lunedì 27 luglio 2026

E POI LA VITA CI INSEGNA

 


 

E poi la vita ci insegna

che bisogna sempre volare in alto.

Più in alto dell'invidia,

più del dolore,

della cattiveria...

Più in alto delle lacrime,

dei giudizi.

Bisogna sempre volare in alto,

dove certe parole non possono offenderci,

 dove certi gesti non possono ferirci,

dove certe persone non potranno arrivare mai.

 

ALDA MERINI


venerdì 24 luglio 2026

LE MIE MANI


 

Le guardo ticchettare
celermente
sulla tastiera nera
del piccì
van via sicure
senza far rumore
non come al tempo 
dell'apprendimento
in cui serviva un sacco
di energia
per pigiare sui tasti indolenziti
della vetusta macchina Olivetti
che si sentiva fino sopra i tetti
Ma le mie mani
non son più le stesse
e mentre scrivono agili e sommesse
tradiscono dal dorso e fra le dita
i segni del trascorrer della vita
Ma ancora non mi accorgo d'invecchiare
se continuano leste a ticchettare
G.G.


(Poesia che ha ottenuto il punteggio massimo da almeno uno dei giurati preselettivi e qualitativi del concorso "Premio Contemporanea" nell'ambito di AlexandraScriptoriFestival. 12.06.2013)

mercoledì 22 luglio 2026

LA LEZIONE DEI FIORI

 


 

I miei fiori sul balcone

sono stati sferzati dal vento

dalla pioggia e dalla grandine

Creature innocenti

devastate dalla furia brutale

hanno tenacemente atteso

il ritorno del tempo mite

della bellezza

e così li osservo rifiorire

mentre mi insegnano… la vita.


G.G.

giovedì 16 luglio 2026

AL CASTELLO (racconto gotico)

 

L’Architetto Rossi, assieme ad un gruppo di tecnici di vario ordine e grado, stava visitando le stanze e i siti del vecchio castello poiché l’Ente, al quale era stato venduto, desiderava ristrutturarlo affinché potesse essere visitabile dalla popolazione.

Tutto era rimasto come qualche centinaio di anni fa. Si respirava quindi un’aria di vecchi tempi e usanze arcaiche.

La perlustrazione ebbe così inizio.

Tutte le stanze furono aperte, dal tetto ai bassifondi, per pianificare gli interventi. Naturalmente i luoghi più interessanti erano quelli in cui erano vissuti, nelle rispettive epoche storiche, i vari nobili proprietari. Gli sguardi degli antichi volti impolverati dei ritratti alle pareti sembravano seguire incuriositi l’andirivieni in quelle stanze rimaste per tanto tempo silenziose nell’oscurità. L’arch. Rossi si soffermò ad osservare quei volti consegnati ai secoli immaginando i pensieri e i sentimenti dei loro proprietari. Altre epoche, altri costumi, ormai lontani, disse fra sé.

I pavimenti di legno scricchiolavano sotto i passi dei restauratori e così, dopo tanto tempo, il castello ritrovò un po’ di vita.

L’arch. Rossi entrò in una grande stanza dove la polvere degli addobbi signorili mostrava lo scorrere delle stagioni. Un grande quadro campeggiava sulla parete vicino al baldacchino di un letto che aveva probabilmente custodito i sogni di qualche nobile principe.

Mentre osservava il ritratto del giovane, oggetto del dipinto, sentì un lieve rumore proveniente dalla parete in fondo alla stanza. Era un leggero scricchiolio, forse di qualche animaletto che aveva trovato rifugio in qualche crepa del muro.

Così continuò ad esaminare l’immagine di quel giovane vestito riccamente e dall’aspetto fiero, ma i cui occhi lampeggiavano di orgoglio ferito. Stava in piedi con una mano appoggiata ad una sedia e l’altra tesa ad indicare qualcosa davanti a sé.

Dai vetri opachi delle finestre cominciava ad entrare la luce del crepuscolo e l’architetto pensò che doveva sbrigarsi a fotografare, prendere appunti ecc. Però si accorse che qualcosa di strano lo teneva inchiodato in quel luogo. Guardò di nuovo il quadro e seguì l’indicazione della mano del giovane. Lo scricchiolio si udì nuovamente. Si avvicinò alla parete inferiore della grande camera. Aprì qualche cassetto del mobilio, e qualche anta del grande armadio, poi si accorse che vicino alla enorme stufa ad olle, troneggiante nell’angolo dello stanzone, la tappezzeria era interrotta da un ritaglio verticale nella parete. Si avvicinò per vedere meglio e si rese conto che si trovava di fronte ad una porticina mimetizzata con quel rivestimento del muro, ormai sfilacciato e sbiadito. Si fermò come impietrito poiché gli sembrò di udire una voce che lo invitava a premere la mano su quel misterioso pannello. Era solo. Si accorse di provare un vago e insospettabile timore. Girò intorno lo sguardo furtivamente e poggiò lentamente la mano su quella strana porticina che non era visibile ad uno sguardo superficiale. Si accorse che essa cedeva sotto la sua pressione e lentamente si stava aprendo. La visione che gli si presentò davanti lo sconvolse parecchio: era uno scheletro intatto seduto su una sedia di legno.

In quel preciso istante, dal ritratto del nobile giovane, uscì un grido soffocato e il quadro rovinò a terra.

Ormai l’oscurità avanzava a grandi passi e l’arch. Rossi sentì che qualcuno lo chiamava, ma lui non riusciva a staccarsi da quella visione. Nel buio di quel luogo angusto iniziò a tremolare un lieve lumicino e lo scheletro si smaterializzò lasciando il posto alla visione evanescente di una giovane donna che iniziò a muovere le labbra dicendo con una voce flebile e lontana:

-         Grazie per avermi liberata. –

L’architetto, tremante e come ipnotizzato, rispose balbettando: - da che cosa l’ho liberata?
- Dall’oblio – disse la ragazza e continuò con voce esile: - io ero una semplice contadina e il figlio del principe si era invaghito di me e voleva sposarmi, ma il padre aveva per lui altri progetti matrimoniali con fanciulle del suo rango e così mi ha rinchiusa qui dentro, insensibile alle mie grida di aiuto. –

Quando ebbe finito di parlare, la visione femminile scomparve e il lumino si spense. Riapparve lo scheletro che alzò una mano in segno di saluto e ritornò nella posizione in cui l’architetto l’aveva trovato.

Riavutosi dallo shock l’arch. Rossi chiamò gli altri tecnici che stavano ultimando i loro sopralluoghi. Mostrò ciò che aveva trovato e fu deciso di non dare pubblicità all’accaduto. Un medico legale dopo aver esaminato lo scheletro asserì che si trattava dello scheletro di giovane donna e che era rimasto intatto a causa, probabilmente, delle condizioni di aerazione del piccolo sito.

Dopo centinaia di anni qualcuno aveva sentito il suo richiamo disperato e aveva sprigionato il suo grande dolore…

G.G.

lunedì 13 luglio 2026

LA VOCE DEL SILENZIO

 





 La voce del silenzio

a volte è un po’ invadente

mai non tace

e dice tutto e niente

giocando a far la pace

con la mente

 

G.G.


giovedì 2 luglio 2026

venerdì 19 giugno 2026

SENZA DI TE

 




Senza di te

i colori

non sorridono più.

Il canto degli uccelli

è fastidioso

ma loro non sanno

il nostro dolore

 

Senza di te

il prato è triste

e un’ombra pesante

insiste

sul cuore

affidato

alla pietà del tempo.

 

G.G.




venerdì 22 maggio 2026

IMPERDONABILE DOLORE INFERTO

 

I soldati in guerra

muoiono

ed anche i civili

le donne e i bambini

vengono uccisi dal nemico

Ma quella parte del mondo

che non subisce la guerra

ride

canta

balla

e sembra che non gli importi

che da qualche parte

si muoia

uccisi per ordini supremi

di quelli che amano

dominare il mondo

e che si credono eterni

ma come tutti i mortali

solcheranno l’ignoto

verso l’imperdonabile dolore

inferto

alle loro vittime

 

G.G.


venerdì 24 aprile 2026

LA VITA SI MUOVE

 



La vita si muove

ritorna nei fiori

nei campi e nei prati

ormai risvegliati

da un sole bonario

che dona carezze

La vita si muove

sulle ali del vento

che la porta lontano

lasciando nell’aria

respiri e pensieri

che nessuno saprà

 

G.G.

LA SIGNORA DELL'ULTIMA VOLTA (Vivian Lamarque)



 L’ultima volta che la vide non sapeva che era l’ultima volta 

che la vedeva.

Perché?

Perché queste cose non si sanno mai.

Allora non fu gentile quell’ ultima volta?

Sì, ma non a sufficienza per l’eternità.



- Vivian Lamarque - 

martedì 7 aprile 2026

VITTIME DELLA VIOLENZA UMANA

 

Agnelli sacrificali

nelle fauci infernali

di lupi mannari

affamati

di effimero

illusorio

e disgustoso

potere.


G.G.

sabato 4 aprile 2026

IL DELITTO

 



Come si fa
a non volerTi bene
guardandoTi
inchiodato a quella croce
ormai senza più sangue
nelle vene.

Non bastavano spine
fruste e chiodi
al tuo dolore
un ultimo insulto ci voleva
in quella lancia
che il petto martoriato
ti feriva.

Come si fa
a non volerTi bene
nel sapere il Tuo grido:
"perché Dio mi abbandoni?"

Ma Lui Ti abbandonò
solo tre giorni
alla Tua morte
poi del Sepolcro
spalancò le porte
affinchè tutti potessero vedere
che un Dio non si può far morire.

E il tempo
ancora adesso
porta via le ombre
di quanti
come Te han gridato
"perché Dio mi abbandoni?"

Dentro ai chiusi sepolcri
il silenzio è un'attesa.

Ma Tu, o Dio,
ancora, agli innocenti,
concederai
risurrezioni?

G.G.




mercoledì 18 marzo 2026

ANCHE QUEST'OGGI


 Anche quest'oggi

alla fine

è stato un bel regalo

Ho respirato l'aria cruda

misteriosa di questo tempo

guardando il cielo

che docilmente 

si lasciava accarezzare

dal transito indolente 

di nuvole ghiacce 

fra le quali il sole cercava

insistente

uno spiraglio  

Poi, ho racchiuso tutto

dentro di me

in fondo la tristezza

in mezzo lo stupore

e sopra la gioia

che traboccava qua e là

da sotto

un coperchio invisibile


G.G.

giovedì 5 marzo 2026

RITORNA MARZO

 


 


Ritorna marzo

vestito di fiori

e di speranze

sulle ali di rondini

felici

 

L‘accarezza

una brezza

civettuola

che scompiglia i pensieri

raccontando storie sovrumane

ai pochi

che le stanno

ad ascoltare

 

G.G.


mercoledì 25 febbraio 2026

SI, IO RIDERO' (Lesja Ukrainka)




 …Sì, io riderò a dispetto delle mie lacrime,

canterò canzoni ad alta voce nel mezzo delle mie sventure:
avrò speranza avendo contro tutte le probabilità.
Io vivrò! Andatevene, tristi pensieri!

- Lesja Ukrainka -
poetessa ucraina

LA PRIMAVERA (Natalia Beltchenko)

 

E mentre il mondo vomita la guerra
e si ritira nel vuoto,
la primavera ha iniziato a spartire

le sue cicogne e le sue gru con noi.
C’è un potere assoluto in questa migrazione che viene dal nord,

che esclude la paura e l’assenso,
mentre fuori sul ghiaccio primaverile
un male primordiale atterra nelle vostre mani.

Il tempo futuro e il tempo passato
sono rimasti bloccati nel fango della grammatica.
Le cicogne si addormentarono nei loro nidi
non essendo ancora arrivate

solo l’esercito ucraino e i suoi volontari
sono svegli. In questo conto alla rovescia verso una nuova era
un bambino nato in uno scantinato
riceverà le sacre tavole.

- Natalia Beltchenko - poetessa ucraina


mercoledì 11 febbraio 2026

venerdì 6 febbraio 2026

OGNI GIORNO

 




Ogni giorno

scorgo 

vicino a me

la vita

e la morte.

Ogni giorno

offre

un nuovo mistero

ai miei occhi

ingranditi

da nuovi

perché.


G.G.


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