martedì 3 settembre 2019

I PASSI SPEZZATI (Laura Vargiu)



Verità per Giulio Regeni



Alla memoria di Giulio Regeni (1988-2016)
che attende ancora giustizia



Abbandonato, com’estremo inganno
nell’umiliata nudità delle tue spoglie
lungo l’indifferenza della strada in corsa
ai margini d’un deserto divorato
da frastuoni di solitudine antica
là dove s’infrange la vita
sugli sguardi acuminati del sospetto

Avvolto con disprezzo
in quel sudario rappreso e maledetto
che stilla ancor silenzio e sangue…
quale strazio ha mai patito la tua carne
precipitata negli inferi del mondo?
in quale inatteso feroce disincanto
è scivolato il sorriso del tuo sguardo?

Pari a prolifici fantasmi
troppi perché galleggiano inevasi
nella veglia senza requie del tempo
in ascolto inquieto e inerme
dei muti sussurri del tramonto
tra le arcane voci dei muezzin d’Oriente
ch’esplodono all’unisono la sera

Ma svuotati ormai d’ogni preghiera
andiamo in cerca del tuo nome
e di quei giovani tuoi passi spezzati
in quest’abietta landa di disumanità
su cui invochiamo cieli tersi di giustizia
mentre le loro più torbide menzogne
impietosa han già raccontato la verità

-        -  Laura Vargiu  -

(poesia  vincitrice al concorso “Poesia e Solidarietà”  in Trieste, 2019, con la seguente motivazione:

Per la forza drammatica con cui la poesia oppone l’onestà fiduciosa di Giulio Regeni  - “eccomi pareva dire, “sono qui, sono sincero” – alla menzogna dei suoi assassini, in una vicenda che attende giustizia. Una giovane vita stroncata con disumana ferocia grida ancora la sua ansia di verità)

Grazie Laura per questo bellissimo testo ricco di solidarietà, pietà, dolore e denuncia. Sarebbe davvero bello se Giulio, da lassù lo potesse leggere…
Ti abbraccio
Giovanna

venerdì 16 agosto 2019

TRASCORRE IL GIORNO





Trascorre il giorno
come un fiume quieto

Volti e parole
fanno il girotondo
sul prato della vita

Balbetta piano
dal bordo della via
una poesia

mi strega
come un'epifania

- Giovanna Giordani

domenica 4 agosto 2019

A QUELLI CHE HANNO FALLITO (Walt Whitman)




A quelli che avevano alte aspirazioni, e hanno fallito
ai militi ignoti caduti in prima fila combattendo
ai macchinisti tranquilli e fedeli - ai viaggiatori troppo ardenti -
ai piloti nelle loro navi
ai  numerosi sublimi canti o dipinti mai riconosciuti -
vorrei erigere un monumento tutto coperto d'alloro
alto, più alto di ogni altro - a quanti furono falciati prima del tempo
posseduti da uno strano spirito di fuoco
spenti da una morte precoce

- Walt Whitman -

giovedì 11 luglio 2019

CARI TORI DELLA SPAGNA

<E a forza di sterminare animali s'era capito che anche sopprimere l'uomo non richiedeva un grande sforzo> (Erasmo da Rotterdam)

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Cari tori  della Spagna
vi ho visti alla tv
mentre vi buttavano a mare
a soffocare
per divertire esseri senza cuore

Cari tori della Spagna
che vi uccidono lentamente nelle arene
ho molta pietà per voi
esseri innocenti
vittime di ignobili divertimenti

Cari tori  della Spagna
le  sofferenze
che vilmente vi fanno patire
sono l’emblema
dell'ancestrale idiozia e crudeltà
di tanta parte
della cosidetta razza “umana”

-       -   Giovanna Giordani –
  

martedì 18 giugno 2019

IL FILO D'ERBA






Ondeggia alla brezza
nella sua umile bellezza
il filo d’erba
e innalza lodi al sole
beato
con la sua comunità
grato
se nessuno
lo calpesterà


- Giovanna Giordani -

sabato 15 giugno 2019

LE PAROLE





…E allora
vado in cerca di parole
perché questo silenzio
è un campo
lasciato all’abbandono
Le vedo
cavalcare da lontano
velate da polvere lucente
e m’affretto a calare
i ponti levatoi
della mia mente
che le accoglie 
festante.

C’è sempre una  musica
presente
nelle ospitali stanze
che scioglie i passi
in danze
e mentre le osservo
avvinte  volteggiare
invoco un dio gioioso
perché questo rondò
non smetta
di suonare.

- Giovanna Giordani -

sabato 1 giugno 2019

LIBERTÀ



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Anche quel giorno estivo stava giungendo al termine.
La brezza pomeridiana si stava trasformando gradatamente in un vento sempre più insistente che si divertiva a giocare con tutto ciò che gli capitava a tiro.
Il pino marittimo, alquanto inclinato, come la schiena di un vecchio acciaccato, era l’unico a dare il benvenuto a quel ventaccio che non preannunciava niente di buono.
Egli accoglieva il vento sempre con favore perché, il suo arrivo, ravvivava in lui una segreta speranza, un suo grande antico sogno,  fin da quando era nato, lì sul viale in riva al mare.
Ormai conosceva a memoria tutti i discorsi dei passanti e la solita domanda che i bambini rivolgevano ai genitori: - come mai quel pino ha il tronco così inclinato, così storto? –
- E’ a causa del vento – rispondevano gli adulti.
E il pino li guardava mentre correvano verso la spiaggia, seguiva l’andirivieni delle persone e spesso era contento di poter essere utile a qualcuno che cercava momentaneo ristoro accanto alla sua ombra.
Quella sera sembrava che il vento facesse proprio sul serio. Aveva rovesciato gli ombrelloni e tutti erano impegnati nel mettersi al sicuro. Nubi minacciose avanzavano scure e gonfie di pioggia dalla linea plumbea del mare le cui onde erano sempre più alte e fragorose.
Il pino, anche questa volta, si lasciò sbeffeggiare piegandosi sempre di più  verso il basso. Tutti correvano, come al solito, correvano e lui…avrebbe voluto anche lui… Un bagliore attraversò il cielo seguito dall’enorme fragore di un tuono e grossi goccioloni cominciarono a cadere con sempre maggiore insistenza e intensità. Il vento sembrava sfogare una arcana rabbia repressa e si abbatteva impietoso su ogni cosa. Il pino marittimo si contorceva, piegandosi sempre di più e, quasi inginocchiato, sfiorando l’asfalto, cominciò a pregare così’:
- vieni ventaccio, vieni, forza, forza, insisti, più forte, dai, sradica, sradica queste radici, ti prego … aiutami … -
Il vento sembrava aver capito e cominciò a ululare come non aveva fatto mai, avventandosi con tutta la sua energia su quel pino marittimo la cui maestosa e folta chioma era ormai tutta scomposta e spettinata.  Le raffiche erano una più forte dell’altra finché ebbero la meglio sulle radici che, non riuscendo più a resistere, cominciarono ad allentare la loro presa nella terra.
L’albero ebbe la certezza  che qualcosa di importante stava accadendo in lui. Era una strana sensazione di leggerezza … Si sentì all’improvviso librare nell’aria.
- Ecco fatto – brontolò il vento.  – Ora sei libero –
- Portami lontano – lo supplicò il pino marittimo. Allora il vento radunò tutte le forze rimastigli e lo sollevò spingendolo in alto, lungo la spiaggia. Il pino vide le sue radici danzare nell’aria e si sentì pervadere da una felicità mai provata – E’ meraviglioso – si disse – sono libero, sto volando, grazie, vento -.

 Questi si stava chetando e rispose: - ora devo lasciarti, per oggi la mia parte è finita, non posso far altro che augurarti buona  fortuna  –.
Il pino cadde con un  tonfo sulla sabbia e guardò le sue radici rivolte verso il cielo.
Il mattino seguente accorsero in tanti  a vedere il grande pino divelto.
– Ma quante gambe ha!  – disse un bimbo alla mamma.
- Si, ma purtroppo non può camminare – lei rispose.
All’udire queste parole il pino tornò a rivolgere lo sguardo alle sue radici. Esse si tendevano verso l’alto, inondate dal sole.
- Non angustiatevi mie radici – sussurrò il pino – non potrete camminare, ma voi sole sapete la gioia immensa che provaste nel volare, libere, sopra il mare e la felicità che provate nell’assaporare il calore dei baci del sole - .
Poi, socchiuse i suoi grandi occhi verdi e i passanti non poterono mai vedere il suo sorriso mentre la brezza mattutina lo accarezzava indugiando a sussurrare incomprensibili parole fra la sua folta chioma adagiata sulla sabbia del mare.

- Giovanna Giordani

Questo mio racconto, letto in rete, ha ispirato il seguente cortometraggio dal titolo 10.411.  L’autore l’ha leggermente modificato per esigenze di ambientazione. Dice che 10.411 è il numero dei minori scomparsi in Italia dal 1973.

Inoltre il racconto è inserito nell’antologia curata da Gaia Cenciarelli dal titolo “Auroralia”.



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