Lacrime nere
sgorgano sul mondo
dagli occhi degli uccisi
dagli occhi dei prigionieri
dagli occhi dei feriti
a causa delle guerre
Su di loro
sguardi di pietra
dell’indifferenza
≪CREDEVANO, GLI UOMINI, CHE LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE NON FOSSE QUELLA MATTINATA DI PRIMAVERA, NON FOSSE QUELLA BELLEZZA DEL MONDO, CONCESSA PER IL BENE DI TUTTE LE CREATURE, GIACCHÈ ERA UNA BELLEZZA CHE DISPONEVA ALLA PACE, ALL’ACCORDO, ALL’AMORE: MA FOSSE, LA COSA PIÙ SACRA E PIÙ IMPORTANTE, CIÒ CHE ESSI STESSI AVEVANO ESCOGITATO PER POTER DOMINARE GLI UNI SUGLI ALTRI >. (Leone Tolstoj)
Lacrime nere
sgorgano sul mondo
dagli occhi degli uccisi
dagli occhi dei prigionieri
dagli occhi dei feriti
a causa delle guerre
Su di loro
sguardi di pietra
dell’indifferenza
(Guerre: vergogna dell'umanità. Mai stancarsi di condannarle)
Voci a milioni
e poesie e canzoni
contro le guerre
Invocano le genti
i diritti alla vita
- Giovanna Giordani -
- Blaga Dimitrova -
Vincitori e vinti
balleremo tutti con le stelle
Le armi diventeranno inutili
gli angeli sorrideranno
compassionevoli
agli umani
illusi
di contendere il potere
sul mondo
agli dei
- Giovanna Giordani -
Ricerca
State attenti alle parole,
anche a quelle miracolose.
Per le miracolose diamo il meglio,
brulicano alle volte come insetti
lasciando non un pizzico ma un bacio.
Possono essere buone come le dita.
Possono essere affidabili come le rocce
su cui mettiamo il sedere.
Ma possono essere sia margherite che ferite.
Eppure io le amo.
Sono colombe cadute dal soffitto.
Sono sei arance sacre appoggiate in grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, con il suo volto appassionato.
Eppure spesso mi deludono.
Ho così tanto da dire,
così tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non ce la fanno,
mi baciano quelle sbagliate.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali dello scricciolo.
Provo comunque a prendermene cura
e ad essere gentile.
Uova e parole vanno maneggiate con cura.
Una volta rotte non si possono
riparare
ANNE SEXTON
Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi e vivi.
Il merlo tace
è rimasta una piuma
di rondinella
adagiata fra l'erba
e le foglie cadute
Giovanna Giordani
Soldati
di Marina Minet
La guerra che ritorna
Quali lamenti racconta la terra
ieri le madri cullavano l´alba e ancora è così
Le braghe degli uomini puzzano ancora
si sente il latrato dei cani fin dentro le ossa
Gli estremi dei poli congiungono le frasi
di chi la pietà la conserva nei polsi
fra le lancette degli orologi rotti
Il no che richiude le porte
Le tasche dei morti contengono niente
l´ultima preghiera ch´era in vita
finita a metà con il pianto dell´infanzia
freddato dagli scoppi
soldati di rabbia per chi li comanda
soldati d´amore per chi li saluta
le file che restano rimpiangono la noia
gli abbracci segreti e i petali dei fiori
caduti sopra i tavoli
al grido dei bambini in festa
(l´invasione, febbraio 2022)
Pensa agli altri
Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì : magari fossi una candela in mezzo al buio.
-
Mahmoud Darwish –
Entro nella vecchiaia in punta di piedi,
come in un bosco d'autunno,
passo dopo passo sulle foglie vive
che ancora cadono.
Davanti a me - l'albero della vita.
E lentamente con sguardo ansimante
salgo verso il passato
e scendo nei giorni futuri.
Finalmente! Tanto infinito è per me
il cammino senza fretta.
Le direzioni non sono avare di curve.
La lontananza non fa male.
Non colpisce il gong della luna.
Non può essere incatenato
lo spirito che ha infranto le catene.
Non ti può essere tolto
quello che hai dato.
Mi rimane un'ultima
goccia di luce senza fine.
E spira pace dal mondo intero.
1988 - Blaga Dimitrova
Al chiaro di luna
tutto tace..
in un momento di pace
- Rossella Piazzera _
Nel bosco,
in uno splendente
mattino ottobrino
alzo gli occhi
e vedo un incredibile
cielo turchino.
Una lieve brezza
mi accarezza
e le fronde degli alberi desta.
Le foglie
dai colori sgargianti
vengono invitate
dal vento
in cerchi danzanti.
Sul sentiero
che al monte porta
dal silenzio
sono quasi travolta.
Ora più vicina
è la cima
della montagna
che imperiosa
mi guarda.
Lei, qui è signora
e domina maestosa.
Mi immergo in questo paesaggio
che respira il divino;
lo amo,
è il mio Trentino.
(foto da web)
Selinunte
abbracciata dal sole
accogli i miei passi
sui sentieri del tuo
tempo andato
e ti lasci accarezzare dai mei sguardi curiosi
vaganti fra le colonne dei tuoi templi feriti
dove gli dei tacciono o sono fuggiti
lontano
lontano
mentre ai tuoi piedi
sempre
alzerà il suo sguardo
deferente ed arcano
il mare
- Giovanna Giordani -
Quando un grande dolore può diventare Poesia
Il dolore si nasconde
dietro l'ombra
di un sorriso
e poi piove
e sono libera
di correre
nella pioggia
e piangere
- Laura Giovannoni -
Le madri dei soldati
uccisi nelle guerre
hanno lacrime di perla
e cuori spezzati
che nessuna medaglia
potrà consolare né guarire.
Nessun uomo di Stato
degno di questo nome
dovrebbe avere il diritto
di mandare i loro figli
a uccidere
e a morire
Giovanna Giordani
- Poesia premiata al concorso Internazionale Letterario di Poesia - Pro Loco "Città di Anzio" - 22 giugno 2024
Ci fu la battaglia
lungo le rive del fiume
e il fiume
si tinse di rosso
Così i pesci
conobbero con orrore
del sangue umano
il sapore
Giovanna Giordani
Dal monte
dalla collina
e dal mare
il sole avanza
maestoso
con la sua luce gaia
Piccoli umani
dice
io sono il vostro re
senza di me nulla
sarebbe la vostra vita
allora
ascoltate vi prego
il mio regale messaggio
luminoso e breve:
SIA PACE FRA VOI
Giovanna Giordani
Erano gli ultimi giorni
stabiliti per la caccia e Anselmo non volle mancare all’appuntamento con il
bosco e le sue prede.
S’incamminò di buon
mattino, come d’uso per questo “sport” ,
e iniziò a salire per il sentiero a lui noto, accompagnato dal suono del
ruscello chiacchierino e dai cinguettii degli uccellini mattinieri.
La giornata prometteva
bene. Il cielo era sereno tranne qualche striatura qua e là. Il nostro Anselmo
dunque, caricati in spalla fucile e zaino, iniziò ad inoltrarsi nella riserva di
caccia con la solita speranza di un buon bottino.
Il giorno precedente
c’era stato un gran temporale che aveva lasciato le sue orme sui viottoli e la
vegetazione era ancora gocciolante.
Anselmo procedeva
spedito ma ecco che ad un certo punto si sentì scivolare e, non trovando
appigli, si ritrovò per terra con un
forte dolore alla caviglia. Provò ad alzarsi, ma, fatti quattro passi, il
dolore era insopportabile e dovette correre ai ripari sedendosi su un muretto
che costeggiava il sentiero. Si rimproverò di non aver portato con sé il
cellulare e sperò che qualcuno passasse di lì per dargli aiuto. Nel frattempo,
poi, con suo grande sconcerto si accorse che il sole aveva ceduto il passo ad
un fitto banco di nebbia che si dirigeva proprio verso di lui. Un leggero
panico lo prese. Bisognava star fermi ed aspettare, pensò, non c’era altro da
fare.
La nebbia avanzava
inesorabile racchiudendo entro le sue vaporose braccia tutto ciò che si
presentava al suo passaggio. Il bosco ammutolì in un’attesa dall’incerta
durata. L’infortunato pensò bene di
frugare nello zaino in cerca del panino che sarebbe stato il suo pranzo e
cominciò ad addentarlo per attutire l’ansia che sentiva impadronirsi di lui.
La nebbia era
fittissima, non si poteva scorgere
alcunché a mezzo metro di distanza. Il cacciatore chiuse gli occhi e si accorse
che qualche pezzo del suo frugale pranzo gli era sfuggito dalle mani (un po’
tremanti) per finire sul sentiero. Si ricompose e provò ad alzarsi, ma appena
mise il piede per terra ricominciarono i dolori lancinanti. Non si poteva far
altro che attendere il passaggio di qualche viandante o, in caso contrario,
tornare indietro sopportando il dolore.
Provò a scrutare quel
muro bianco che gli stava di fronte sperando di sentire qualche passo e vedere
affacciarsi qualche volto umano, ma tutto era silenzio. Il bosco attorno a lui era uno scrigno di
ovatta.
Si disse che avrebbe
aspettato ancora pochi minuti e poi si sarebbe deciso a ritornare sui suoi
passi fendendo la nebbia e sopportando quell’antipatico dolore.
Mentre provava ad
alzarsi lentamente dal muretto gli parve di sentire un fruscio poco distante da
sé e, giratosi, si accorse che la nebbia lasciava lentamente intravedere due
punte che sembravano rami di un albero –
Forse si sta diradando – pensò – meno
male così il ritorno sarà meno problematico.-
In effetti quel fitto
banco di nebbia, dopo quella breve sosta, incominciò a spostarsi lentamente
disvelando ogni cosa al suo passaggio.
Il bosco stava
riprendendo il suo “raccontare” e una visione si stava gradatamente
materializzando davanti al cacciatore che rimase seduto e immobile dal grande
stupore.
Un magnifico cervo con
delle maestose corna lo stava fissando dritto negli occhi. Anselmo guardò il
suo fucile, ma il cervo non si mosse e continuò a fissarlo. Il cacciatore si
sentì ipnotizzato. La preda era lì, accanto a lui, ma lui non riusciva ad
imbracciare il fucile. Era indolenzito dal dolore alla gamba e temeva di
aggravare la sua situazione con qualche brusco movimento. I suoi occhi erano
ormai incantati in quelli del magnifico animale e per un tempo indefinito i due
sembravano scambiarsi enigmatici discorsi.
Infine il cervo notò il
pezzo di pane per terra e, avvicinatosi lentamente, se lo trangugiò con
evidente piacere. Dopo un ultimo sguardo al malcapitato, si girò e si addentrò solennemente
nella boscaglia.
-
Non avrei mai potuto – si ripeteva
Anselmo - non avrei mai potuto uccidere tanta bellezza e l’innocenza dei suoi
occhi me lo impediva senza riserve -.
Non aveva mai visto
negli occhi le sue prede, Anselmo, e si accorse che qualcosa stava cambiando
nel suo animo.
In quel mentre udì il
rumore di passi cadenzati e, con sua grande gioia, vide un suo amico
cacciatore che gli si stava avvicinando. Gli spiegò la sua disavventura e questi si premurò di
accompagnarlo alla sua abitazione dove avrebbero provveduto alle cure
necessarie.
- - Per fortuna sei arrivato al momento
giusto – gli disse – mi sa che non è giornata di caccia oggi, non si vedeva in
giro nemmeno un topo -.
I due amici trascorsero
così la giornata in compagnia, l’uno contento di essere stato soccorso, l’altro
di aver fatto un favore al suo compagno.
E da quel giorno, Anselmo, smise di andare a caccia. Solo lui sapeva il perché.
Il bosco era diventato per lui un luogo rasserenante per fare salubri passeggiate e raccogliere funghi.
Giovanna Giordani
Vicino al Sacrario dei caduti
della prima guerra mondiale
si riposano
anche i vetusti cannoni
ormai, per fortuna, senza voce
Osservano dalla collina
l’andirivieni della vita
nella valle pacificata
mentre leggera si avvicina
Proserpina
spargendo erbe e fiori
ingenui doni
quasi
consolatori
Giovanna Giordani
Echi di guerra
soffocano la gioia
della primavera
Nuovi mostri
in veste umana
spargono veleni mortali sui popoli
Quante vittime ancora
per le loro orribili fauci fameliche?
Nessuno potrà mai sconfiggerli?
- Giovanna Giordani -
Amico tempo
trascinatore
d’infinite vite
senza sosta
veleggi nel tuo mare
accogliente
Qual è il tuo porto?
Dove gli enigmi
potranno essere svelati?
- Giovanna Giordani -
"Tu, Dio, mi hai perduto -
cercami finché posso
ancora essere trovato".
Grande scontroso Dio
che non siedi mai
alle tavole apparecchiate.
Scontroso che adesso mi hai
perduto.
Tu maestro del silenzio più duro
questa batosta di silenzio
bisogna reggerla senza indurire.
Senza indurire sto lontano da te.
- Mariangela Gualtieri -
Sarebbe una bella giornata
se non si pensasse
a tutte quelle che sono state assassinate
maltrattate
abusate
violentate
a tutte quelle uccise nelle guerre
alle madri dei soldati
che non potranno più abbracciare
i loro figli
a tutte quelle che non hanno la libertà
di istruirsi, di lavorare
di parlare
o vestirsi come gli pare
alle discriminate
Sarebbe una bella giornata
si
sarebbe una bella giornata
se da questi pensieri
non fosse rovinata
Beati quelli che non si arrendono
e lottano contro le ingiustizie
e la corruzione
Beati quelli che non hanno paura
della forza bruta di un certo potere
Beati i poeti che non temono
il carcere per le loro parole
Beati quelli che urlano
dal profondo del cuore
l’orrore della guerra
e di ogni violenza
Giovanna Giordani
https://www.mymovies.it/film/2019/la-vita-nascosta/
C'è solo una parola per definire la storia e il film: SUBLIME
Ecco una mia raccolta di filastrocche per piccoli e grandi
I potenti
di Felice Serino
beato chi pratica la giustizia:
i potenti voltano la faccia
i potenti operano al buio
non sopportano la luce che li acceca
ogni opera buona
di chi è troppo umano
è sasso d' inciampo
i potenti dileggiano
chi osa parlare
d' amor fraterno
al grido del povero
prostituito alla vita
oppongono un ghigno feroce
Da La vita immaginata (Youcanprint, 2023)
https://secure.avaaz.org/it/petition/VORREI_CHE_IL_DIRITTO_INTERNAZIONALE_SI_ATTIVASSE_AFFINCHE_CESSI_OGNI_GUERRA_NEL_MONDO/?pv=6 Qua...