sabato 15 giugno 2019

LE PAROLE





…E allora
vado in cerca di parole
perché questo silenzio
è un campo
lasciato all’abbandono
Le vedo
cavalcare da lontano
velate da polvere lucente
e m’affretto a calare
i ponti levatoi
della mia mente
che le accoglie 
festante.

C’è sempre una  musica
presente
nelle ospitali stanze
che scioglie i passi
in danze
e mentre le osservo
avvinte  volteggiare
invoco un dio gioioso
perché questo rondò
non smetta
di suonare.

- Giovanna Giordani -

sabato 1 giugno 2019

LIBERTÀ



Risultati immagini per PINO MARITTIMO


Anche quel giorno estivo stava giungendo al termine.
La brezza pomeridiana si stava trasformando gradatamente in un vento sempre più insistente che si divertiva a giocare con tutto ciò che gli capitava a tiro.
Il pino marittimo, alquanto inclinato, come la schiena di un vecchio acciaccato, era l’unico a dare il benvenuto a quel ventaccio che non preannunciava niente di buono.
Egli accoglieva il vento sempre con favore perché, il suo arrivo, ravvivava in lui una segreta speranza, un suo grande antico sogno,  fin da quando era nato, lì sul viale in riva al mare.
Ormai conosceva a memoria tutti i discorsi dei passanti e la solita domanda che i bambini rivolgevano ai genitori: - come mai quel pino ha il tronco così inclinato, così storto? –
- E’ a causa del vento – rispondevano gli adulti.
E il pino li guardava mentre correvano verso la spiaggia, seguiva l’andirivieni delle persone e spesso era contento di poter essere utile a qualcuno che cercava momentaneo ristoro accanto alla sua ombra.
Quella sera sembrava che il vento facesse proprio sul serio. Aveva rovesciato gli ombrelloni e tutti erano impegnati nel mettersi al sicuro. Nubi minacciose avanzavano scure e gonfie di pioggia dalla linea plumbea del mare le cui onde erano sempre più alte e fragorose.
Il pino, anche questa volta, si lasciò sbeffeggiare piegandosi sempre di più  verso il basso. Tutti correvano, come al solito, correvano e lui…avrebbe voluto anche lui… Un bagliore attraversò il cielo seguito dall’enorme fragore di un tuono e grossi goccioloni cominciarono a cadere con sempre maggiore insistenza e intensità. Il vento sembrava sfogare una arcana rabbia repressa e si abbatteva impietoso su ogni cosa. Il pino marittimo si contorceva, piegandosi sempre di più e, quasi inginocchiato, sfiorando l’asfalto, cominciò a pregare così’:
- vieni ventaccio, vieni, forza, forza, insisti, più forte, dai, sradica, sradica queste radici, ti prego … aiutami … -
Il vento sembrava aver capito e cominciò a ululare come non aveva fatto mai, avventandosi con tutta la sua energia su quel pino marittimo la cui maestosa e folta chioma era ormai tutta scomposta e spettinata.  Le raffiche erano una più forte dell’altra finché ebbero la meglio sulle radici che, non riuscendo più a resistere, cominciarono ad allentare la loro presa nella terra.
L’albero ebbe la certezza  che qualcosa di importante stava accadendo in lui. Era una strana sensazione di leggerezza … Si sentì all’improvviso librare nell’aria.
- Ecco fatto – brontolò il vento.  – Ora sei libero –
- Portami lontano – lo supplicò il pino marittimo. Allora il vento radunò tutte le forze rimastigli e lo sollevò spingendolo in alto, lungo la spiaggia. Il pino vide le sue radici danzare nell’aria e si sentì pervadere da una felicità mai provata – E’ meraviglioso – si disse – sono libero, sto volando, grazie, vento -.

 Questi si stava chetando e rispose: - ora devo lasciarti, per oggi la mia parte è finita, non posso far altro che augurarti buona  fortuna  –.
Il pino cadde con un  tonfo sulla sabbia e guardò le sue radici rivolte verso il cielo.
Il mattino seguente accorsero in tanti  a vedere il grande pino divelto.
– Ma quante gambe ha!  – disse un bimbo alla mamma.
- Si, ma purtroppo non può camminare – lei rispose.
All’udire queste parole il pino tornò a rivolgere lo sguardo alle sue radici. Esse si tendevano verso l’alto, inondate dal sole.
- Non angustiatevi mie radici – sussurrò il pino – non potrete camminare, ma voi sole sapete la gioia immensa che provaste nel volare, libere, sopra il mare e la felicità che provate nell’assaporare il calore dei baci del sole - .
Poi, socchiuse i suoi grandi occhi verdi e i passanti non poterono mai vedere il suo sorriso mentre la brezza mattutina lo accarezzava indugiando a sussurrare incomprensibili parole fra la sua folta chioma adagiata sulla sabbia del mare.

- Giovanna Giordani

Questo mio racconto, letto in rete, ha ispirato il seguente cortometraggio dal titolo 10.411.  L’autore l’ha leggermente modificato per esigenze di ambientazione. Dice che 10.411 è il numero dei minori scomparsi in Italia dal 1973.

Inoltre il racconto è inserito nell’antologia curata da Gaia Cenciarelli dal titolo “Auroralia”.



lunedì 20 maggio 2019

A PAPA FRANCESCO












Sei venuto
dall’altra parte del mondo
fratello fra i deboli
gli emarginati
fra  gli assetati e affamati
di giustizia
Hai voluto il nome del Fraticello
e dimostri che ne sei degno

Dal tuo sguardo traspare la bontà
perché conosci le fatiche del vivere
e gli umani perché degli abitanti
di questa valle di lacrime

E mentre vorresti 
per ognuno 
la gioia 
lasci carezze d’amore
sul dolore del mondo

Grazie di esistere
Papa Francesco


- Giovanna Giordani -

martedì 14 maggio 2019

IL VENTO DISPETTOSO






IL VENTO DISPETTOSO


Ecco ecco  arriva il vento
ed è proprio assai contento
di portare gran scompiglio
mentre soffia con cipiglio

senza un attimo di posa
lui fa muovere ogni cosa
le lenzuola appena stese
e i cappelli a larghe tese

per non dire delle piante
che  sberleffa tutte quante
piega il fumo dei camini
vuol che ognuno a lui s'inchini

questo birba di un ventaccio
non si può tenerlo al laccio
e ci soffia sulla  faccia
gli facciamo una linguaccia?!

- Giovanna Giordani - 


sabato 11 maggio 2019

GIOVANE (Anne Sexton)







Mille porte fa
quando ero una ragazzina solitaria
in un’enorme casa con quattro
garage e se ben ricordo
era estate,
di notte mi sdraiavo in giardino,
il trifoglio raggrinzito sotto di me,
le sagge stelle distese sopra di me,
la finestra di mia madre un imbuto
da cui usciva un calore giallo,
la finestra di mio padre, socchiusa,
un occhio dove passa chi dorme,
e le assi della casa
erano lisce e bianche come cera
e probabilmente milioni di foglie
navigavano come vele sui loro strani gambi
mentre i grilli ticchettavano all’unisono
e io, nel mio corpo nuovo di zecca,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e credevo che Dio potesse veramente vedere
il calore e la luce colorata,
i gomiti, le ginocchia, i sogni, la buonanotte.


(Anne Sexton)

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