≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
giovedì 14 dicembre 2023
sabato 2 dicembre 2023
CHE IO SAPPIA
Che io sappia
tre sono coloro
che dalla morte
sono resuscitati:
uno è Lazzaro
che non ha lasciato
notizie dell’esperienza
il secondo è Gesù
il grandissimo
che ha insegnato agli uomini
l’Amore
e il terzo, di cui parlano certi testi antichi
è Tantalo, il malefico
che non c’era proprio bisogno
di farlo riemergere dagli inferi
dato che sulla terra
già erano abbondanti gli alberi del male
e ancora oggi
hanno radici profonde
in molti umani
- Giovanna Giordani -
martedì 31 ottobre 2023
SENZA POLVERE SENZA PESO (Mariangela Gualtieri)
Preghiamo
Ancora
Ancora e ancora.
Sì.
Chi preghiamo.
Non so.
Non importa. Qualcuno che ascolta c'è sempre.
Qualcuno che prende su e sistema.
Fiutate questa mia preghiera e arrotatela fino al suo taglio.
Arrotate anche me. Cari emissari d'ogni guarigione.
Cari esattori celesti. Abbiamo già pagato tanto.
E non siamo migliori. Punto.
Fateci migliori. Punto.
In questo cantoncino di terra
non abbiamo difensori.
In questo centrino smagliato che orbita
non ci sono piloti.
Le barre di comando sono scassate.
Hanno ruggine e fango.
Dove siete? Avete voce?
Intercettateci ancora.
- Mariangela Gualtieri -
venerdì 27 ottobre 2023
QUANDO UN FIORE MUORE
(a tutte le piccole e grandi vittime
delle guerre e della violenza )
Quando un fiore
muore
le parole si disperdono
tremanti
in sommessi balbettii
Tracciano segni
esangui
barcollano
non trovano appigli
e cadono
disciogliendosi
mute
nelle lacrime
Giovanna
Giordani
domenica 24 settembre 2023
È TEMPO DI RIPORRE L’ESTATE
È tempo
di riporre l’estate
nei cassetti
l’ha deciso il sole
e il vento di maestrale
Qui
a lungo non può stare
la bella stagione
e nuovi brividi
percorrono la terra
rassegnata
Ogni foglia
ogni arbusto
ogni creatura
implora
i deboli raggi fuggitivi
a rimanere
ma inascoltata resta
la preghiera
Regala ombre
ancora
il sole da lontano
ma senza più calore
e il cielo ora s’appresta
a respirare
piano.
Giovanna Giordani
mercoledì 6 settembre 2023
IL SOLDATO
Ero un uomo
ora sono un numero
ma non so quale
Quando vi diranno
che ne sono stati uccisi
sessantamila o centomila o un milione
io sono in quel numero
Ed è un peccato
credetemi
per un uomo
ridursi a un numero
di un’operazione
il cui risultato
non potrà mai vedere
Giovanna Giordani
domenica 30 luglio 2023
LA VECCHIA STAZIONE
Il titolo dell’articolo di giornale era inequivocabile: ≪La casetta della vecchia stazione ferroviaria prossimamente sarà demolita .≫
Elisa fissò come ipnotizzata la foto che accompagnava
l’articolo.
Certo, era la vecchia sala
d’attesa della piccola stazione ormai in disuso da tanto tempo. La porta dalla
quale si accedeva alla pensilina era rigorosamente chiusa e dai suoi vetri
filtrava una luce bianca che impediva la visuale oltre gli stessi. - Era la
luce del mattino - pensò Elisa, poiché l’accesso ai binari era a est. Cercò con
lo sguardo le vecchie panchine. Erano lì, accarezzate dai raggi di quella luce mattutina
che sembrava consolarle della solitudine che le aveva colpite. E poi, ecco la
mensola della biglietteria, con lo sportello in legno abbassato come il broncio
di un bambino offeso. Elisa volse lo sguardo alle pareti. La bacheca degli
orari mostrava gli angoli cadenti dei fogli ingialliti, come petali di fiori
appassiti. A lato della bacheca si poteva notare la porta che portava
all’ufficio del capo stazione, ineluttabilmente chiusa. In quella stanza il
tempo si era fermato. Lo dimostravano gli arredi fuori moda nonché i modelli
datati delle porte. Il tutto imbevuto dalla percezione di un silenzio
inesorabile.
- Verrà
demolita – ripeté a bassa voce Elisa. E una punta di tristezza salì lentamente
da qualche angolo remoto della sua anima.
Quante volte si era seduta
su quelle panchine, quando, giovinetta, attendeva il treno che la portava al
lavoro in città. Già, perché quella era una stazioncina di paese dove, per i
soliti motivi economici, già da qualche anno era stato deciso che i treni non
avrebbero mai più effettuato la fermata.
I ricordi affioravano
prepotenti nella mente di Elisa. Allora era giovane e la vita era piena di
promesse. - Tutto cambia, tutto finisce. Anche questa - disse tra sé - anche questa non
ci sarà più -.
Elisa passò in rassegna i
suoi giovani compagni di viaggio di un tempo. Come lei, obbedienti al destino
di lavoratori precoci, pieni di speranze e sogni nel cassetto. Si erano autosoprannominati
“La compagnia del treno”. Mezzi addormentati e taciturni al mattino, quando
ritornavano dopo la giornata di lavoro, formavano un bel gruppo ciarliero e
spensierato. Quanti anni erano trascorsi da allora. Chissà se ogni tanto
pensavano ancora a quel periodo della loro giovinezza. Ormai ognuno aveva
seguito il destino che la vita gli aveva preparato.
- “La
compagnia del treno” non c’è più – si disse Elisa.
Osservò ancora
insistentemente la fotografia di quella saletta d’attesa. Le panchine vuote, la
biglietteria chiusa in un suo dignitoso silenzio, la bacheca impolverata.
Quanta gente era passata di
lì, quanti sguardi distratti o frettolosi avevano attraversato quel piccolo
spazio di mondo. Quanti pensieri avevano sostato nell’aria di quell’angusta
stanzetta, in attesa che il treno
arrivasse.
Era successo anche un
gravissimo incidente. Un’anziana passeggera aveva perso la vita investita dal
treno mentre attraversava i binari e non si era mai capito come era potuto
succedere.
-
Poverina - pensò Elisa - ormai non si ricorda
più nessuno di lei. Solo questa vecchia stazione sa la verità. E fra poco anche
questa sarà spazzata via. Non è giusto -.
Fissò la porta dai vetri imbiancati da quella
luce accecante.
Elisa si rese conto che lo
smantellamento di quell’edificio significava per lei come radere al suolo una
parte della sua vita. Sapeva benissimo che nulla è eterno di ciò che ci
circonda e tante costruzioni erano state abbattute e sostituite da altre più
moderne e funzionali. Bisognava accettare tutto questo. Eppure…- non è giusto -
ripeteva a se stessa. Ma all’improvviso qualcosa s’illuminò nella sua mente. Prese
le forbici dal cassetto e iniziò a ritagliare dal giornale quella foto che
tanto l’aveva colpita. - Questa rimarrà con me - si disse e la portò nella
scatola dove custodiva articoli di giornale e altre foto che la interessavano.
La guardò intensamente e le
parlò come se quella avesse potuto sentire: - eccoti qui, starai vicino a me e
mi racconterai tutto quello che sai. Tu parlerai piano piano e io scriverò. –
Poi Elisa si mise al pc e
cominciò a ticchettare sui tasti:
La
ragazza arrivò alla stazione trafelata. Il bigliettaio la tranquillizzò dicendo
che quel mattino il treno sarebbe arrivato in ritardo di 10 minuti. Si guardò
intorno con un sospiro di sollievo mentre un ragazzo alto e slanciato la stava
guardando sorridendo: - ciao – le disse - ho avuto la stessa fortuna anch’io
questa mattina –
La
ragazza ricambiò il sorriso e si sedette esausta sulla panchina. – Ogni tanto i
ritardi sono una manna – rispose. Sorrisero entrambi e, appena la ragazza si
riebbe dal fiatone, si alzò e si diressero ambedue fuori dalla sala d’attesa
verso la pensilina dove, in lontananza, il treno annunciava il suo arrivo con quel suo
fischio inconfondibile…
- Giovanna Giordani -
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