≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
sabato 26 dicembre 2015
L'AMORE SI MUOVE (IL VOLO)
sabato 19 dicembre 2015
UN TEMPO, NATALE
A chi passa da queste parti i migliori auguri di serene festività
C’era l’attesa
di Gesù Bambino
ma nessuno riusciva
mai a vederlo
mentre entrava
nelle case di notte
a portare i doni.
L’albero vestito a festa
sorrideva
e il piccolo presepe
dal muschio profumato
meravigliosamente
in silenzio
parlava
- Giovanna Giordani -
giovedì 17 dicembre 2015
BAMBINELLO
Osannavano
il piccolo Dio
povero
le antiche stelle
e nel corrusco cielo
e fra i pastori
grande
era la Festa
che divideva il Tempo
Ancora oggi
infiniti presepi
si sparpagliano nel mondo
e Lui rinasce
puntuale
e perdona
e perdona
- Giovanna Giordani -
martedì 1 dicembre 2015
SIDDY, LA STELLINA VAGANTE
Siddy era una stellina molto piccola ed era quasi senza luce. Era nata così, da una famiglia di stelle grandi e magnifiche che si potevano ammirare nel cielo. I suoi genitori-stelle e le sue sorelle-stelline le volevano molto bene e si rammaricavano che non potesse splendere come loro. Nelle limpide notti d’inverno le stelle si specchiavano fra di loro, ma Siddy non rifulgeva come le altre e se ne stava in disparte con un’ombra di tristezza sul faccino circondato dai suoi piccoli raggi quasi invisibili.
Gli anni passavano e dal cielo le
stelle assistevano a tutto quello che avveniva sul pianeta Terra dove vedevano gli
umani che spesso si azzuffavano e si facevano del male, ma qualche volta, per
fortuna, alcuni anche si abbracciavano. Alle
stelle piacevano particolarmente quelli che si abbracciavano e non si
facevano del male.
Certe notti le stelle si
accorgevano che alcuni umani si soffermavano a guardarle tanto intensamente solleticando
così la loro vanità e allora si divertivano e ridevano diventando così sempre
più splendenti.
Una notte d’inverno
particolarmente limpida e serena la nostra Siddy chiese ai suoi genitori di
poter scendere sul pianeta Terra poiché le era sembrato di vedere, fra
l’oscurità che lo avvolgeva, una luce particolare che sembrava perfino più
bella e luminosa della loro.
I genitori-stelle dapprima risposero
con un no deciso, ma poi, a seguito
delle continue insistenze della loro figlioletta che era nata così diversa da
loro, decisero di acconsentire, ma ad una sola condizione: avrebbe dovuto far
ritorno prima dell’alba.
Siddy, felicissima, si mise in
cammino e cominciò a scendere lentamente dal cielo verso quella luce che
l’attirava come una calamita. La Terra ormai non era più così lontana e lei
stava sorvolando grandi pianure, laghi, mari e montagne, seguendo sempre quella
bellissima luce. Finchè giunse sopra una grande prateria dove i pastori conducevano
le loro greggi. A loro poi si univano altre persone e perfino dei re. Siddy
ormai era proprio vicinissima e poteva anche sentire le loro voci. Ecco,
parlavano proprio della luce verso la quale lei si stava dirigendo e riuscì a
udire solo queste parole: - Verranno anche gli angeli e canteranno divinamente
-. Siddy era davvero sempre più incuriosita e, mano a mano che si avvicinava
alla sua meta, si accorse che quella luce speciale proveniva da una capanna
dove stava una mamma, un papà e un bambino in una culla. Ma, meraviglia delle
meraviglie, il bambino era attorniato da quel fulgore accecante che lei aveva
visto dal cielo e tutto intorno un coro di angeli cantava dolcissime canzoni.
Lei li aveva visti ancora gli angeli passeggiare dalle sue parti, ma non sapeva
che sapessero cantare così bene!
Siddy era emozionatissima,
sentiva dentro di lei una grande curiosità e, piano piano, cercando di non
farsi notare si avvicinò a quella capanna e cercò di appoggiarsi leggera sul
tetto da dove le sembrava di poter ammirare meglio quello spettacolo
meraviglioso. Appena adagiata sul bordo del tetto di paglia Siddy si sentì
pervadere da una grande gioia e, mentre gli angeli cantavano, le parve che il
bambino nella culla le sorridesse. La piccola stellina si rese conto allora che
qualcosa di straordinario stava
accadendo proprio a lei, poiché la luce che emanava quel bambino la stava
avvolgendo facendola splendere come non mai. Le persone che si inginocchiavano
davanti a quel pargoletto nella culla alzavano lo sguardo anche verso di lei e si accorse di non essere mai stata così felice
in vita sua. Passò così tutta la notte, una notte che Siddy desiderava non
finisse mai. Ma appena l’alba si annunciò all’orizzonte si ricordò della promessa fatta ai suoi
genitori-stelle e cercò di staccarsi delicatamente da quel luogo meraviglioso
mentre quel bellissimo bambino ora stava dormendo col sorriso sulle labbra. Gli
angeli avevano smesso i loro canti per non svegliarlo e tutto intorno regnava
pace e serenità.
Siddy iniziò a muoversi
lentamente, si ricordava benissimo la strada verso il cielo e raggiunse senza
batter ciglio la sua famiglia stellare. Quando i suoi genitori, le sue sorelle
e tutte le stelle del vicinato la videro arrivare, la accolsero con un grande “ohhhhhh”,
poiché Siddy era diventata una stella di una luminosità indescrivibile e la sua
luce era diversa e senz’altro più bella di quella delle altre stelle. Le fecero
tante domande e allora la stellina che una volta splendeva poco, raccontò del
suo incontro con il bambino nella culla circondato da quella luce che lei aveva
voluto raggiungere dal cielo e di come quella medesima luce l’aveva avvolta
durante tutta la notte. Raccontò di come gli angeli avevano cantato delle
bellissime canzoni vicino alla culla di quel luminoso bambino e di come poi lui
si era dolcemente addormentato.
– Credo di aver capito – disse a Siddy la sua
mamma-stella - quel bambino splendeva di una luce che, al confronto, la nostra
è ben poca cosa, e te ne ha voluta donare un po’ perché l’hai voluta vedere da
vicino -.
- Siamo fieri di te carissima figlioletta -
dissero allora i suoi genitori-stelle.
– Anche noi – ripeterono in coro tutte le
altre stelle.
Poi nel
cielo si fece una grande festa e Siddy
era veramente al colmo della felicità.
Anche ai giorni nostri, nelle notti serene e
senza vento, scrutando attentamente il cielo stellato, si può intravedere la
bellissima Siddy e, a fissarla bene, può succedere che lei faccia giungere un
suo piccolo raggio negli angolini dei cuori che accolgono volentieri la luce ineguagliabile
della bontà.
- Giovanna Giordani -
Racconto inserito nell'antologia "NINNA NANNA, TI RACCONTO UNA FAVOLA"
Racconto inserito nell'antologia "NINNA NANNA, TI RACCONTO UNA FAVOLA"
giovedì 26 novembre 2015
PETIZIONE FALLITA?
https://www.change.org/p/freenimr-salviamo-la-vita-di-al%C3%AC-mohammd-al-nimr/u/14358342?tk=d0-qOQ-bwW0ScEfISxNusHuDyHZI9w4YPkPw9vGM_58&utm_source=petition_update&utm_medium=email
http://www.adnkronos.com/aki-it/politica/2015/11/26/arabia-saudita-presto-esecuzioni-tra-loro-forse-anche-nimr_ytkC5rtcv0rTexOZN4PznO.html
martedì 24 novembre 2015
martedì 17 novembre 2015
PRECE
Siamo allo sbando
ne convieni
o Dio?
Del libero arbitrio
non ne siamo degni
Del libero arbitrio
non ne siamo degni
Regalaci un giogo leggero
e lungo il viaggio
fa
che non ci assalga
il Male
- Giovanna Giordani -
domenica 15 novembre 2015
PARIGI, 13 NOVEMBRE 2015
VALERIA!
....
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
martedì 10 novembre 2015
ER CROCEFISSO (Bruno Fiorentini)
Ce
sta chi er crocefisso nu’ lo vòle
e
va’ a capì pe quali mai risvorti.
Chi
je rode se gratti indò je dòle
e
io ciaggionto: “Er diavolo lo porti!”
Dice
a l’umanità sante parole;
sa
che cos’è er dolore, li sconforti;
nun
bùggera, nu’ strilla, nun dà sòle,
è
sempre pronto a perdonà li tòrti.
E
c’è chi nu’ lo vò, c’è chi l’offenne,
c’chi
lo fa volà da le finestre…
che
- a gusto mio - sarebbe lui da appènne.
Lui
cià chiodi a li piedi! Noi, però,
che
ce n’avemo piene le canestre,
du’
carci in culo propio nun se pò?
- Bruno Fiorentini -
lunedì 9 novembre 2015
PETIZIONE QUANTO MAI IMPORTANTE
Propongo un'altra petizione per me molto importante.
Considerato come i cristiani sono perseguitati e uccisi in tante zone del mondo non vedo perchè in Italia si possano autorizzare certe mostre blasfeme; in nome di quale arte?
http://em.citizengo.org/dc/1Xt7NwYwwKzhv8_RIXnCOO6jzqpaoJ5xBl7EPPNKK69BRWzUWbSQuYH3F26bm_ffoEe6IVKy5qAsT4sb4qgD3lI8fP7_uGFnSAFo8ZrhRrpoCwLEeuDAJavzoV3mnG97EARo51am1CKtlQ8W5bj5uRi1PttLt1kZqabVaabe3s8=/f00iN0R0Ux001D38OXYGJ02
Naturalmente ho firmato anche perchè mi sembra un grave insulto, oltre che ai credenti, anche alla vera arte.
Considerato come i cristiani sono perseguitati e uccisi in tante zone del mondo non vedo perchè in Italia si possano autorizzare certe mostre blasfeme; in nome di quale arte?
http://em.citizengo.org/dc/1Xt7NwYwwKzhv8_RIXnCOO6jzqpaoJ5xBl7EPPNKK69BRWzUWbSQuYH3F26bm_ffoEe6IVKy5qAsT4sb4qgD3lI8fP7_uGFnSAFo8ZrhRrpoCwLEeuDAJavzoV3mnG97EARo51am1CKtlQ8W5bj5uRi1PttLt1kZqabVaabe3s8=/f00iN0R0Ux001D38OXYGJ02
Naturalmente ho firmato anche perchè mi sembra un grave insulto, oltre che ai credenti, anche alla vera arte.
venerdì 6 novembre 2015
LA BETULLA
Dipingi
il mio ritratto
prima che autunno
mi spogli
non vedi come sono bella
mi sussurrò la betulla
dal maculato tronco
e dalle fronde dorate
risplendenti al sole.
Vorrei
risposi
ma non ho tela
nè pennelli
Posso solo donarti
le carezze
dei miei sguardi estasiati
che conserverò anche
per i tuoi rami spogli
quando chiederanno al cielo
nuovi germogli.
- Giovanna Giordani -
lunedì 2 novembre 2015
I morti è meglio che non vedano (Gian Maria Bonaldi)
"...i morti è meglio che non
vedano
quel che son capaci di fare i vivi e
la strada storta che sta prendendo
il mondo,
...è meglio che non si accorgano
nemmeno
che noi siamo diventati così
poveri e
tanto miseri che non siamo
capaci
di volerci bene... no, è meglio
che i morti
stiano nella neve e nel ghiaccio
e che non sappiano di noi
altrimenti
potrebbero pensare di essere
morti invano
ed allora si sentirebbero ancora
più soli..."
- Gian Maria Bonaldi -
(combattente in Adamello)
dal sito www.museoguerrabianca.it
domenica 18 ottobre 2015
QUANDO ANDRO' VIA
Quando andrò via
andrò via dalla mia vita
assieme ai miei amori
porterò con me i poeti
dai cari nomi di
uomo
e di donna
i magnifici spiriti inquieti
ritrosi generosi curiosi
laboriosi meravigliosi
di parole architetti
i miei prediletti
Dei miei cari poeti
dai cari nomi di uomo
e di donna
porterò con me
mazzolini di rime
e cestini di lampi e di tuoni
madrigali e limoni
infinite infinite canzoni
e tutto questo lo so
quando me ne andrò
mi basterà
per l’eternità.
- Giovanna Giordani -
sabato 10 ottobre 2015
ANCORA L'AUTUNNO
Alberi incantati
ascoltano
le sinfonie turchesi
del cielo cristallino
e
all'invito del vento
che pare divertito
offrono foglie
ansiose di volare
- Giovanna Giordani -
sabato 3 ottobre 2015
MINOSSE
Pensando al nostro grande Dante, nel suo 750,mo compleanno
(affidandomi alla sua indulgenza)

Stavvi
Minòs orribilmente e ringhia
(affidandomi alla sua indulgenza)
essamina
le colpe ne l’intrata
giudica
e manda secondo c’avvinghia
(Inferno, Canto V, vv. 4-6)
Minosse ha davvero un gran
daffare
vedendo quel che accade ai
giorni nostri
nuovi peccati dovrà
giudicare
Taluni umani sembrano dei
mostri
crudeli senza scrupoli né
cuore
anime nere peggio degli inchiostri
Che assurdità l’umanità che
muore
per mano di una parte di sè
stessa
schiava di odio avidità e
furore
Così Minosse il suo lavor
non cessa
tutti i delitti avranno
punizione
nessuna grazia laggiù è
concessa
ogni dannato avrà il suo girone
per esser stato sordo alla coscienza
si troverà davanti al diavolone
il quale si diverte alla
presenza
di tali animelle presuntuose
loro assegnando eterna
penitenza
Lamenti e grida sono vane
cose
è tardi adesso per il
pentimento
Minosse grida all’anime or paurose
E se c’è chi non crede a
quest’evento
e continua imperterrito nel
male
per poco potrà essere
contento
poiché ha calpestato ciò che vale
nel cammino fecondo della
vita
e tale sbaglio gli sarà
fatale
- Giovanna Giordani -
(Menzione particolare al Premio Letterario Nazionale "Enrico Furlini" - 4 edizione 2015 - Volpiano - To)
(Menzione particolare al Premio Letterario Nazionale "Enrico Furlini" - 4 edizione 2015 - Volpiano - To)
sabato 26 settembre 2015
mercoledì 23 settembre 2015
VIVO
L’orrore non smette
di sconvolgere
ma dobbiamo sopravvivere
I ricchi sempre più
ricchi
i poveri sempre più poveri
cerchiamo qualcosa di buono
si può trovare
le stelle stanno a
guardare
La speranza non smette di sperare
se decide di smettere
è finita
Il mondo è un
palcoscenico
ognuno deve recitare la
sua parte
L’Intelligenza
sa produrre cose grandi e belle
ma non sempre trova
cervelli ospitali
e si rattrista
Mi riconosco
Immagine passeggera
ancora vivo
sono
sono stata
presa in un giro
immortale
ancora
mi accende di stupore
la bellezza
del fiore che rinasce
vive
e muore
senza rumore
- Giovanna Giordani -
venerdì 18 settembre 2015
RECENSIONI RICEVUTE
Recensioni alla mia silloge "Sulla riva del fiume"
.-.-.-.-
Recensione di Renzo Montagnoli
Giovanna Giordani, nell’ultima di copertina scrive, fra
l’altro:
“Il mio poetare non è
ricercato, lo definirei naif, semplice, vero che ubbidisce ad una voce arcana
che mi detta le parole per dar forma scritta alle emozioni, ai sentimenti.”
E’ una testimonianza sincera, benché l’autrice trentina non si sia
accorta di aver enunciato con estrema semplicità e quindi con la massima
chiarezza il segreto meccanismo con cui nasce una poesia.
E allora io aggiungo che, a fronte di tanti artificiosi formalismi
e di contorti pensieri che esposti in modo inutilmente complesso si rivelano
poi poca cosa, è meglio la schiettezza, quell’andare al sodo che sa di lontana
matrice contadina, che chiama le cose con il loro giusto nome e che è di
immediata comunicatività.
In questo suo libro raccoglie le migliori poesie della sua
produzione, con temi diversi, che vanno dall’amore alla natura, dal fantastico
all’introspezione, temi in ogni caso svolti in modo lineare, proprio con quella
semplicità che l’autrice, giustamente, si attribuisce.
Sarà una poesia naif la sua, ma di certo non appare improvvisata,
cioè solo estro e niente costruzione, poiché la linearità prevede che, più o
meno consapevolmente, il poeta sappia tradurre in lettere l’idea scaturita dal
sentimento o dall’emozione secondo una struttura logica atta a raggiungere un
equilibrio formale, cioè il ricorso a uno stile.
Per esempio, prendiamo Il senso della vita (Conosce la sua meta / la rondine / dal cielo
rapita / / e vola verso il nido/ / l’unico senso / della sua vita).
Poesia assai breve, ma armonica e che esprime metaforicamente
assai più di quello che un lettore disattento percepisce.
Oppure
Il
silenzio è sovrano / sulla montagna / s’ode soltanto / il canto / lontano / di
una campana.
Anche questa è assai breve, eppure riesce a ricreare l’atmosfera
ieratica della maestosità delle cime, quel senso di profondo coinvolgimento
interiore che dapprima sgomenta, ma che poi trascina a uno stato di intensa
serenità.
Quindi ben venga la semplicità di Giovanna Giordani, purché si
tratti di questa apparente semplicità, che non viene mai meno anche quando si
entra nel fantastico, permeato da una struggente malinconia, come in Ofelia (…./ Crudele destino ti ha carpita/ annegando amore ed i suoi sogni / e
non sai che lui mai t’avea tradita.)
Per questo, per i suoi contenuti, per la varietà dei temi Sulla
riva del fiume è una silloge che accompagna dolcemente la lettura,
infonde serenità, aiuta anche a volare, insomma è un libro da prendere e tenere
a portata di mano per quando l’affanno giornaliero ci fa dimenticare che non
siamo solo carne, ma anche spirito.
- Renzo Montagnoli -
.-.-.-.-.-
Recensione di Carmen Lama
Sulla riva del fiume: prima silloge di Giovanna
Giordani, giunta quasi a sorpresa per lei stessa, che forse non s’era posta
prima d’ora il problema di condividere con interessati lettori il suo piacere
per la scrittura in versi delle sue emozioni, dei suoi pensieri e sentimenti,
attraverso una pubblicazione. Bella sorpresa, invece, per lettori che amano la
poesia, come la sottoscritta.
Generalmente inizio la lettura di una
raccolta di poesie cercando di decifrare il senso del titolo. In questo caso,
mi è venuto in mente per associazione immediata il titolo di un libro di
riflessioni sul senso della vita, Sono come il fiume che scorre, di
Paulo Coelho. Ma, mentre in quel testo l’autore si identifica con il fiume e
ripercorre, anche in senso autobiografico, il divenire e il mutamento continuo,
per dar valore alle cose più semplici e belle, ho immaginato che Giovanna
stesse invece “osservando” quello stesso divenire e mutamento continuo del
mondo e della vita, standosene tranquillamente “sulla riva del fiume”. Il suo
osservare, che in realtà si ritrova poi assorbito nei versi poetici, non è però
passivo guardare, lasciar scorrere e lasciar accadere gli eventi del mondo,
bensì compartecipazione talmente profonda e intima da lasciare di sé impronta e
segno visibile in ogni poesia.
L’autrice definisce il suo poetare non
ricercato, ma semplice, vero, naif, quasi sottintendendo in questa definizione
una sua naturale ritrosia, un suo non sentirsi vera poeta bensì solo una
persona che voglia esprimere in versi la sua sensibilità.
E chi ha detto che bisogna scrivere poesie
servendosi di lessico ricercato, che spesso potrebbe essere sinonimo di
indecifrabile, difficile, non fruibile se non da pochissimi?
Ho piacevolmente assimilato la scrittura
poetica naif (per tenere la sua originale definizione) di Giovanna Giordani
alla semplicità con cui si leggono, si interpretano e si interiorizzano le sue
poesie, poiché questa semplicità si accompagna ad una profondità di pensiero
che dà modo al lettore di riflettere e di guardare con occhi nuovi il mondo e
tutto quel che vi accade.
Già dalla prima poesia Ah, se potessi,
l’autrice mette in primo piano la sua poetica dell’amore, che è il suo modo
peculiare di osservare gli eventi del mondo, cercando delle strategie quasi
magiche per realizzare il suo intento di vivere in armonia con l’universo,
trasformando il suo essere “sillabe d’assenso” nel vero senso della vita che
appunto nell’amore può risiedere e in nient’altro. In questo “la poeta”
conferma il pensiero di Neruda che sosteneva che “la poesia è un atto di pace”.
E non è un caso che la silloge si concluda anche con una poesia nella quale si
vorrebbe capire il perché dell’esistenza del male e la sua origine, con la
sottile ma non velata intenzione di capovolgerlo in bene.
I primi sonetti, ispirati da racconti,
film, eventi reali, o semplici osservazioni della natura, confermano questa
attenzione privilegiata della Giordani ai rapporti umani, al senso vero
dell’esistenza e alla profondità di un sentimento la cui durata potrà
attraversare il Tempo e oltrepassarlo, anche soltanto grazie all’incisione
di un nome.
Delicatissimi, poi, sono anche gli haiku,
che in brevità e concisione distillano pensieri.
La terza parte della silloge, la più
corposa per numero di poesie, è di una bellezza che non si può descrivere,
bisogna sentirla e viverla. Ci si rende conto di ciò, a partire dalla poesia
che ci presenta “Il volto del silenzio”: solo un poeta può “vedere”
questo volto e scoprire perché… “mai saprà spiegare / tutta la luce / che gli
brucia dentro”! … perché è un silenzio pregno di parole, di pensieri, di voce,
ma non ha voce.
Un’altra bellissima poesia da segnalare è
una meta-poesia, che però si contraddice alla fine. Si tratta della messa in
scena dell’umiltà della poeta-autrice, ne’ La mia poesia è una regina scalza,
che poi è anche una regina nuda e bianca e che, quando diventa nera e “cammina
leggera / sulle dune, / (è) incurante se il vento / traccia non lascerà / delle
sue impronte”: sta proprio qui la contraddizione della poeta, nel credere che
la sua poesia non lascerà impronte, mentre invece le ha già lasciate proprio in
questo suo essere movimento discreto che scruta negli anfratti dei cuori.
E si potrebbe continuare svelando
l’implicita “semplicità profonda” o “semplice profondità” delle altre poesie.
Ma un recensore deve fermarsi un attimo
prima di togliere al lettore il piacere, la sorpresa e la voglia di scoprire da
sé il senso e la bellezza di ogni creazione poetica, potendo dare a sua volta
libertà alla propria mente di ri-creare significati.
E dunque concludo, riassumendo l’invito a
leggere questa silloge, con l’Haiku che mi pare la caratterizzi: “Bellezza”: Alto
vertice / di rara perfezione / dono d’incanto.
- Maria Carmen Lama -
.-.-.-.-.
Recensione di Gavino Puggioni
Leggendo “Sulla riva del fiume” di Giovanna Giordani ci si
imbatte, subito, in una scrittura libera, priva di orpelli linguistici, nei
versi di un Poeta che sa e vuole tenere i piedi per terra, lungi dal volersi
arrampicare su pomposi gradini letterari, fatti di sabbia.
La poetica della Giordani spazia nel suo intimo universo
che descrive così come lo sente, dalle
terzine alle quartine, dalle rime (quasi a ricordare tempi passati o mai
passati di “moda”) agli haiku, senso e sentimento accomunati mirabilmente, rigorosamente rispettati.
Leggerla è come attraversare il nostro stesso pensiero,
perchè lei è capace, con il suo dolce scrivere, di coinvolgerci mentre comunica, di stupirci con le sue brevi
carezze, di affascinarci con il suo “Senso della vita” che affida, sicura, alle
ali di una rondine.
Ci incanta nella sua libertà di scrittura, chiamando a
testimoni la natura, il sole, le montagne e il silenzio; elemento, questo, che
abbraccia l'anima, se non il corpo, di questa scrittrice che, dopo, esplode in
quell'urlo quando condanna le guerre e i prepotenti della terra che
l'alimentano.
“Sulla riva del fiume” mi sembra di veder scorrere la vita,
non una sola, ma quella di tanti, forse troppi, ai quali il destino ha
riservato angoscie e dolori e per i quali la Giordani soffre e ne scrive con il
cuore, con la penna intrisa di sentimento che solo i poeti sanno usare.
- Gavino Puggioni -
.-.-.-.-.-.-
Recensione di Rosella Rapa
Per
la prima volta mi accingo a commentare un libro di Poesie: cosa succederà?
Giovanna
Giordani, nella breve introduzione in retro copertina, definisce la sua poesia
“naif”. Se questo termine fa pensare a qualcosa di
eccessivamente ingenuo, bambinesco, poco curato, inesperto, puerile, immaturo,
non c’è niente di più falso. Se invece ci ricorda: spontaneo, naturale,
istintivo, sincero, immediato, fresco, autentico, originale, allora sono d’accordo.
Le
poesie di Giovanna sono così: parlano direttamente da cuore a cuore, viaggiando
per quella parte di noi che è puro sentimento, senza necessariamente transitare
per la ragione. Io non sono una grande
esperta, non conosco le sottigliezze del poetare, ma ritengo che la Poesia,
quella che vuol realmente darsi questo nome, dovrebbe essere così: comunicare,
in maniera chiara e diretta, un moto dell’animo; senza costringere il nostro
cervello a compiere passi più elaborati di quelli che servono a risolvere
un’equazione tridimensionale.
Giovanna
riesce sempre nel suo intento: e questo dimostra, a mio parere, una vera
predisposizione, un talento naturale, che non ha bisogno né di grandi scuole né
di inutili paroloni per mostrarsi.
Eppure Giovanna conosce bene le regole poetiche, dall’haiku, alle rime,
alla poesia libera. Non è una sprovveduta. E’ un’anima sincera, capace di
trasfondere la sua sincerità attraverso versi che colpiscono immediatamente.
Le
mie preferite sono le poesie che si rivolgono alla Natura, come i brevissimi
haiku dedicati ai mesi o alle stagioni;
o Autunno; Dolomiti.
Sono
tutte da ammirare le poesie che, con tocco leggero, affrontano temi attuali,
anche molto scottanti (Ah, se potessi; Contro la guerra; A Nadia Anjuman)
Quando
poi arriviamo ad alcune con forti reminiscenze letterarie (Parsifal; Ofelia,
L’incantesimo di Lady of Shalott, Anna
Bolena; Zeus) proprio non si può parlare di versi naif. Lo studio c’è,
ma non si vede: i versi scorrono, carezzando gli occhi, e viene il desiderio di
leggerli ad alta voce, per sentire il pieno suono delle parole.
Questo
libo ci offre una selezione: forse le migliori, ma chi può dirlo? Personalmente
ne avrei desiderate molte di più. E’ un libro che terrò sul comodino, da aprire
ogni tanto, per trovare uno spunto di riflessione, o un quadretto capace di
portare un bel sogno.
Non
si può concludere senza citare almeno qualche passo della poesia preferita…
ebbene io ne riporto una che mi ispira particolarmente, perché dà voce a un
amore comune:
La Montagna
Il silenzio è sovrano,
sulla montagna
s’ode soltanto
il canto
lontano
di una campana.
- Rosella Rapa -
.-.-.-.-
Recensione di Tinti Baldini
"Non
pretendo sia una recensione ma un esprimere a voi quello che mi ha dato in
emozione e altro la lettura d'un fiato della silloge di Giovanna Giordani
"Sulla riva del fiume" Aletti editore.
Innanzi tutto il titolo prepara a quello scorrere di versi semplici si per la
loro pulizia interiore, la limpidezza cristallina di chi, come l'autrice, non
si copre, si dà all'altro con autentica passione.Vi sono versi forti d'impatto sociale, subito, all'inzio della lettura in "Ah se potessi con la poesia/ l'orror del mondo spazzar via" o "Contro la guerra" "Vorrei trovar parole tonanti... missili io le lancerei..." poi gli Haiku che sono una bellezza per l'armonia di getto: ve ne cito uno a caso: "Inverno" "impronte lievi/su candidi silenzi./ Il sole sogna (è un'immagine fantastica quella del sole che lascia libero il cielo per sognare...).
Raggrupperei insieme alcune poesie metapoetiche che "parlano" di poesia in un modo estremamente personale e terso: "bello mi sembra credermi poetessa/strofinar versi su appannati specchi/per disvelar l'immagine riflessa" (come meglio disvelare la spinta che prende il cuore ..) oppure "anche il poeta è un illlusionista" o "l'amore dei poeti" è un urlo sconfinato... e "la mia poesia è una regina scalza" che trovo la summa di tutto, poesia senza presunzione, fatta di tocchi sublimi senza accorgersi, quasi in sordina.
Poi i versi legati alla natura che sempre, implicitamente o meno, fa da sfondo al poetare di Giovanna: "la notte" "Mi invita il cielo" "Incanto" e molte altre ancora ...
Vi sono poi alcune liriche di riflessione sul senso della vita, su Dio e sulla ricerca di esso nella splendida "Piccoli fiori gialli " e nella poesia di chiusa "il mio Dio" che è piccola luce "che soltanto io vedo" quando fa di poesia e trova la fede nell'uomo e nella speranza.
Lo stile è sobrio, senza vezzi, uno stile di chi dentro ha la serenità giusta per cogliere il meglio attorno e passarlo in emozioni linde, delicate, a passi leggeri ma che ti attraversano.
Grazie Giovanna!
- Tinti Baldini -
.-.-.-.-.-.
Recensione di Maristella Angeli
La poesia “eterea” di Giovanna Giordani,
ci conduce verso il senso della vita in cui gli elementi della natura, uniti ad
una spiritualità cosmica, si plasmano in un’armonia poetica.
Ispirata a testi classici, a volte la poesia ci appare trama di narrazioni storiche. La poetessa propone anche tematiche sociali, evidenti nelle poesie “Il male” e “Contro la guerra”.
La ricerca di sé, dei valori, dei significati e della vita stessa, si esprime nella poesia “Il giorno”.
Ogni poesia sembra aver assorbito un senso karmico, “Il mio Dio”,. quasi di salvezza, che giunge al lettore in modo diretto e toccante.
Ispirata a testi classici, a volte la poesia ci appare trama di narrazioni storiche. La poetessa propone anche tematiche sociali, evidenti nelle poesie “Il male” e “Contro la guerra”.
La ricerca di sé, dei valori, dei significati e della vita stessa, si esprime nella poesia “Il giorno”.
Ogni poesia sembra aver assorbito un senso karmico, “Il mio Dio”,. quasi di salvezza, che giunge al lettore in modo diretto e toccante.
- Maristella Angeli -
.-.-.-.
Recensione di Marcello De Santis
Poi
passando a quei brevi componimenti poetici composti da soli tre brevissimi versi,
sei/sette/otto parole. li ho letti tutto d'un fiato, letteralmente divorati.
Mi
hanno entusiasmato, perché li ho visti materialmente, quei due innamorati che
impregnano di sé tutta la raccolta, come se fossero loro quegli
specchi lontani
di lucenti anime
inammorate...
... mentre il sole abbraccia
la vita, una vita vestita a festa nel canto infreddolito di un pettirosso...
Allora
con animo predisposto al punto giusto, ho continuato a sfogliare il libro,
certo di trovare versi ancora più consoni al mio animo già piacevolmente turbato.
E
così è stato,
Dopo
la bellissima terzina centrale (perfetta anche nella metrica affrontata con
perizia, debbo dire), la poetessa sì è incamminata sulla strada, sempre difficile,
dei versi liberi.
Perché
è nei versi liberi che il lettore attento deve andare a trovare un retrogusto ora
amaro ora dolce, e un'estrinsecazione di sentimenti reali, che a volte la metrica
nasconde, mostrando una forma - che quando è perfetta - può celare una debole
insignificante sostanza.
Ciò
che non avviene in giovanna giordani,
che in questi versi sciolti mostra tutta la sua bravura.
Anche
se a leggere il titolo: versi liberi,
mi è venuto subito da pensare ai poeti
futuristi, ma poi ho constatato che, grazie al cielo, non è così.
Queste
poesie, contrariamente a quelle, non sono
vuote, come le definisce Dino Campana,
tutt'altro.
Sono
poesie molto sentite ed equilibrate nella musicalità libera di sciogliersi per
offrire al lettore l'anima della poetessa, in briciole, in gocce.
Sono
rimasto colpito, ad esempio, da quel fiore
che
reclina il suo capo,
fiore
indifeso
in balia del suo mago,
e più tardi da quei leggeri abbracci dell'edera che la poetessa desidera portare al suo amato
per sognare (insieme) su una stella.
In
questi versi liberi ho notato una spontaneità rara nei poeti d'oggi, o in
quelli (e sono molti) che si definiscono tali.
C'è
una leggerezza d'espressione, presente in tutte le composizioni della raccolta,
che ho constatato essere propria di giovanna.
E mi
sono convinto, a ragione, che ella da il meglio di sé in questo genere di
poesia.
Forse
sentendosi libera da un modo obbligato proprio dal rispetto tecnico e tirannico
di una metrica classica, si esprime più agilmente; e ci propone dei sentimenti
che volano liberi da qualsivoglia vincolo e/o lacciolo.
Concordo
con lei, quando afferma
la mia poesia
è una regina scalza
che cammina
sulle punte dell'erba
e sfiora appena
i fiori...
A
volte la poesia della giordani è una
poesia personale e intima, lanciata verso altro da sé per cogliere il profumo
della natura che la circonda, in cerca di una vitalità che non intende perdersi
nemmeno per un attimo; altre volte la si vede invece involarsi su un'aria tutta
sua, al fianco di un amore che appare poco, ma si intuisce essere sempre
presente, anche quando non c'è, per ispirarne i versi.
Non
so se questo suo amore, forse vero,
forse ideale, è da vedersi nel cigno che
col
capo chino
scivola
lento
sull'acqua...
cigno che piange lacrime che
vanno a confondersi con l'acqua del lago.
E nessuno sa il suo dolore.
E nessuno conosce la fattura che gli ha propinato un mago
ei
solo ne sa
di
quell'incantesimo
che
su di lui fece
un
mago...
E li vedo abbracciati, i due amanti, volare in alto sulla
montagna in un silenzio che li tiene uniti per la vita,
fra
le cime tempestose,
mano nella mano, leggeri e
liberi di sognare.
Forse più tardi il cielo li inviterà
a
cavalcare nuvole
per
rivestire il cuore...
il cuore di tutt'e due, in
cerca della libertà che li porterà lontano, sulle ali del vento al quale
chiederanno
di
condurci in alto
dove
il tempo
non
esiste
per
ritrovarci liberi
e
splendenti
su una stella
- Marcello De Santis -
.-.-.-.-.-.-.-.-
Recensione di Cristina Bove
“ Il mio poetare non è ricercato, lo
definirei naif, semplice, vero, che ubbidisce ad una voce arcana che mi detta
le parole per dar forma scritta alle emozioni, ai sentimenti. E, naturalmente,
la gratificazione più grande è riuscire a coinvolgere empaticamente il lettore
che, per questo, fin d'ora ringrazio...”
Così dice della sua poesia la stessa
Autrice, ed io sento di concordare con queste sue considerazioni, perché ne
colgo a mia volta la spontaneità, che non è semplicità, ma il cuore delle cose.
La Giordani filtra ogni avvenimento
e ogni emozione che la ispirano, attraverso la chiarezza genuina che si offre
in immediatezza di immagini al lettore, e lo cattura, quasi per magia.
Nei suoi versi un che di arcano
rimanda a riti gaelici, a musiche di cetre e cornamuse, come per esempio in
Wuthering Heights
Wuthering Heights
Ora
che il silenzio ci ha riuniti
ancora
cammineremo
mio adorato
mio amore
fra le cime tempestose
perché nell'aria
che accarezza l'erica
scolpite sono
le nostre mani
nella stretta
suggellata
dal dolore.
Oppure nell'incanto di un incontro
“speciale”che L'Autrice trasforma in leggiadra scena di accoglienza, con la
delicatezza di un dialogo rarefatto eppure di un'intensità che commuove:
Amicizia
Fu un tocco lieve
alla porta
dell'anima
-avanti-
dissi
e apparve lei
mai vista prima
-ho udito le tue parole-
disse
-sono belle-
s'interpose un silenzio
-Grazie, entra-
risposi
E parlammo
Poi
fummo amiche
per sempre.
Sono di grande suggestione i suo
Haiku: "Mare", e tanti altri tutti lievi come veli, vividi come
“Stelle”.
In questi versi si avverte la sensibilità di una donna che guarda con occhi di poeta ciò che le vive intorno, che sa cogliere attimi e spettacoli della natura, facendoli rivivere nell'immediatezza con spirito nuovo, con occhi che sanno vedere oltre le apparenze.
In questi versi si avverte la sensibilità di una donna che guarda con occhi di poeta ciò che le vive intorno, che sa cogliere attimi e spettacoli della natura, facendoli rivivere nell'immediatezza con spirito nuovo, con occhi che sanno vedere oltre le apparenze.
Giovanna Giordani ci offre pagine di
poesia, anche civile, connotate sempre, però, dell'impalpabilità dei suoi versi
brevi, armoniosi, li definirei trasparenze d'anima.
- Cristina Bove -
- Cristina Bove -
.-.-.-.--
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