≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
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domenica 27 gennaio 2019
Perchè Caino uccidi tuo fratello?
Dal libro di Susanna Tamaro "Più fuoco, più vento"
...
Per resistere agli urti e agli sbalzi, il bene deve avere le sue radici in alto, in un mondo che ci trascende e che, con la sua soprannaturalità, illumina l'oscurità del nostro.
Solo allora, forse, è possibile passare dal ruolo di spettatori a quello di testimoni della speranza.
Penso ad esempio a Josef Mayr-Nusser, il giovane padre di famiglia altoatesino che preferì essere giustiziato piuttosto che giurare fedeltà a Hitler e ai tanti altri come lui che, nelle pieghe silenziose della storia, con serenità e fermezza, si sono opposti al dilagare della barbarie assassina.
mercoledì 19 dicembre 2018
UNA NUOVA STELLA
Ad Antonio Megalizzi
Ennesima vittima della vile violenza terroristica
Una nuova stella
risplende nel cielo
e con amore guarda l'Europa
assieme a tutta l'umanità
che ama la pace
e la fraternità
Antonio!
Il suo bellissimo esempio di vita
sarà seguito dai tanti
giovani e meno giovani
che desiderano rendere
più bello e vivibile
questo martoriato pianeta.
- Giovanna Giordani -
giovedì 11 ottobre 2018
ZEINAB
Zeinab
il due ottobre io compivo gli anni
e tu venivi uccisa
dopo atroci violenze
e abusi
vittima indifesa
in cella con catene pesanti
Zeinab
Si ricordino anche di
te
l’otto marzo - festa della
donna -
sposa bambina
privata del bene più grande
chiamato Libertà
- Giovanna
Giordani -
- Poesia che ha ricevuto una Menzione al Concorso "Le voci delle donne"
in Castrocaro Terme (Forlì) - giugno 2024

Giustiziata Zeinab, la sposa bambina curda che si era ribellata al marito
La ragazza è stata impiccata in Iran era stata arrestata nel 2011 quando aveva 17 anni. Picchiata dalla polizia e costretta a confessare. Il cognato l'aveva più volte violentata

Zeinab Sekaanvand, cittadina curda iraniana impiccata a Urmia
globalist2 ottobre 2018
Una brutta storia che ci deve far riflettere su quanto sia inaccettabile la pena di morte. Ovunque nel mondo: Zeinab Sekaanvand, cittadina curda iraniana di 24 anni, è stata messa a morte nella città di Urmia, nell’Iran Nord-Occidentale, all’alba del 2 ottobre: lo ha annunciato l'ong Amnesty International.
"La sua esecuzione è profondamente ingiusta e dimostra il disprezzo delle autorità iraniane per il diritto alla vita dei minori", ha dichiarato Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e Nordafrica.
Zeinab era stata arrestata nel 2011, quando aveva diciassette anni, accusata dell’omicidio del marito che era stata costretta a sposare all’età di 15 anni.
Zeinab aveva confessato l'omicidio dopo essere stata trattenuta per 20 giorni in una stazione di polizia, dove - secondo quanto aveva denunciato - era stata picchiata dagli agenti. Anche il processo è stato gravemente irregolare: Zeinab ha incontrato il suo avvocato, quello assegnatole di ufficio, solo nell’ultima udienza del processo.
In quell’occasione aveva ritrattato la "confessione" resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che l’assassino era stato il fratello del marito, che in passato l'aveva ripetutamente violentata.
L'uomo le avrebbe inoltre detto che se avesse accettato la responsabilità dell'omicidio l'avrebbe perdonata, il che è permesso dalla legge islamica. Dichiarazioni ignorate dai giudici, che il 22 ottobre del 2014 l’avevano condannata a morte.
Zeinab era stata arrestata nel 2011, quando aveva diciassette anni, accusata dell’omicidio del marito che era stata costretta a sposare all’età di 15 anni.
Zeinab aveva confessato l'omicidio dopo essere stata trattenuta per 20 giorni in una stazione di polizia, dove - secondo quanto aveva denunciato - era stata picchiata dagli agenti. Anche il processo è stato gravemente irregolare: Zeinab ha incontrato il suo avvocato, quello assegnatole di ufficio, solo nell’ultima udienza del processo.
In quell’occasione aveva ritrattato la "confessione" resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che l’assassino era stato il fratello del marito, che in passato l'aveva ripetutamente violentata.
L'uomo le avrebbe inoltre detto che se avesse accettato la responsabilità dell'omicidio l'avrebbe perdonata, il che è permesso dalla legge islamica. Dichiarazioni ignorate dai giudici, che il 22 ottobre del 2014 l’avevano condannata a morte.
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