.)






RECENSIONE AL SAGGIO  DI  MARIA CARMEN LAMA

 

VERSO LA POESIA ALLA RICERCA DI SENSO

 

Per coloro che sono sensibili al mondo della poesia, penso che il saggio di Maria Carmen Lama dal titolo Verso la poesia alla ricerca di senso  possa essere un interessante nonché gradevole  contributo. Di piacevole lettura, colto, ma non pedante affronta i vari aspetti attinenti all’arte poetica. Che sia nato da un grande amore per tale forma d’arte, credo sia fuori dubbio in quanto, secondo il mio semplice parere di lettrice, lo si percepisce dall’inizio alla fine poiché di questo amore ne è attraversato come da una delicata musica di sottofondo.

 

Poetessa lei pure, l’autrice traccia a grandi linee il percorso evolutivo dell’arte poetica partendo con la citazione del trattato di Orazio Ars poetica, caposaldo per i costruttori di versi,  per poi ripartire dalla poesia del diciottesimo secolo e dai suoi principali autori.

 

Il saggio si divide in due parti, comprensive rispettivamente di  tre  e due capitoli.

Nella prima parte vengono riprese le prime parole del titolo Verso la poesia e i relativi  tre capitoli affrontano le varie tematiche ad essa correlate e cioè il fascino, il mistero, l’affinità ed unità fra poesia e filosofia,  nonché sul perché si scrive.

La parte seconda del saggio affronta l’ultima parte del titolo e cioè Alla ricerca del senso con la presentazione di grandi poeti dell’800-900 e di poeti contemporanei indicati nei rispettivi due capitoli.

Riprendendo quindi dall’Ars poetica ci viene offerto dalla scrittrice una valida sintesi del famoso trattato che continua a sfidare i secoli per la sua utilità per chi desidera approfondire la conoscenza dell’arte del comporre versi poetici. 

Possiamo leggere poi l’evoluzione avvenuta nel tempo riguardo al concetto di poesia  e alle varie modalità di espressione della stessa.

Oltrepassando un gran numero di secoli dai tempi di Orazio,  l’autrice ci porta direttamente al diciottesimo nel quale si cerca di approfondire e analizzare ulteriormente cosa significhi realmente “poesia”. E qui ci viene indicato il pensiero di alcuni grandi del periodo, a cominciare da Giuseppe Parini secondo il quale la poesia è innanzitutto: l’arte di imitare o di dipingere in versi le cose in modo che sien mossi gli affetti di chi legge od ascolta, acciocché ne nasca diletto. Questo è il principal  fine della poesia, e di qui ha avuto cominciamento.

Successivamente non può certo mancare il riferimento a Giacomo Leopardi che, con il suo famoso Discorso di un italiano sopra la poesia romantica,  prende posizione in merito all’evolversi del pensiero riguardante la nascita della poesia, asserendo nel suo trattato che i romantici si sforzano di sviare il più che possono la poesia dal commercio coi sensi, per li quali è nata e vivrà finattantoché sarà poesia, e di farla praticare coll’intelletto, e trascinarla dal visibile all’invisibile e dalle cose alle idee, e trasmutarla da materiale e fantastica e corporale che era, in metafisica e ragionevole e spirituale

Si sa che successivamente Leopardi riconoscerà anche nella poesia romantica alcune caratteristiche  non in contrasto con  il classicismo in cui si era formato culturalmente.

E sarà pure egli stesso l’antesignano della rottura degli schemi metrici che fino ad allora erano peculiari dei componimenti poetici.

Maria Carmen Lama non tralascia inoltre di indicare le varie correnti che hanno attraversato il mondo della poesia dal diciottesimo secolo ad oggi, a  partire dal simbolismo francese al trascendentalismo americano analizzando la poetica dei vari rappresentanti sia stranieri che italiani.

Quanto mai interessante è il secondo capitolo Poesia e Filosofia – Ricerca di Unità in cui l’autrice cerca appunto il filo che unisce l’arte poetica alla scienza filosofica ritenute spesso due mondi inconciliabili fra loro.

Nella sua ricerca si avvale del pensiero della filosofa spagnola Maria Zambrano la quale, superando schemi filosofici collaudati e statici nel tempo, cerca vie nuove di pensiero che tengano conto di altre “esistenze” come la poesia che, pur non facendo parte di una disciplina come lo è la filosofia, possono aiutare ad ampliare e comprendere sempre più i vari aspetti che caratterizzano il mistero del vivere.

La prima forma di scissione tra filosofia e poesia, nelle sue ricerche, Zambrano la trova nella Repubblica di Platone il quale è decisamente a favore del pensiero raziocinante che considera la poesia come qualcosa di vago e inconsistente e pertanto estraneo alla  filosofia. La filosofa non è per niente d’accordo con tale  pensiero in quanto ella crede che poesia e filosofia siano essenziali l’una all’altra per aprire nuove strade al mondo della conoscenza.

Nelle sue argomentazioni Platone sostiene che la poesia è inconciliabile con l’etica nonché con la mistica. Ma c’è una parola che sembra unificare e contenere in sé divino ed umano ed è proprio la parola “amore”.

Carmen Lama ci fa conoscere così il pensiero a cui è pervenuta Zambrano dopo le disquisizioni di Platone:

grazie al platonismo l’amore ha potuto elevarsi a categoria intellettuale e sociale. Si è potuto amare senza che questo costituisse qualcosa di scandaloso. Grazie alla salvazione dell’amore, la poesia ha potuto sopravvivere all’interno della cultura ascetica del cristianesimo.

Riguardo poi alla domanda Poesia è pensiero? Ecco cosa risponde la nostra Carmen Lama:

Personalmente, sostengo l’idea che le nostre riflessioni sulla poesia e sulla ricerca della sua integrazione col pensiero dovrebbero tener conto, oltre che delle valide ragioni discusse e afferenti al pensiero della Zambrano, anche delle idee espresse, nel tempo, dai più grandi poeti: tra questi, in particolare, dallo stesso Valery, e inoltre soprattutto, da quei poeti che hanno saputo pensare poeticamente con risultati davvero eccezionali. Luzi e Montale, ad esempio, ma anche il nostro grande Ungaretti, il cui ermetismo è una modalità espressiva solo apparentemente difficile, ma le cui poesie vivono di una profondità di pensiero (che fa vibrare mente, anima, corpo e cuore), prima e più ancora che delle immagini poetiche in visibile affiorare dai versi, in modo inaspettato.

 

La seconda parte di questo bel saggio è caratterizzata dal commento con cui l’ autrice arricchisce poesie di grandi autori (Emily Dickinson, Mario Luzi, Eugenio Montale, Pablo Neruda, Antonia Pozzi) nonché di autori emergenti che l’hanno particolarmente affascinata (Elia Belculfinè, Cristina Bove, Silvano Conti, Renzo Montagnoli, Giovanni Sciacovelli, Valentino Vitali, Aurelio Zucchi).

Ci regala infine qualche suo testo poetico personale da cui possiamo capire come la poesia sia una sua importante compagna di vita.

Ne trascrivo un breve esempio dal titolo O le parole :

 

Non sanno dire niente le parole.

 

Ci sono invisibili momenti

in punti indefinibili del cuore

del tutto indecidibili, indicibili.

 

O le parole non dette

sono questi momenti.

 

Devo dire inoltre che il saggio è supportato da una abbondante bibliografia la cui lettura può essere quanto mai interessante per approfondire ulteriormente i vari argomenti. E pure la consultazione dei vari siti internet citati potrà donare dei momenti di arricchimento personale.

Concludo dicendo che la lettura di questo libro sarebbe quanto mai consigliabile, oltreché agli amanti della poesia, agli studenti delle scuole superiori, ma anche delle università, perché, a mio semplice parere, potrebbe essere un valido aiuto per i giovani, (così in balia delle tecnologie della nostra moderna società), a non sottovalutare e a non rimanere lontani da questa forma di espressione che, se accolta in modo fecondo, potrebbe offrire  grande appagamento alla loro anima.

Leggere e scrivere poesia è un antidoto alla solitudine, è magica condivisione, è bellezza.

Da parte mia questo libro sarà sempre una piacevole ed utile lettura che terrò sempre a portata di mano.

 

Giovanna Giordani

 

 


 

 

 

 

 

 

 


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