≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
lunedì 10 agosto 2026
domenica 2 agosto 2026
IL VASO DI PANDORA
Il vaso di pandora
da tanto tempo ormai
è vuoto
Tutti i mali versati
infieriscono inesorabilmente
sul mondo
Monito
a chi non ubbidisce
alle raccomandazioni
di un dio
G.G.
lunedì 27 luglio 2026
E POI LA VITA CI INSEGNA
E poi la vita ci insegna
che bisogna sempre
volare in alto.
Più in alto
dell'invidia,
più del dolore,
della cattiveria...
Più in alto delle lacrime,
dei giudizi.
Bisogna sempre volare in alto,
dove certe parole non possono offenderci,
dove certi gesti non
possono ferirci,
dove certe persone non potranno arrivare mai.
ALDA MERINI
venerdì 24 luglio 2026
LE MIE MANI
Le guardo ticchettarecelermentesulla tastiera neradel piccìvan via sicuresenza far rumorenon come al tempodell'apprendimentoin cui serviva un saccodi energiaper pigiare sui tasti indolenzitidella vetusta macchina Olivettiche si sentiva fino sopra i tettiMa le mie maninon son più le stessee mentre scrivono agili e sommessetradiscono dal dorso e fra le ditai segni del trascorrer della vitaMa ancora non mi accorgo d'invecchiarese continuano leste a ticchettareG.G.
mercoledì 22 luglio 2026
LA LEZIONE DEI FIORI
I miei fiori sul balcone
sono stati sferzati dal vento
dalla pioggia e dalla grandine
Creature innocenti
devastate dalla furia brutale
hanno tenacemente atteso
il ritorno del tempo mite
della bellezza
e così li osservo rifiorire
mentre mi insegnano… la vita.
G.G.
giovedì 16 luglio 2026
AL CASTELLO (racconto gotico)
L’Architetto Rossi,
assieme ad un gruppo di tecnici di vario ordine e grado, stava visitando le
stanze e i siti del vecchio castello poiché l’Ente, al quale era stato venduto,
desiderava ristrutturarlo affinché potesse essere visitabile dalla popolazione.
Tutto era rimasto come
qualche centinaio di anni fa. Si respirava quindi un’aria di vecchi tempi e
usanze arcaiche.
La perlustrazione ebbe
così inizio.
Tutte le stanze furono
aperte, dal tetto ai bassifondi, per pianificare gli interventi. Naturalmente i
luoghi più interessanti erano quelli in cui erano vissuti, nelle rispettive
epoche storiche, i vari nobili proprietari. Gli sguardi degli antichi volti
impolverati dei ritratti alle pareti sembravano seguire incuriositi
l’andirivieni in quelle stanze rimaste per tanto tempo silenziose
nell’oscurità. L’arch. Rossi si soffermò ad osservare quei volti consegnati ai
secoli immaginando i pensieri e i sentimenti dei loro proprietari. Altre
epoche, altri costumi, ormai lontani, disse fra sé.
I pavimenti di legno
scricchiolavano sotto i passi dei restauratori e così, dopo tanto tempo, il
castello ritrovò un po’ di vita.
L’arch. Rossi entrò in
una grande stanza dove la polvere degli addobbi signorili mostrava lo scorrere
delle stagioni. Un grande quadro campeggiava sulla parete vicino al baldacchino
di un letto che aveva probabilmente custodito i sogni di qualche nobile
principe.
Mentre osservava il
ritratto del giovane, oggetto del dipinto, sentì un lieve rumore proveniente
dalla parete in fondo alla stanza. Era un leggero scricchiolio, forse di
qualche animaletto che aveva trovato rifugio in qualche crepa del muro.
Così continuò ad
esaminare l’immagine di quel giovane vestito riccamente e dall’aspetto fiero,
ma i cui occhi lampeggiavano di orgoglio ferito. Stava in piedi con una mano
appoggiata ad una sedia e l’altra tesa ad indicare qualcosa davanti a sé.
Dai vetri opachi delle
finestre cominciava ad entrare la luce del crepuscolo e l’architetto pensò che doveva
sbrigarsi a fotografare, prendere appunti ecc. Però si accorse che qualcosa di
strano lo teneva inchiodato in quel luogo. Guardò di nuovo il quadro e seguì
l’indicazione della mano del giovane. Lo scricchiolio si udì nuovamente. Si
avvicinò alla parete inferiore della grande camera. Aprì qualche cassetto del
mobilio, e qualche anta del grande armadio, poi si accorse che vicino alla
enorme stufa ad olle, troneggiante nell’angolo dello stanzone, la tappezzeria
era interrotta da un ritaglio verticale nella parete. Si avvicinò per vedere
meglio e si rese conto che si trovava di fronte ad una porticina mimetizzata
con quel rivestimento del muro, ormai sfilacciato e sbiadito. Si fermò come
impietrito poiché gli sembrò di udire una voce che lo invitava a premere la
mano su quel misterioso pannello. Era solo. Si accorse di provare un vago e
insospettabile timore. Girò intorno lo sguardo furtivamente e poggiò lentamente
la mano su quella strana porticina che non era visibile ad uno sguardo
superficiale. Si accorse che essa cedeva sotto la sua pressione e lentamente si
stava aprendo. La visione che gli si presentò davanti lo sconvolse parecchio:
era uno scheletro intatto seduto su una sedia di legno.
In quel preciso istante,
dal ritratto del nobile giovane, uscì un grido soffocato e il quadro rovinò a
terra.
Ormai l’oscurità avanzava
a grandi passi e l’arch. Rossi sentì che qualcuno lo chiamava, ma lui non
riusciva a staccarsi da quella visione. Nel buio di quel luogo angusto iniziò a
tremolare un lieve lumicino e lo scheletro si smaterializzò lasciando il posto
alla visione evanescente di una giovane donna che iniziò a muovere le labbra
dicendo con una voce flebile e lontana:
-
Grazie per avermi liberata. –
L’architetto, tremante e
come ipnotizzato, rispose balbettando: - da che cosa l’ho liberata?
- Dall’oblio – disse la ragazza e continuò con voce esile: - io ero una
semplice contadina e il figlio del principe si era invaghito di me e voleva
sposarmi, ma il padre aveva per lui altri progetti matrimoniali con fanciulle
del suo rango e così mi ha rinchiusa qui dentro, insensibile alle mie grida di
aiuto. –
Quando ebbe finito di
parlare, la visione femminile scomparve e il lumino si spense. Riapparve lo
scheletro che alzò una mano in segno di saluto e ritornò nella posizione in cui
l’architetto l’aveva trovato.
Riavutosi dallo shock l’arch.
Rossi chiamò gli altri tecnici che stavano ultimando i loro sopralluoghi.
Mostrò ciò che aveva trovato e fu deciso di non dare pubblicità all’accaduto.
Un medico legale dopo aver esaminato lo scheletro asserì che si trattava dello
scheletro di giovane donna e che era rimasto intatto a causa, probabilmente,
delle condizioni di aerazione del piccolo sito.
Dopo centinaia di anni
qualcuno aveva sentito il suo richiamo disperato e aveva sprigionato il suo grande
dolore…
G.G.
lunedì 13 luglio 2026
LA VOCE DEL SILENZIO
La voce del silenzio
a volte è un po’ invadente
mai non tace
e dice tutto e niente
giocando a far la pace
con la mente
G.G.
giovedì 2 luglio 2026
venerdì 19 giugno 2026
SENZA DI TE
Senza di te
i colori
non sorridono più.
Il canto degli uccelli
è fastidioso
ma loro non sanno
il nostro dolore
Senza di te
il prato è triste
e un’ombra pesante
insiste
sul cuore
affidato
alla pietà del tempo.
G.G.
venerdì 22 maggio 2026
IMPERDONABILE DOLORE INFERTO
I soldati in guerra
muoiono
ed anche i civili
le donne e i bambini
vengono uccisi dal nemico
Ma quella parte del mondo
che non subisce la guerra
ride
canta
balla
e sembra che non gli importi
che da qualche parte
si muoia
uccisi per ordini supremi
di quelli che amano
dominare il mondo
e che si credono eterni
ma come tutti i mortali
solcheranno l’ignoto
verso l’imperdonabile dolore
inferto
alle loro vittime
G.G.
venerdì 24 aprile 2026
LA VITA SI MUOVE
La vita si muove
ritorna nei fiori
nei campi e nei prati
ormai risvegliati
da un sole bonario
che dona carezze
La vita si muove
sulle ali del vento
che la porta lontano
lasciando nell’aria
respiri e pensieri
che nessuno saprà
G.G.
LA SIGNORA DELL'ULTIMA VOLTA (Vivian Lamarque)
L’ultima volta che la vide non sapeva che era l’ultima volta
che la vedeva.
Perché?martedì 7 aprile 2026
VITTIME DELLA VIOLENZA UMANA
Agnelli sacrificali
nelle fauci infernali
di lupi mannari
affamati
di effimero
illusorio
e disgustoso
potere.
G.G.
sabato 4 aprile 2026
IL DELITTO
Come si fa
a non volerTi bene
guardandoTi
inchiodato a quella croce
ormai senza più sangue
nelle vene.
Non bastavano spine
fruste e chiodi
al tuo dolore
un ultimo insulto ci voleva
in quella lancia
che il petto martoriato
ti feriva.
Come si fa
a non volerTi bene
nel sapere il Tuo grido:
"perché Dio mi abbandoni?"
Ma Lui Ti abbandonò
solo tre giorni
alla Tua morte
poi del Sepolcro
spalancò le porte
affinchè tutti potessero vedere
che un Dio non si può far morire.
E il tempo
ancora adesso
porta via le ombre
di quanti
come Te han gridato
"perché Dio mi abbandoni?"
Dentro ai chiusi sepolcri
il silenzio è un'attesa.
Ma Tu, o Dio,
ancora, agli innocenti,
concederai
risurrezioni?
G.G.
sabato 28 marzo 2026
mercoledì 18 marzo 2026
ANCHE QUEST'OGGI
Anche quest'oggi
alla fine
è stato un bel regalo
Ho respirato l'aria cruda
misteriosa di questo tempo
guardando il cielo
che docilmente
si lasciava accarezzare
dal transito indolente
di nuvole ghiacce
fra le quali il sole cercava
insistente
uno spiraglio
Poi, ho racchiuso tutto
dentro di me
in fondo la tristezza
in mezzo lo stupore
e sopra la gioia
che traboccava qua e là
da sotto
un coperchio invisibile
G.G.
lunedì 9 marzo 2026
giovedì 5 marzo 2026
RITORNA MARZO
Ritorna marzo
vestito di fiori
e di speranze
sulle ali di rondini
felici
L‘accarezza
una brezza
civettuola
che scompiglia i pensieri
raccontando storie sovrumane
ai pochi
che le stanno
ad ascoltare
G.G.
mercoledì 25 febbraio 2026
SI, IO RIDERO' (Lesja Ukrainka)
…Sì, io riderò a dispetto delle mie lacrime,
canterò canzoni ad alta voce nel mezzo delle mie sventure:avrò speranza avendo contro tutte le probabilità.
Io vivrò! Andatevene, tristi pensieri!
LA PRIMAVERA (Natalia Beltchenko)
E mentre il mondo vomita la guerra
e si ritira nel vuoto,
la primavera ha iniziato a spartire
le sue cicogne e le sue gru con noi.
C’è un potere assoluto in questa migrazione che viene dal nord,
che esclude la paura e l’assenso,
mentre fuori sul ghiaccio primaverile
un male primordiale atterra nelle vostre mani.
Il tempo futuro e il tempo passato
sono rimasti bloccati nel fango della grammatica.
Le cicogne si addormentarono nei loro nidi
non essendo ancora arrivate
solo l’esercito ucraino e i suoi volontari
sono svegli. In questo conto alla rovescia verso una nuova era
un bambino nato in uno scantinato
riceverà le sacre tavole.
- Natalia Beltchenko - poetessa ucraina
mercoledì 11 febbraio 2026
venerdì 6 febbraio 2026
OGNI GIORNO
Ogni giorno
scorgo
vicino a me
la vita
e la morte.
Ogni giorno
offre
un nuovo mistero
ai miei occhi
ingranditi
da nuovi
perché.
G.G.
lunedì 26 gennaio 2026
CAINO E ABELE (Margherita Guidacci)
Dedicata a tutte le vittime di ogni tempo nel mondo
Per colpa tua la terra sarà maledetta, per colpa tua i fiumi
si inaridiranno, sarà corrotta ogni zolla
ed i campi di grano diventeranno campi di ossa.
Come la notte, su cui modelli i tuoi passi furtivi,
tu cammini nel mondo, ma il tuo marchio è di fuoco
e la tenebra non può cancellarlo.
Contro di te grida il sangue di Abele, il sangue di tutti gli uccisi.
- Margherita Guidacci
lunedì 19 gennaio 2026
CALICANTUS
Lode a te
calicantus
figlio del nuovo sole
che profumi l’aria
vagheggiando il risveglio
di una gioia
nel lungo inverno
assopita
lunedì 12 gennaio 2026
LA REGINA DELLE NEVI
La regina delle nevi stava sonnecchiando nella sua candida stanza da letto quando fu svegliata all’improvviso da un rumore che non aveva mai sentito e che era molto sgradevole.
Si alzò dal suo letto di morbida
neve e si affacciò alla finestra che dava sul mondo là fuori.
Il suo castello si ergeva
splendido sulla vetta più alta delle montagne immacolate e da lì,
scendendo con lo sguardo lungo boschi, prati e abissi vari, poteva osservare
quanto succedeva nel suo regno.
Indossò il suo soffice
mantello e uscì sulla terrazza per vedere meglio.
Il rumore antipatico non
c’era più e là sotto sembrava tutto tranquillo pertanto si girò per tornare
nella sua stanza. Era ancora notte e i
villaggi erano avvolti nel sonno. All’improvviso però il rumore si rifece sentire
ed ella tornò sui suoi passi guardando con attenzione verso la valle. Si
accorse che le finestre si stavano illuminando e in mezzo ad un villaggio si
stava alzando un’orribile nuvola di fumo nero. La nuvola si espandeva
velocemente e in essa apparve un’orribile visione: il re del male stava
sovrastando il villaggio e il suo sguardo era rivolto verso l’altissimo
castello della regina delle nevi. Subito ella avvertì le sue ancelle e i suoi
fedeli sorveglianti che si prepararono per difenderla da un eventuale pericolo.
Ma quello che più la
preoccupava era la situazione degli abitanti del suo regno e cioè fate,
gnomi, folletti e qualche umano.
Il re del male, avvolto
nel suo nero mantello, iniziò l’ascesa verso il castello immacolato con evidenti intenzioni poco benevole. Egli era invidioso perché nel regno
della regina delle nevi regnava pace, gioia e serenità in quanto ella amava il
suo popolo ed era attenta affinché la loro vita scorresse in armonia.
Mentre il mostro saliva,
le guardie della regina iniziarono a far sciogliere la neve dalle montagne più
vicine e una moltitudine di valanghe si abbatté su quell'essere orribile che però
resistette e continuò la salita verso il castello.
Le guardie allora
iniziarono a suonare i loro corni e così tutti i villaggi vicini e lontani
furono svegliati dal suono che significava un pericolo imminente.
Quella creatura spaventosa continuava intanto ad inerpicarsi usando le sue manacce dalle dita con unghie
affilatissime che artigliavano le pareti ghiacciate durante il suo assalto.
Nella valle ormai tutti
si erano destati e si riversavano per le strade impauriti.
Ma ecco che nel suo
arrampicarsi il mostro cattivo cercò di ficcare le sue unghie taglienti su una
roccia senza però riuscire a scalfirla. Scivolò così rovinosamente vicino ad
una grotta dalla quale, all’improvviso, uscì un’enorme creatura con gli occhi ancora
assonnati, ma curiosa di sapere chi attentava alla sua abitazione. Era il
grande orso bianco custode dei territori della regina delle nevi.
Rendendosi conto
immediatamente del pericolo che incombeva sulla sua protetta, il mastodontico
orso spalancò le fauci emettendo un forte grido. Un vento fortissimo unito ad
una tempesta di ghiaccio si levò immediatamente facendo indietreggiare il re
del male che cadde in un vicino dirupo. La tempesta di neve e ghiaccio
imperversava finché l’orribile mostro ne fu completamente sommerso.
L’orso bianco rientrò
nella sua grotta soddisfatto di quanto aveva fatto per la sua regina.
Mentre la quiete si stava
lentamente diffondendo, le fatine volarono vicino alla grotta dell’orso bianco
per osservare quanto accaduto. La tempesta che aveva sommerso il cattivo re aveva
formato un cumulo di neve e ghiaccio. Dopo essersi consultate vicendevolmente
le fatine fecero roteare le loro bacchette magiche e trasformarono quella massa
in una roccia inamovibile.
Quella sera la regina
invitò tutti gli abitanti del regno, compreso l'orso bianco, nella sua
bellissima e magnifica reggia dove diede una grande festa al fine di mostrare
loro riconoscenza per l’aiuto ricevuto e la pace ritrovata.
La regina delle nevi era
davvero felice per l’esito positivo di ciò che l’aveva tanto spaventata e, nei
giorni successivi, riprese a ricamare i suoi magnifici fiocchi di neve.
G.G.
martedì 6 gennaio 2026
IL CROCIFISSO
Oltre 30 anni fa Natalia Ginzburg, ebrea atea, scrisse per L’Unità un articolo sul crocefisso che merita, oggi, di essere riletto.
“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.
Tace.
È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo.
Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte.
Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini. Gesù Cristo ha portato la croce.
A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una
grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo
cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce
nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo
essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro
pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole
già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della
rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della
storia del mondo”.
Pubblicato su L’Unità
del 22 marzo 1988
(From X)
giovedì 1 gennaio 2026
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