≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
(dedicata
al gesuita padre van der Lugt recentemente ucciso in Siria e a tutte le vittime
innocenti degli odi e delle guerre; la morte vincitrice si porterà via i corpi ma l’esempio e il ricordo umano della bellezza della bontà
e dell’amore non potrà essere ucciso mai)
Per lei voglio rime chiare, usuali: in -are. Rime magari vietate, ma aperte: ventilate. Rime coi suoni fini (di mare) dei suoi orecchini. O che abbiano, coralline, le tinte delle sue collanine. Rime che a distanza (Annina era cosí schietta) conservino l’eleganza povera, ma altrettanto netta. Rime che non siano labili, anche se orecchiabili. Rime non crepuscolari, ma verdi, elementari.
Quest'operazione che la costringete sempre a fare "ridimensionare" non è come stringere un vestito non è indolore si taglia la pelle del cuore. - Vivian Lamarque -
Quando ho letto questa poesia di Piera Maria Chessa non ho potuto non riandare con la mente ad una mia di tempo fa, una specie di affinità elettive, insomma!!